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Aprilia, una grande storia italiana: intervista a Claudio Pellizzon (2° parte)


(intervista di J.B.)

Continua il resoconto del nostro incontro con Claudio Pellizzon, collaudatore storico della casa di Noale, col quale stiamo ripercorrendo le strada che ha portato il marchio italiano ad inserirsi tra i maggiori players mondiali del settore. Del fascino della storia di Aprilia abbiamo già parlato QUI, nell’anteprima, mentre QUI potete leggere la prima parte dell’intervista a Pellizzon. Buona lettura.

Pianeta Riders: Quale è stata la moto della svolta per Aprilia?

Claudio: Sicuramente la ST 125 del 1982 col motore Hiro. La nostra prima moto stradale. Ricordo che durante le fasi di sperimentazione avevamo dei problemi con le prestazioni, nello specifico nella fluidità di erogazione. Mi reco al banco prova dove stava girando una ST e vedo su uno scaffale uno scarico un po’ strano. Aveva la forma di un sigaro, un lungo tubo nero che a detta del tecnico non andava bene. Volli provarlo lo stesso e sentii subito che quello era lo scarico giusto. Ed infatti una volta su strada la moto andava che era una meraviglia e quello fu lo scarico che mettemmo in produzione.

Pianeta Riders: Dopo la ST come si sono sviluppate le 125 stradali ed enduro?

Claudio: La St si è evoluta in Stx nel 1984. Aveva la ruota anteriore da 16” ed il miscelatore. Aveva anche uno scarico con la pancia ed il silenziatore che dava più cavalli, ma meno rotondità di funzionamento. Le enduro nascono con la Etx del 1984 che però già monta il motore Rotax. Nel 1985 arrivano la As-r e la Tuareg sempre con il nuovo motore Rotax con la valvola allo scarico RAVE. La As-r ci diede grandissime soddisfazioni andando a vincere nel 1985 una comparativa di 24 ore organizzata dalla rivista Motosprint con le migliori concorrenti. Fu veramente una bella gioia.

Pianeta Riders: Lo sviluppo delle 125 stradali continua con la serie AF1 (le mitiche Project 108, Sintesi, Futura) e la Rs Extrema. Le 125 enduro vedono l’evoluzione della Tuareg nella serie Rally e Wind e la nascita della Rx e della Pegaso. Che ruolo hai avuto nel loro sviluppo?

Claudio: Ti racconto un aneddoto. Per le prove di velocità utilizzavamo una superstrada, chiusa al traffico, vicino a Padova.. La Sintesi ’88, con una messa a punto ben fatta, prendeva i 176 km/h cronometrati. A livello aerodinamico aveva veramente una carrozzeria esagerata. La Sintesi ’89, invece, montava  un cupolino più piccolo che le faceva perdere 3 km/ di velocità massima. Il designer Sig. Gianfranco Frison, della modelleria, per cercare di eguagliare le prestazioni della precedente ebbe l’idea del baffo aerodinamico sotto al fanale, che in acquisizione dati dava effettivamente ben 2 km/h  in più. Miglioramento che io percepivo anche in accelerazione. Ciò fa capire quanto era la mia sensibilità di guida di quel periodo. Vista la mia esperienza sono stato ovviamente coinvolto anche nello sviluppo di tutte le enduro.

Pianeta Riders: Europa e Red Rose. Cosa puoi dirci di loro?

Claudio: L’Europa era una bella naked per quei tempi. Un tipo di moto che nel suo segmento era avanti di dieci anni. La sua diretta concorrente era la Honda NSR-F, ma l’Europa non ebbe la stessa fortuna per il prezzo più elevato e forse anche per la linea un po’ troppo retrò. La Red Rose è stata la risposta di Aprilia nel segmento delle custom. Nei primi anni 90 le custom erano di gran moda (ricordiamo il compianto Carlo Talamo con la sua Numero 1 importatrice delle mitiche Harley Davidson, n.d.r), ma la nostra Red Rose in termini di numeri di vendita non ha mai pagato. A mio avviso l’errore fu quello di venderla motorizzata due tempi e solo nelle cilindrate  50 e 125.

Pianeta Riders: Negli anni 80 e 90 hai anche seguito lo sviluppo dei 50 a marce e delle enduro quattro tempi?

Claudio: Si, ho seguito lo sviluppo di tutte le moto prodotte. Ricordo con piacere la RS 50 del 1997 con il telaio pressofuso in alluminio. Una vera chicca per una cilindrata così piccola, anzi forse un’esagerazione per una motina dedicata a giovani quattordicenni.

Pianeta Riders: Quale 125 stradale ed enduro ti ha dato maggiori soddisfazioni in strada e quale ricompreresti oggi?

Claudio: Come 125 stradale direi la RS 125 del 1995, quella con il Rotax 122 (nel 1995 ancora a potenza libera, n.d.r.). Il motivo è presto detto: aveva  una ciclistica da corsa messa su strada. Per le enduro stradali direi la Tuareg Wind 125 del 1988 e 1989. Una moto perfetta per divertirsi sui tornanti di montagna. Ecco sicuramente ricomprerei questi due modelli perché sono un vero e proprio mito di quegli anni.


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