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Aprilia, una grande storia italiana: anteprima


(Articolo di J.B.)

Per chi è cresciuto negli anni 80 e 90 Aprilia ha sempre rappresentato un vero e proprio mito. Una piccola casa veneta nata come azienda di biciclette e motorini che diventa uno dei principali produttori europei in grado di battere i colossi giapponesi sulle piste di tutto il mondo.  Chi come me ha avuto la fortuna di cavalcare le moto “a marce” da 50cc (il termine ciclomotori lasciamolo al Codice della strada ed a i noiosi scooters di oggi) e le vere 125 da oltre 30cv e 170km/h (roba che i sedicenni di oggi possono solo sognarsi) ricorda Aprilia come il massimo: tecnica, design, stile, immagine. Le moto di Noale avevano veramente tutte le qualità desiderabili.

Le stradali ST, AF1 Project 108, Sintesi, Futura, Rs Extrema con le cugine da enduro Etx, Tuareg, Rally, Rx sono nomi che hanno segnato una generazione. Le moto Aprilia erano quasi sempre le più veloci, le più innovative ed anche le più costose. Ogni sei mesi usciva un nuovo modello e quasi sempre anticipava la concorrenza.

Un’azienda innovativa Aprilia. Sempre a guardare avanti. Sempre dinamica. Così Aprilia è la prima casa al mondo ad intuire l’importanza dei colori che caratterizzavano così fortemente (soprattutto nell’abbigliamento) gli anni 80. Vi ricordate le colorazioni Replica?

L’aspetto tecnico vede una partnership di ferro con l’austriaca Rotax per la produzione di motori a due tempi ad alte prestazioni dotati, tra l’altro, di valvola allo scarico (la mitica RAVE), oltre al continuo apporto del reparto corse per lo sviluppo di ciclistiche sempre più raffinate che vedono l’introduzione del telaio perimetrale in alluminio, la forcella rovesciata ed impianti frenanti con dischi flottanti di grande diamentro.  Una profusione di impegno e denaro che anche in anni dove le vendite non sono facili, vedono Aprilia girare fatturati importanti e vincere nelle competizioni internazionali. Ma chi è l’anima di Aprilia?

La maggior parte degli appassionati legano indissolubilmente il nome Aprilia a Ivano Beggio, il grande imprenditore che eredita l’azienda paterna e la porta a livelli da multinazionale. Molti ricorderanno anche come nel 2004 Beggio abbia dovuto cedere la sua creatura alla Piaggio che ora controlla il marchio. Ma le aziende non sono fatte da una sola persona e come ricordava lo stesso Beggio in un’intervista dell’epoca: “Nelle industrie la cosa più importante è la motivazione. Un marchio glorioso senza motivazione crolla; uno nuovo guidato da un imprenditore bravo e motivato, con collaboratori bravi e motivati a tutti i livelli, può affermarsi in breve tempo.”

Quindi, gente capace e motivata. Delle aziende italiane dell’epoca concorrenti di Aprilia conosciamo nomi importanti e leggendari come Massimo Bordi e Massimo Tamburini per la  Cagiva, i fratelli Castiglioni, e Lucio Masut e Luciano Marabese per la Gilera. Ma chi erano i collaboratori “bravi e motivati” a cui si riferiva Beggio? Come mai per anni sono sempre rimasti sconosciuti al grande pubblico?

Noi ce lo siamo chiesto e nelle prossime puntate vi presenteremo in anteprima gli uomini che con Beggio hanno fatto grande l’Aprilia. Gli uomini che lo stesso Ivano Beggio, forse emule del Conte Domenico Agusta famoso per il velo di segretezza che imponeva sulla MV, ha sempre gelosamente tenuto lontani dal pubblico. Bene è arrivato il tempo di rendere onore anche a loro. Seguiteci: coming soon su PainetaRiders.it

2 Comments

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