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Report: la magia del Ducati Speed Week (DSW) 2010, quando vincere è un fattore irrilevante

(racconto di Giorgio Pirovano)

Che spettacolo!!! E’ solo così che posso definire i tre giorni della Ducati Speed Week 2010 (DSW), rubando questa frase ad un vero campione. D’accordo, per me l’esperienza della DSW non è nuova, vi ho già partecipato l’anno scorso, però devo dire che è sempre una grande emozione per uno che non è abituato alle gare.

Questa manifestazione si svolge ormai da tempo, e non è altro che una tre giorni per piloti non professionisti che si articola come una competizione “vera”: prove libere, prove cronometrate, warm-up e gara. Il circuito su cui si svolge la DSW, ormai da parecchi anni, è il Pannonia Ring, il tracciato magiaro che viene definito il Mugello dell’est. Quest’anno la DSW è stata organizzata nell’ultimo fine settimana di luglio: 23-24-25.

Giovedì 22 luglio, ore 4 del mattino. Il mio compagno d’avventura passa a prendermi, il furgone è pieno, non ci sta più nemmeno uno spillo, e si spera di aver preso tutto. Si parte. Abbiamo appuntamento con altri amici di Padova conosciuti nelle precedenti edizioni; verso le 6 del mattino li incontriamo e tutti assieme ci dirigiamo in Ungheria.

Lungo la strada si parla del più e del meno. Cerco di non pensare a nulla perché altrimenti salirebbe troppo l’emozione; però come al solito si finisce a parlare di donne e motori. Fausto, il mio compagno di viaggio, classe 1957, ha una grandissima esperienza in sella e i racconti legati alla moto di certo nono gli mancano.  Io, invece, sono un novellino,  il nickname che mi hanno affibbiato è “pulcino”, proprio per  la poca esperienza che ho, soprattutto in pista.

Finalmente dopo 12 ore di viaggio arriviamo sul circuito, dobbiamo fare in fretta a scaricare tutto perché le verifiche tecniche alle moto si chiudono alle 18:00. Ci sistemiamo nel box con i nostri compagni di Padova, andiamo a ritirare i documenti ed effettuiamo le verifiche tecniche. Le moto sono a posto, l’indomani abbiamo le prove libere.

Venerdì 23 luglio: iniziano le prove libere. Visto che sono inscritto a due gare (classe “superstock” e “supersport”) ho a disposizione circa 160 minuti totali per le prove. Preparo la moto: termocoperte, controllo la pressione e metto il carburante. Sono le 10:30, iniziano le prove libere della prima delle categorie a cui sono inscritto, la “superstock”; scendo in pista con la mia gloriosa Ducati 748s ’98. Mi ripeto una sola cosa, di continuo: devo entrare e dare il massimo!

L’obbiettivo è fare meglio dell’anno scorso. Non ho nessun tipo di telemetria a bordo della moto, quindi mi devo affidare solo alle mie sensazioni. Mi sembrano buone sin da subito. Durante le prove ho un buon feeling sulla moto e riesco anche in qualche bel sorpasso “almeno non sarò l’ultimo” mio dico.  A fine giornata andiamo a ritirare il trasponder da montare sulla moto in modo tale da poter effettuare il rilevamento cronometrico nei giorni successivi. Il tempo vola e a sera siamo tutti abbastanza stanchi, ma c’è sempre tempo per scambiare due chiacchiere e le impressioni sula giornata sorseggiando una birra fresca.

Sabato 24 luglio: le prove cronometrate. E’ un po’ il momento della verità. Ora con il trasponder fissato al telaietto anteriore della moto ho la possibilità di verificare i tempi e le sensazioni del giorno prima. Scendo in pista, cercando di concentrarmi il più possibile su quello che sto facendo. Controllo i tempi dopo le prime prove cronometrate: purtroppo le sensazioni positive sono infrante da un tempo sul giro analogo a quello dell’anno scorso. Scandaloso, giro come una vecchietta su un triciclo.

Ma non mi scoraggio, devo fare di più e so che posso migliorare. Comincia un’altra sessione di prove e mi butto in pista con maggiore decisione. Cerco qualcuno che mi possa trainare dandomi riferimenti buoni e tra i cordoli becco 2 o 3 missili che mi sverniciano ad una velocità impressionate. cerco di vedere le traiettorie che fanno e valuto un po’ le velocità di percorrenza di alcune curve. Mi butto! Alla fine della giornata sarò riuscito a limare ben 4 secondi sul giro i miei tempi: sono al settimo cielo, è una bellissima sensazione. Come se avessi ricevuto un regalo di Natale in anticipo!

A questo punto, però, mi devo preparate per la gara: cambio le gomme, controllo l’olio, il liquido della batteria, i freni e metto 7 litri di benzina nel serbatoio, voglio evitare di rimanere senza carburante sul più bello. Prima di cena vado a controllare la griglia di partenza; sono penultimo nella classe Supersport e terz’ultimo nella classe Superstock; mi consolo pensando che c’è chi ha girato più lento di me: magra consolazione.

