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Ducati: quanto “l’abbandono” di Tardozzi e Suppo sta influendo sulla stagione 2010?


(articolo di Davide Petrachi)

Ducati, una casa sinonimo di vittorie, velocità, maestrìa nel progettare e costruire motori di eccezionali performance; la casa dominatrice indiscussa del Mondiale SBK per anni, l’unica azienda non nipponica in grado di impensierire i colossi del Sol Levante nel Campionato MotoGp; cosa è successo a quest’icona della sportività durante questo 2010 che appare sempre più amaro e povero di risultati?

Molte potrebbero essere le motivazioni tecniche che, quale più quale meno, potrebbero aver inciso sulla situazione. Ma io voglio andare controcorrente: nessuna scelta tecnica errata, nessun progetto nato male, nessun pilota o tecnico che abbia improvvisamente perso la giusta direzione, ma un un’unica e sola motivazione: il fattore umano.

Fattore umano si, ma perché? Tutti sanno che due uomini chiave della gestione corse della casa di Borgo Panigale hanno lasciato il “regno” vacante per passare ad altre contee. Livio Suppo e Davide Tardozzi, rispettivamente i  “giostrai” (in senso buono) delle due squadre MotoGp e SBK, hanno deciso, chi per nuove motivazioni professionali chi per nuovi traguardi economici, di abbandonare la “barca rossa” per lanciarsi in nuove avventure. Suppo sponda Honda HRC, per intenderci la casa madre con le effigie Repsol, e Tardozzi sotto le ali protettrici della casa dell’elica: la BMW. Si, ma si potrebbe dire: “Che c’entra questo con le prestazioni 2010  sotto le aspettative?

Come premesso, sono un fervido assertore della componente umana, del pepe che ognuno di noi può o meno regalare ad una sfida. La variabile “uomo” può, e forse con Ducati potrebbe essere andata così, influire più che un componente tecnico nuovo o una soluzione più o meno all’avanguardia. Quante volte abbiamo visto piloti correre con la stessa moto in casa propria e viaggiare oltre le aspettative solite? Il fattore umano, appunto… la mente, la psicologia.

Bene, uomini di spessore come Tardozzi e Suppo saranno, almeno per un lungo periodo di “assuefazione”, ferite non rimarginabili in fretta nello scacchiere della casa bolognese. Uomini di esperienza, capacità umana oltre il livello medio e con la maestria nel gestire un gruppo piccolo ma fatto di uomini grandi come la Ducati. La Rossa Desmodromica lotta ad armi pari con i colossi giapponesi ma lo fa, e sempre lo ha fatto, con il fattore uomo in più. Dalle parti di Tokio, sponda Honda ( dopo aver peccato di cecità lasciando scappare Rossi per non dare valore all’uomo in se e per se)e di  Monaco di Baviera,  lato BMW, devono averlo capito e, a scapito della casa italiana che forse aveva pensato di poter ben rimpiazzare i due “pilastri” dell’azienda, hanno scippato i due a suon di milioni.

Ora forse in casa Ducati qualcuno starà facendo mea culpa e proverà a leccarsi quelle ferite che purtroppo sembrano essere veramente profonde e lente a rimarginarsi. 1198R e Desmosedici pagano un meccanismo, forse gestito non a livello degli  anni scorsi e questo potrebbe essere il fattore determinante di una stagione che è sotto le reali aspettative della blasonata casa del Desmo. Chi può scommettere che nel Mondiale passato Haga non ha mollato un po’ il colpo perché forse a conoscenza del fatto che Tardozzi sarebbe andato via? E chi è in grado di affermare cecamente che in MotoGp non manca una figura forte come lo era quella di Suppo che infondeva “robustezza” e tranquillità a tutto l’ambiente rosso? Il FATTORE UMANO, componente che spesso, troppo spesso, incide più di una carena superaerodinamica o di una centralina elettronica in grado di regalare più potenza e coppia…


2 Comments

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