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Prova Yamaha XV950: tra il Giappone e la California

Prova Yamaha XV950, se fosse una tavola da surf, che tavola sarebbe? Test, opinione, voti, scheda tecnica e Gallery foto

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Per apprezzare il compromesso della Yamaha XV 950, una custom sportiva USA Style ma nata in Giappone, spostiamoci in tutt’altro ambito e chiediamoci: se fosse una tavola da surf, che tavola sarebbe? Siete cresciuti anche voi a pane e Stati Uniti, sognando cavalcate solitarie nel deserto del Nevada, con un sacco a pelo legato al codino della vostra custom? Oppure magari avete sognato un altro tipo di cavalcata, come quella che si può fare su un’onda di cinque metri con una tavola sotto ai piedi? Ebbene, per capire cosa accomuni due situazioni tanto diverse, oltre al fatto di essere tipicamente “USA style”, ovviamente c’era bisogno di… una giapponese. Nello specifico, della nuova custom Yamaha XV 950 (o della sua versione più rifinita, la XV 950 R).

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DESIGN E FILOSOFIA DEL MEZZO

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Stilemi classici made in U.S.A.

Per parlare di questa nuova moto dall’estetica molto curata e con forti richiami ai classici stilemi custom, è bene abbandonare gli strumenti tradizionali con cui in genere si soppesa una moto, vale a dire la scheda tecnica, e tentare un approccio differente. Sì, perché se volessimo analizzare una custom – qualunque custom, non solo la XV 950 – semplicemente snocciolando dati e valori, il risultato rischierebbe di essere poco interessante. Facciamo conto che siate appena scesi da un “missile” pieno di cavalli e tecnologia e dovete cominciare a descrivere tecnicamente una custom: vi trovate di fronte ad un motore con un’unica architettura, bicilindrico a V stretta (nel caso della XV, con angolo di 60°), capace di erogare giusto una manciata di cavalli; un telaio a culla, che più classico non si può; sospensioni che non si possono regolare; in quanto ai freni, un disco solo sulla ruota anteriore; e poi, nessuna maniglia per il passeggero né un vano sottosella… insomma, messa così parrebbe una debacle totale. La si definirebbe – con un po’ di superficialità – una moto antiquata. Quasi inutile, visto che non ha abbastanza motore per strappare il tempo, pedane troppo basse e posizione in sella che impediscono di piegare col gomito a terra e, anche sfrizionando, non c’è verso di farla impennare.

Ma come è ovvio, sono sbagliati i presupposti, perché, all’interno del mondo custom, tutto questo ha poco senso. Quindi, per capire come vada la XV 950 dobbiamo abbandonare il freddo metro di giudizio meramente tecnico e abbracciare a pieno il mondo delle emozioni, quelle legate all’immagine ideale del rider solitario, duro e puro, circondato dall’odore dell’oceano, al tramonto, sulla Pacific Cost Highway. Indubbiamente non lasceremo a secco d’informazioni chi proprio non può prescindere dalle cifre e dalle sigle, motivo per cui le abbiamo raccolte tutte in una fantastica scheda tecnica che trovate in coda al test.

Yamaha XV 950: longboard o shortboard?

La vedi parcheggiata, il motore a vista, il metallo lucido che scintilla sotto il sole. Il grosso scarico che campeggia su una fiancata e quel manubrio piccolo e dritto ti fanno subito rimuovere la scenografia reale per sostituirla, idealmente, con la Monument Valley; scandagliandola velocemente con gli occhi non si vede alcuna imperfezione, la cura costruttiva è alta… davvero molto, per una giapponese tutto sommato low budgetParlando di costo, infatti, diciamo subito che la XV parte da 8.500 euro circa, mentre la più ricca versione R, con anche l’ABS, arriva a circa 9.300 euro.

Quando si accende, chiudendo gli occhi e aprendo le orecchie, non la si può più distinguere da custom di altra marca: il sound che fuoriesce dallo scarico è basso e ruggente, come dev’essere il suono di una custom. Poi sali, butti dentro la prima e dai gas, liberandola sulla strada. A quel punto capisci perché la Yamaha XV 950 faccia venire in mente il mondo del surf.

Lasciate perdere i surfisti che potete aver visto a mollo sulle coste italiane, in attesa di piccole onde tagliate da correnti fortissime e spostiamoci invece con la mente a Zuma Beach. una piccola spiaggia, molto carina, con un ristorante in legno, tanti gabbiani e onde perfette, in serie regolari, senza corrente, in una giornata di scaduta, con tanti sfegatati che ondeggiano su e giù, in attesa dell’onda giusta… come fossero creature mitologiche, metà uomini e metà tavola. Guardando questi amanti dell’onda, si nota subito che il loro stile è intrinsecamente legato al tipo di tavola che usano. Banalmente li potremmo suddividere nei tipi alla “Point Break”, con tavole corte e acuminate e una “surfata” rapida e nervosa, e tipi alla “Un mercoledì da leoni”, con lunghe tavole dalla punta smussata ed uno stile morbido e dalle traiettorie più tondeggianti.