Domenica 25 luglio: LE GARE. Le due a cui sono inscritto si svolgeranno alla 10:30 e alle 12:30. La tensione sale a mille, sono emozionatissimo. Mi preparo, controllo la pressione delle gomme prima d’entrare e via, è il momento, mi sento un po’ come un gladiatore che scende nell’arena;

Mi presento all’ingresso della pista, mi fanno entrare, percorro un giro e vado a posizionarmi in griglia. Ci sono dei cartelli a terra con il numero della moto che indicano la posizione, in più degli addetti sono a bordo pista e aiutano i piloti nel piazzamento. Una volta che tutti sono sistemati si parte per il “warm-up” il giro di riscaldamento, dopo il quale ci si riposiziona in griglia. I commissari danno l’ok con la bandiera verde ed escono dalla pista. Il semaforo rosso si accende. Gli attimi sembrano interminabili. Il semaforo si spegne!

Il rombo dei motori sale altissimo e via, si parte. Gara classe “Superstock”. Devo dire che riesco a fare una buona partenza, mi lascio alle spalle un po’ di moto, alla prima curva però entro con cautela, ho moto a destra e a sinistra e voglio evitare di stendermi subito per un contatto. Trovo un varco e mi infilo. Dopo la seconda curva si è già abbastanza sgranati e quindi cerco di stare dietro a chi mi precede. Non penso a nulla, solo ad evitare di perdere il contatto con il gruppo. Ci provo, ma non è affatto semplice. Dopo una serie di curve finisco in un gruppetto che ha un passo che riesco a sostenere.

Durante la gara ci sorpassiamo fra di noi in continuazione, ma alla fine siamo sempre i soliti quattro gatti che combattono per le ultime posizioni. Continuiamo a girare, la gara sembra interminabile, ma l’adrenalina aiuta parecchio, verso il nono giro vediamo che sventolano le bandire blu. Che tristezza ci stanno per doppiare. Una serie di moto ci sorpassano con un passo insostenibile. La gara continua. Dopo un po’ di scaramucce vediamo la bandiera a scacchi…. è finita. Fatto sta che al termine della gara concludo in 19° posizione su 29° moto alla partenza. Non sono ultimo. Sono contento!

Esco dalla pista e torno ai box. Dopo un po’ l’adrenalina scende e mi rendo conto di essere stanco, ma non devo mollare. Fra meno di due ore mi attende la seconda gara, categoria “Supersport”. Non mi tolgo la tuta perché ho paura di non riuscire a rinfilarmela (prima o poi dovrò comprare quei fantastici sottotuta che permettono di infilare e sfilare la tuta con facilità). Raggiungo l’ufficio dove espongono i risultati della gare e vedo con mia grande gioia che il mio giro veloce è 2 secondi più basso del miglior tempo durante le cronometrate. Che soddisfazione.

C’è da dire che un nostro compagno di box, Luca, ha avuto una soddisfazione ancora più grande: si è classificato primo proprio nella classe “Superstock”, quindi abbiamo ascoltato i sui racconti sulla gara. Sicuramente risultava più interessante della mia condotta di gara, vista la mia posizione in classifica. Nel frattempo preparo la moto per la seconda competizione, la “Supersport”: faccio il refill di benzina, tengo al caldo le gomme e mi bevo una bevanda energizzante, per aumentare la concentrazione. Il momento s’avvicina e anche la tensione sale.

Scendo di nuovo in pista. Si ripete, uguale, il rituale del posizionamento in griglia e warm-up. In questo caso, però, il numero di moto è molto più alto: siamo 35 partecipanti. La partenza è  emozionante anche se ho una maggior sicurezza visto che ho già rotto il ghiaccio con “Gara 1”.

La partenza è ancora buona, riesco a superare un buon numero di moto, e il copione si ripete analogo a quello di prima. Purtroppo, però, in questo caso non riesco a trovare un gruppetto di moto che mi possano trascinare e quindi faccio la gara in solitaria, sempre nelle ultime posizioni.

Come in Gara 1 al nono giro mi danno bandiere blu, ormai ci sono abituato, mi superano una serie di moto, e con grande sorpresa, anche una quattro cilindri giapponese che ero riuscito a tenere dietro per quasi tutta la corsa. Penso che questa manovra non è correttissima, cerco di starle dietro ma ha un passo più veloce del mio e la perdo sulle ultime curve della pista. E va be’, diciamo che gli facevo da tappo, fatto sta che senza bandire blu non mi avrebbe superato, forse.

Arriva la fine, bandiera a scacchi che questa volta risulta essere liberatoria visto che la stanchezza si è fatta sentire parecchio, soprattutto negli ultimi giri. Faccio il giro finale con tutti i tecnici di pista che sbandierano, che belle sensazioni. Riesco anche ad incrociare il mio compagno d’avventura, Fausto, ci stringiamo la mano e terminiamo il giro assieme. Alla fine sono 20°; poco male, però il mio amico Fausto è 1° fra gli Over 50. Alle 13:30 arrivano le premiazioni ed è bello vedere due amici salire sul podio.

Come sempre questa manifestazione ci ha regalato molte emozioni e anche delle soddisfazioni; sicuramente sono un “paracarro” in pista, ma l’importante è divertirsi e io… mi sono divertito come un matto!


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