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Ritratti di Pilota: Renzo Pasolini, un uomo alla ricerca del suo mondiale


(articolo di Bianca Lombardi)

Renzo era uno di noi. Se penso alla figura del pilota ideale non può far altro che affiorarmi nella mente il suo nome. È lui ad infiammare il pubblico che lo aspetta ad ogni passaggio della mototemporata romagnola accampato lungo i circuiti. È lui l’eroe per gran parte di loro; perché Paso, come lo chiamavano tutti, era quello che ce l’aveva fatta, che gareggiava nel mondiale insieme a campioni consacrati come Agostini e Saarineen. In sella alla Aermacchi HD era solito fare numeri impossibili: lui che di moto ne aveva cavalcate tante, ma mai una competitiva che gli potesse permettere di battersi alla pari contro i suoi avversari.

Il Paso era così, uno che aveva voglia di correre più di ogni altra cosa. Quando saliva in moto incarnava la figura del centauro: in ogni dritto lo vedevi scomparire dietro al cupolino, diventare il prolungamento della moto in ogni curva e fondersi con essa, in ogni staccata. Renzo era istintivo, verace, allegro… ti diceva sempre come la pensava, senza preoccuparsi delle politiche sportive o delle limitazioni imposte dagli sponsor. “Il pilota con gli occhiali” che staccava al limite, che faceva sorpassi azzardati, che vinceva più volentieri in Italia davanti al suo pubblico che all’ estero, solo perché – lui – era uno di loro.

Paso inseguiva un sogno: poter vincere il mondiale. Arrampicarsi sul podio è difficile in un campionato dominato da Saarineen, con la Yamaha, e da Ago, con l’Mv.  Ma è anche grazie al carattere tenace e alla classe innata che spesso è proprio lui ad avere la meglio sugli altri due. Se un anno viene sostituito, se nell’ altro perde per un punto soltanto, l’appuntamento col mondiale lo sta aspettando nella stagione 1973. Saarineen ha vinto le prime tre gare e Paso vuole ritornare prepotentemente in corsa per il titolo nella gara di Monza. Paso parte subito come un fulmine, al primo curvone è solo. Ma la signora in nero, forse irritata nel vedere un essere umano così veloce quanto sicuro ed acclamato, decise di vendicarsi sfilandogli gli occhiali, in modo che il pilota finisse per sbandare. Poco dopo viene resa pubblica la notizia. Una pagina drammatica nella storia del motociclismo: Paso è deceduto e Saarineen che lo seguiva, colpito a sua volta dalla moto dell’ italiano, muore anche lui.

Un uomo sempre alla ricerca del suo mondiale con uno sguardo vivo e sognatore: questa è l’immagine che rimane del Paso. Uno che correva forte quanto la sua moto, nascosto dietro i suoi occhiali. Uno che quando gli chiedevano perché facesse il pilota rispondeva così: “Corro per correre… poi se vinco tanto meglio!


2 Comments

  1. MIKE

    2010/10/15 at 11:41 AM

    Era propio cosi’ il Paso…..Bel articolo!!!

  2. Pingback: Renzo Pasolini e Jarno Saarinen: la tragedia di Monza | Pianeta Riders

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