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Storia del Motociclismo: Trofeo Cadetti 60, la strana classe!

Che la formula varata dalla F.M.I. alla fine del 1965 – sostituzione della classe 50 con la classe 60 – risultasse atipica e quantomeno ipocrita lo dimostrò lo scarso numero di piloti presenti al via nella gara d’esordio del 1966. Il 3 aprile, a Riccione, si allinearono sulla griglia di partenza solamente sei piloti, portacolori di cinque diverse case motociclistiche: Italjet, Guazzoni, Benelli, Mondial e Laverda.

Ma perché rivoluzionare una formula che fino ad allora aveva riscosso sempre molto successo? Perché chiudere le porte in faccia a giovanissimi piloti che, con poca spesa, avrebbero potuto mettersi in gioco? La risposta andava cercata nelle prestazioni, ritenute troppo elevate, di cui erano capaci i ciclomotori 50 opportunamente preparati per correre. Secondo l’A.N.C.M.A. (Associazione Italiana dei Costruttori), prestazioni così elevate avrebbero inevitabilmente portato all’obbligo di targa e assicurazione per i ciclomotori, mettendo così in ginocchio l’unico segmento in crescita dell’industria motociclistica. La F.M.I. si trovò così di fronte ad un dilemma degno del più tragico Amleto: piloti o costruttori? Alla fine optò per una soluzione, per così dire, né carne né pesce, ed introdusse la classe 60. Così facendo i giovani piloti avrebbero avuto comunque le loro gare, mentre i costruttori videro allontanarsi lo “spettro” del temutissimo binomio targa-assicurazione obbligatoria per i ciclomotori.

Le neonate moto dovettero quindi adeguarsi al nuovo regolamento tecnico che prevedeva: una cilindrata massima compresa tra gli oltre 50 e fino a 60 cc, cambio a quattro rapporti, carburatore con diffusore da 17 mm per i motori a due tempi e 15 mm per quelli a quattro tempi; per quest’ultimi fu vietata anche la distribuzione mono o bialbero in testa. Il peso minimo, per tutti, fu stabilito in 50 kg, 45 senza la carenatura opzionale. Dai primi modelli della stagione 1966, i cui motori erogavano potenze dell’ordine dei 6 cv, si arrivò ai 13 cv degli ultimi esemplari del 1969, ultimo anno di vita della classe 60. Anche le velocità massime andarono aumentando sempre di più: dai 115/120 km/h delle prime versioni si arrivò ai 160 km/h degli ultimi Guazzoni, Minarelli e Malanca.

Ad un 1966 disastroso, causa la scarsissima presenza di piloti e moto, seguirono tre anni decisamente più positivi, che videro crescere l’interesse di case e piloti verso questa categoria. Aumentarono così il numero di gare per stagione e lo stesso regolamento tecnico, proprio in virtù del maggior numero di partecipanti, fu reso più libero. E fu proprio in questi anni che mossero i primi passi futuri campioni come il compianto Otello Buscherini e il mitico Mario Lega, campione del mondo 250 nel 1977.

Nel 1969 l’allarme legato all’obbligo di targa e assicurazione per i ciclomotori cessò, e la F.M.I. annunciò che dall’anno seguente, per allinearsi con il regolamento del Motomondiale, si sarebbe tornati alla classica cilindrata di 50 cc. Fu la fine del Trofeo Cadetti 60, la strana classe!

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