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Leggende del Motociclismo: Omobono Tenni, “The Black Devil”

Il 1° luglio 1948 una Moto Guzzi sfrecciava veloce sul circuito di Berna. Ad un tratto, all’altezza della curva Eymatt, si sentì un forte fragore metallico. Le ali dell’Aquila di Mandello del Lario  improvvisamente si spezzarono, mettendo così fine a quella volata vincente, una delle tante di cui era sempre stato protagonista Omobono Tenni, uno dei più forti piloti di tutti i tempi, forse il più forte.

Perché a Tommaso Omobono Tenni da Tirano non importava vincere le corse, a lui interessava solamente andare forte. La velocità era la sua “linfa vitale”,  e rischiare la vita era per lui quasi un divertimento. Come nel 1933 quando, appena entrato in Moto Guzzi, partecipò al Trofeo della Velocitàsul circuito Littorio a Roma e volò via a terra ad una velocità pazzesca. Tenni si rialzò, riprese la moto e solo un guasto meccanico non gli permise di riprendere la gara.
[pullquote_left]raccolse le sue dita e le avvolse in un fazzoletto, sperando che all’ospedale di Como gliele potessero riattaccare[/pullquote_left]O ancora nel 1937 quando, tre mesi prima del Tourist Trophy, mentre si arrampicava a folle velocità sui tornanti del Lario si scontrò con un carretto trainato da un asino. L’impatto fu devastante, Omobono Tenni si fratturò una gamba e due dita del piede gli si tranciarono di netto.

Impassibile, il campione di Tirano raccolse le sue dita e le avvolse in un fazzoletto, sperando che all’ospedale di Como gliele potessero riattaccare. Per nulla al mondo avrebbe rinunciato alla corsa sull’Isola di Man, l’unica che ancora non era riuscito a fare sua. Ci aveva già provato due anni prima, ma una fitta nebbia ed un malaugurato corvo gli ostacolarono la strada. Ecco perché nel 1937, pur menomato di due dita, si presentò ugualmente ai nastri di partenza del “Mountain”.

[box_dark] “Le notizie che mi pervengono da ogni zona del circuito concordano su un solo punto: Tenni sta curvando con pazzo abbandono creando dubbi sul fatto che egli possa finire la gara in un pezzo solo” fu il commento del radiocronista della BBC.[/box_dark]

Ma Tommaso Omobono Tenni era abituato a rischiare la vita, la rischiava sempre, ad ogni metro, e non ci faceva mai caso. E finì la gara… Vincendola!

 “L’uomo venuto dalla terra dei Cesari” diventò per tutti The Black Devil-il Diavolo Nero– il primo pilota non inglese capace di vincere all’Isola di Man.

 Ben 239 furono le gare a cui prese parte, e sempre da protagonista. Mi ritirerò solo quando avrò trovato uno più veloce di meera solito rispondere a chi gli domandava se meditasse sul ritiro dalle competizioni. Ma non andò così.

Quel maledetto giorno di luglio, a Berna, il Diavolo Nero e la Nera Signora si trovarono uno di fronte all’altro per l’ennesimo duello all’ultimo sangue. E questa volta, purtroppo, fu la Nera Signora ad avere la meglio.

La salma del campione fu trasportata da Berna agli stabilimenti Moto Guzzi di Mandello del Lario, dove fu organizzata la veglia funebre. All’alba del 4 luglio la bara venne trasportata a Treviso, dove Tommaso Omobono Tenni viveva, da un camion della Moto Guzzi bardato a lutto e vegliato dall’alto dagli aerei dell’Aero Club Treviso.

Per chi volesse conoscere meglio questo personaggio leggendario del motociclismo, consiglio la lettura del libro di Cesare De AgostiniTenni- L’antenato di Valentinoedito da Giorgio Nada.


4 Comments

  1. Alessandro Munaò via Facebook

    2011/12/02 at 12:07 PM

    quante storie lette su MOTOSPRINT d questo grande uomo

  2. Pianeta Riders via Facebook

    2011/12/02 at 12:12 PM

    di personaggi così non se ne parla mai abbastanza 😉

  3. Alessandro Munaò via Facebook

    2011/12/02 at 12:16 PM

    Se oggi esistono moto e piloti,è xkè son esistiti questi grandi uomini,ogni volta che ho letto un articolo su ciascuno d essi mi son sempre emozionato,storie da pelle d oca

  4. Pianeta Riders via Facebook

    2011/12/02 at 12:19 PM

    alla fine del suo racconto su Tenni, il nostro Ado consiglia la lettura di un libro di Cesare De Agostini “Tenni – L’antenato di Valentino”… l’accostamento è suggestivo, ma forse c’è qualcosa che manca, e non credo che sia colpa di Vale. Era proprio un altro motociclismo, quello!

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