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Test Millepercento BB1: italiana al 1000% d’ispirazione americana

(foto di Carlo Ratti e Federica Parravicini)

Tempo fa abbiamo avuto modo di testare un vero gioiello del motociclismo made in Italy, Alba by Millepercento;  e allora ci siamo detti, perché fermarci qui? Ed eccoci in sella alla “sorella maggiore” BIG BORE 1.

Già il nome (“Big Bore”, cioè grande alesaggio) dice molto di questa moto. La cilindrata, infatti, è quasi da capogiro: 1420 cc. Parlando di numeri, poi, non possiamo non citare la coppia alla ruota di 15,8 kgm: roba da fare accartocciare l’asfalto sotto lo pneumatico posteriore alla prima manata di gas!!!

La muscle naked BB1 ha come base di partenza una Moto Guzzi Griso. Il propulsore, però, tutto nuovo, è firmato dal genio di Giovanni Mariani e Giuseppe Ghezzi… una vera garanzia. Un bicilindrico che nasconde un richiamo deciso al mondo dei motori made in USA, una “vena” Americana che prende diretta ispirazione dalla formula Nascar, cioè quella categoria di competizioni in cui le auto di serie, per gareggiare, vengono modificate con motori potenti dalle “cavallerie” impressionanti. Ma a questo punto la domanda nasce spontanea: cosa hanno a che fare queste auto con la MPC BB1?
Semplice! La Millepercento ha acquistato il motore di una Corvette – utilizzata per la NASCAR – e lo ha studiato, applicandone poi sulla Big Bore i principi di fluidodinamica interni. In altre parole, hanno adattato i condotti di aspirazione e scarico alla loro naked.

Il propulsore della BB1 ha come base di partenza il carter motore della bicilindrica MGS-01. La cilindrata, come detto, è pari a 1420cc, con due valvole per cilindro; mentre la distribuzione è affidata ad aste e bilanceri. Abbiamo un solo corpo farfallato per entrambe i  cilindri, lo stesso che poi è stato applicato su Alba.

Il raffreddamento è a liquido, infatti Stefano Perego – patron della Milleprcento – ci fa notare che per avere prestazioni costanti è necessario avere un efficiente raffreddamento del motore, ed è per questo che è stato abbandonato il raffreddamento aria/olio adottato sulla Guzzi.

Molte componenti del motore sono acquistati direttamente in Americana: aste, bilanceri, cilindri, fasce… Perego non ci nasconde che si sono trovati molto bene con questa componentistica, soprattutto nella fase di studio del motore, proprio per la grande “flessibilità” Americana.

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Da ferma

Al primo colpo d’occhio è facile confondere la BB1 con una Guzzi Griso, infatti le modifiche esteriori apportate non sono affatto “aggressive”. La ciclistica, telaio e sospensioni, sono prese esattamente dalla Griso: la forcella anteriore è a steli rovesciati da 43 mm di diametro. Il forcellone posteriore è monobraccio, la  sospensione a molla con corsa da 115 mm. Anche la trasmissione finale è immutata, il classico cardano Guzzi; l’impianto frenante è interamente firmato Brembo, con all’anteriore un doppio disco da 320 mm, mentre al posteriore troviamo un disco da 282 mm. Gli pneumatici sono 120/70 anteriore e 180/55 al posteriore.

Anche il silenziatore è preso direttamente dalla nuda di Mandello, mentre i collettori sono made in Millepercento: partendo dai cilindri fanno una curva stretta per raggiungere il terminale; il tutto sempre studiato per favorire le prestazioni della muscle naked brianzola.

Sui fianchi del serbatoio spicca il logo “Millepercento“, e appena sotto troviamo due coperture in carbonio che riportano la scritta “1420cc”, cioè la cilindrata della BB1.
Scendendo ancora, notiamo dei fianchetti in carbonio che “bordano” il radiatore di raffreddamento dell’acqua. E’ stato aggiunto anche un bel puntale in carbonio che contribuisce a rendere più aggressivo l’insieme. Anche sui coperchi dei cilindri a V, che fuoriescono da sotto il serbatoio, c’è il simbolo della Millepercento (MPC).

Il quadro strumenti è marcato KOSO, con un bel  display e il contagiri a led. A “proteggerlo” troviamo un minicupolino in carbonio (aggiunto da MPC) che offre un po’ più di protezione aerodinamica durante la marcia.
La seduta, infine, è molto generosa, una sella  ampia e spaziosa che permette di ospitare comodamente anche il passeggero.

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In marcia

Al momento di ritirare la BB1 presso l’officina Millepercento, il meccanico che me l’affida mi chiede: “hai mai guidato la BB1? Stai attento a non spalancare subito il gas!
Questo consiglio mi galvanizza e crea all’istante grande aspettativa… chi l’avrebbe mai detto che una Guzzi potesse essere così cattiva!?

Monto in sella. La posizione è comoda, raggiungo bene il manubrio e le pedane, e sebbene avessi creduto il contrario, i due cilindri a V non danno fastidio sulle gambe.

Con il motore al minimo, essendo la cilindrata elevata, percepisco sulla moto il movimento delle masse. Innesto la prima e parto: le percezioni che si avvertono già dai primi metri sono buone, grande stabilità e sensazione di sicurezza.

Seguo pedissequamente il consiglio del meccanico e alzo il ritmo poco alla volta, prendendo confidenza con l’acceleratore… inizio a divertirmi parecchio! La moto risponde rapidamente, e con grandissima grinta, ad ogni apertura del gas, in qualsiasi marcia.
“Spalancando”, il motore è pronto a riversare badilate di coppia sull’asfalto con spettacolari guizzi in avanti.

A dispetto delle apparenze, quel che colpisce da subito, sulla BB1, è la grande maneggevolezza: in movimento, il peso quasi non si sente ed è una vera goduria guidarla nel misto. In uscita di curva, accelerando, il ruggito del motore corrisponde ad altrettanta potenza scaricata sulla ruota posteriore.

Su strade a scorrimento veloce, la velocità raggiunta, in brevissimo tempo, è ragguardevole. Peccato solo che, dopo i 130 km/h, la protezione offerta dal cupolino, e la posizione in sella, fanno sì che la pressione aerodinamica sul pilota sia nient’affatto trascurabile.

Ma è nel misto, come dicevo, che la BB1 mi ha davvero convinto. Merito soprattutto della coppia da urlo che spara via dalle curve a colpi di bazooka. Sul tratto di strada tormentato che mi ha portato sulle Prealpi lombarde, il divertimento è stato esagerato.

Ma la BB1 è di quelle moto con cui è piacevole “giocare” persino in città. Ai semafori è stato bello lasciare a bocca aperta certi motociclisti Race Replica che inizialmente mi guardavano dall’alto in basso… e scattato il verde – dopo averli “bruciati” – avevo quasi la sensazione di sentire i loro commenti stupiti sotto al casco!

Che dire di questa BB1,  una bella alternativa tutta italiana ad altre “brucia semafori” del sol levante, americane o europee, alle quali questa special naked non ha davvero nulla da invidiare in quanto a prestazioni e piacere di guida… senza contare l’indiscutibile fascino dato dall’esclusività di un mezzo dal sapore artigianale!


1 Comment

  1. Sante

    2011/07/21 at 4:56 PM

    un bombardone bello cicciottello e gudurioso. Per me esteticamente è anche più interessante della griso. Peccato che stiamo parlando di moto di estrema nicchia. Davvero per pochi!
    Comunque bel test

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