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MotoGP 2012: CRT, il futuro o il passato che ritorna?

In un mondo altamente tecnologico come quello in cui viviamo, dove tutto o quasi sembra essere stato già inventato, l’unico vero futuro possibile appare, talvolta, la riscoperta del passato.

Ed è quello che ho pensato gettando l’occhio sulle CRT, la nuova categoria del Motomondiale che affiancherà le MotoGP,  fortemente voluta dalla FIM per affollare nuovamente le griglie ormai deserte della classe regina. Quasi certamente starete pensando che, tutto ad un tratto, devo essere impazzito.

Le CRT, vera novità del Motomondiale 2012 insieme alla Moto3, una riscoperta del passato?  

Per capire questa mia curiosa affermazione è necessario fare un tuffo nel passato di oltre trent’anni. In quel periodo la Superbike non esisteva, e l’unica vera alternativa al Motomondiale erano le competizioni delle classi TT1, TT2 e TT3, nate in seguito all’abolizione del Tourist Trophy come prova valida per il campionato del mondo di velocità. Nella classe TT1, oltre alle potenti  500 a due tempi da Gran Premio, correvano le grosse quattro tempi, le TT1, appunto.

Si trattava di moto di cilindrata compresa fra i 600 cc e i 1000 cc (successivamente il limite massimo scese a 750 cc) spinte da propulsori derivati dalla serie, opportunamente preparati, ed inseriti in ciclistiche libere, insomma, dei semi-prototipi. Tra le più famose realizzazioni di questa categoria ricordiamo la Honda RSC 1000 con cui Mike Grant corse all’Isola di Man nel 1979 e nel 1980 e la Ducati TT1 750, antenata della moto che vinse a Daytona con Lucchinelli nel 1986 e nel 1987.
Joey Dunlop, Virginio Ferrari e Carl Fogarty sono solo alcuni dei grandi campioni che corsero e vinsero in questa categoria. E anche nelle più piccole TT2 e TT3 lo spettacolo era sempre assicurato.

Certo, differenze tra TT1 e CRT ci sono, senza ombra di dubbio, ma la formula è più o meno la stessa. Perché anche le nuove CRT sono mosse da propulsori derivati di serie montati su ciclistiche libere.

Concludo questa mia breve considerazione sull’imminente stagione mondiale con una personalissima opinione, che vuole anche essere una piccola provocazione.

Io avrei lasciato che continuassero a correre le due tempi in tutte le classi. E se è vero, come si diceva, che le 500 erano ormai arrivate all’ultimo stadio evolutivo, perché non provare a portarle a 750, come già si tentò con la Formula 750 nella seconda metà degli anni settanta? Allora non si fu capaci di progettare telai e pneumatici capaci di resistere alle elevate potenze e si lasciò perdere tutto. E oggi, perché non riprovarci? Perché non riprendere in mano quegli arditi progetti? Non sarebbe una gran bella sfida per il futuro? Ma forse le logiche di mercato chiedono altro… e allora, però, non chiamateli più “prototipi”


4 Comments

  1. Giuseppe Scalone via Facebook

    2012/03/23 at 1:12 PM

    e siii è proprio vero !!! condivido

  2. Giuseppe Scalone via Facebook

    2012/03/23 at 1:12 PM

    e siii è proprio vero !!! condivido

  3. angelo

    2012/03/23 at 4:42 PM

    I 2 tempi non possono più correre negli Stati Uniti per via della legislazione anti-inquinamento (non ricordo se in tutti gli stati, ma nei principali si) e quindi non è pensabile al giorno d’oggi ritornare a questi tipi di propulsori, che garantivano moto bellissime e gare spettacolari. Il vero problema di oggi è l’elettronica che livella moltissimo le prestazioni, costringendo i piloti ad una guida molto meno spettacolare che in passato. Le CRT potrebbero anche andare bene, ma dovrebbero correre in un campionato diverso, così come le SBK. Se poi per vari motivi non fosse possibile realizzare un numero minimo di moto GP per fare le gare, vorrebbe dire che questa categoria non riveste più interesse per le grandi Case, e ci sarebbe poco da fare.

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