Credo sia già evidente dove stia andando a parare: le tavole corte e nervose, che consentono rapidi cambi di direzione, grande velocità e maneggevolezza estrema, sono le moto da strada e le sportive, mentre i longboard, su cui si procede morbidi e quasi eretti, con traiettorie dolci e manovre meno radicali di quelle fatte con le tavole corte, sono il mondo delle custom.

E la XV 950, quindi? È un tavolona da oltre 9 piedi?! Non esattamente.

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LA PROVA SU STRADA

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Surfando lasfalto

L’abbiamo già detto che questa Yamaha è molto “American Style”, la meno giapponese tra le custom non a stelle e strisce, eppure dotata di quei piccoli accorgimenti, spesso lavoro di cesello, rappresentati dalla precisione dei Tre Diapason dell’emblema della Casa. Ne è un ottimo esempio la strumentazione: classica ed essenziale, come da tradizione a stelle e strisce, ma digitale ed high tech, in chiave nipponica.

Il motore non è certo potentissimo, ma una coppia di circa 80 Nm, disponibile già a 3.000 giri, rende però la XV una moto “sportiva”, seppure il termine vada proporzionato al mondo delle Custom, capace quindi di un bello scatto e di una erogazione corposa a bassi e medi regimi. Tornando alla metafora del surf, quindi, ecco che non sembra più così tanto adatto il paragone  con la tavola lunga.

Ma la XV, soprattutto, ama portare a passeggio, con una posizione di guida che, se stupisce sulle prime chi non è abituato ad avere le gambe in avanti, immediatamente conquista per la sua comodità, imponendo una postura da perfetto cowboy a riposo, con l’unico pensiero di godersi il panorama e la strada. Le sospensioni, anche quelle più rifinite della XV 950 R, con il serbatoio del gas esterno, non renderanno piacevoli buche e dossi, ma dimostrano comunque un buon comportamento nella guida e rendono la moto abbastanza stabile in curva. Proprio le curve sono un altro punto forte di questa custom Yamaha. Non si piega molto – come è normale che sia, le pedane arrivano subito a toccare – ma questo non deve far pensare ad una mancante agilità o capacità di regalare divertimento anche sul guidato. Soprattutto la versione R concede un certo divertimento nel guidato stretto, grazie all’accoppiata di un comparto sospensioni adeguato ed un motore che, come già detto, sa regalare qualche guizzo.

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Ruvidezza e morbidezza coesistono perfettamente

Le vibrazioni che si possono avvertire al manubrio ed alle leve, nel mondo del custom, costituiscono un punto fondamentale nella scelta di una moto. Se nelle moto sportive si arriva a fare qualsiasi cosa per ridurle del tutto, nel mondo delle moto “americane” sono quasi un must. Le “good vibrations” che cantavano i Beach Boys, in piena epoca surf (alludendo ai desideri delle zavorrine dell’epoca), non possono mancare su una custom, quindi, in Yamaha, ne hanno lasciate giusto un po’… per non discostarsi troppo “dall’originale”, ma limitandole al minimo. Se da una parte si avvisa qualche vibrazione, quindi, la regolarità nella guida, soprattutto nel cambio marcia, è garantita dalla fluidità della cinghia che consente di non avvertire alcuno strappo al posteriore quando si rilascia la frizione, anche bruscamente.

A proposito di frizione, molto belle e piacevoli da utilizzare le leve, dal diametro XXL, per uomini dalla mano grande.

Il punto debole…

Se proprio dobbiamo trovare dei difetti, che siano tali anche nel mondo delle custom, c’è da dire che forse la strumentazione, nonostante concettualmente molto bella, non è facilmente leggibile, soprattutto di giorno, mentre il bloccasterzo con un’apposita serratura separata dal blocchetto d’accensione, risulta un po’ ridondante e scomoda nell’utilizzo quotidiano.

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CONCLUSIONI

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In definitiva. Se abbiamo assodato che le moto sportive possono essere paragonate alle tavole corte, veloci e performanti, mentre le custom a quelle lunghe, più stabili, più facili e meno maneggevoli e se abbiamo detto che, per appartenere a quest’ultima categoria, la Yamaha XV 950 è molto maneggevole e sportiva, allora la nostra bella metafora surfistica va a farsi friggere?

Ovviamente no. Esiste infatti una tavola che coniuga i pregi delle due categorie, così come la Yamaha XV 950 unisce il piacere di passeggiare contemplando la bellezza del panorama a quello della guida più sportiva (sempre in riferimento al segmento di appartenenza). Il nome di questa tavola, come la località in cui si trova Zuma Beach, la spiaggetta dove siamo partiti per questo excursus, si chiama Malibu. Una lunghezza media, affusolata, ma non appuntita, stabile, ma capace di repentini cambi di direzione quando, puntate le caviglie, s’imprime forza rotatoria con le anche.

La Yamaha XV950 le somiglia alla perfezione. Una moto adatta ad ogni circostanza, anche oltre il semplice “custom”. Forse i lunghi viaggi su asfalto non perfettamente levigato potrebbero risultare un po’ ostici ma, come abbiamo già detto, un po’ di scomodità, unitamente alle vibrazioni, fanno dannatamente biker e quindi si sopportano in silenzio, dando anzi della femminuccia a chi dimostra troppa attenzione alla questione comfort. Una moto molto ben rifinita per il prezzo richiesto, che si fa notare esteticamente e che, se non fosse per il logo Yamaha sul serbatoio, non pensereste proprio mai che sia di origini giapponesi.

Il sole sta ormai tramontando sulla costa Ovest: il ristorante di Zuma Beach si prepara per il servizio serale, mentre i surfisti cominciano a lasciare la spiaggia, con le onde calate d’intensità e volume. Sarebbe bello rimanere in acqua e vedere la fornace nucleare chiamata Sole spegnersi in direzione delle Hawaii, ma ancora più bello, adesso, è saltare in sella, mettersi comodi, a gambe aperte, braccia tese e camicia aperta e avviarsi verso casa, con il sole che illumina il volto ed il ritmico incalzare del bicilindrico che sostiene i battiti del cuore.

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A seguire, i nostri voti alla Yamaha XV950, la Gallery fotografica e la scheda tecnica.

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Motore

Motore Raffreddato ad aria, 4 valvole, 4 tempi, SOHC, 2 cilindri a V
Cilindrata 942cc
Alesaggio x corsa 85,0 mm x 83,0 mm
Rapporto di compressione 9.0 : 1
Potenza massima 38.3 kW (52.1CV) @ 5,500 giri/min
Coppia massima 79.5 Nm (8.1 kg-m) @ 3,000 giri/min
Lubrificazione Carter umido
Frizione in bagno d’olio, Dischi multipli
Alimentazione Iniezione
Accensione TCI
Avviamento Elettrico
Trasmissione Sempre in presa, 5 marce
Trasmissione finale Cinghia

Telaio

Telaio Doppia Culla
Sospensione anteriore Forcella telescopica, Ø 41 mm
Escursione anteriore 135 mm
Inclinazione canotto sterzo 29º
Avancorsa 130 mm
Sospensione posteriore Forcellone oscillante
Escursione posteriore 110 mm
Freno anteriore Disco idraulico, Ø 298 mm
Freno posteriore Disco idraulico, Ø 298 mm
Pneumatico anteriore 100/90-19M/C 57H (Tubeless)
Pneumatico posteriore 150/80B16M/C 71H (Tubeless)

Dimensioni

Lunghezza 2,290 mm
Larghezza 830 mm
Altezza 1,120 mm
Altezza sella 690 mm
Interasse 1,570 mm
Altezza minima da terra 130 mm
Peso in ordine di marcia (compresi serbatoi olio e carburante pieni) 247 kg / ABS 251 kg
Capacità serbatoio carburante 12 Litri
Quantità olio motore 4.3 Litri
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9 Comments

  1. haerleysta

    2014/07/08 at 2:53 PM

    Somiglia ma non è……vorrei ma non posso. Fatevi direttamente una sportster vera, oppure lasciate stare e compratevi una qualunque naked di una qualunque casa giapponese

  2. Erry

    2014/07/08 at 3:51 PM

    Mah, a me invece la moto piace molto. Bel test!!

  3. Giuseppe

    2014/07/09 at 6:55 AM

    Somiglia o non somiglia…….La moto piace? Basta solo questo

  4. Giuseppe

    2014/07/09 at 6:56 AM

    Somiglia o non somiglia…… La moto piace??? Basta solo questo!!!

  5. Lele

    2014/07/09 at 10:11 AM

    io l’ho vista dal vivo e l’ho trovata una bella moto. Soprattutto se confrontata all’ultima harley street 750, che a confronto è uno scarabocchio 😀

  6. sunny2014

    2014/07/11 at 9:49 AM

    “vorrei ma non posso”… ahahahah ma ragazzi, il 90% delle HD che girano… sono di seconda mano!
    Ho acquistato una xv950/abs… è da sogno! allo stesso prezzo avrei preso una 883.. con 1.000euro in meno una seventy two o forty-eight di seconda mano… di che parliamo?
    Le HD sono indubbiamente belle, ma fanno un casino della miseria e con quel serbatoio da 8lt scarsi ci arrivo sì e non da casa al garage!
    Un po’ di apertura mentale non guasterebbe… nel mondo custom non esistono solo HD così come nel mondo enduro non esistono solo BMW.
    Ognuno sceglie quello che preferisce e non per questo deve diventare un motociclista di secondo o terzo rango… lottiamo tanto per sdoganare le ghettizzazioni… e gli harleysti sono i primi a richiudersi nei loro gruppi di gilè di pelle! Ragazzi, take it easy… non avete niente di più e niente di meno di mio padre che gira con una settebello del 57 che apparteneva a mio nonno!

  7. Damiano

    2014/07/22 at 7:25 AM

    Troppo forti ste foto!!! 😀

  8. M77

    2014/08/05 at 11:11 PM

    Yeah!!!

  9. fg

    2015/03/26 at 11:58 AM

    uno che si firma harleysta non può essere certo competente in campo motociclistico e sicuramente difenderà alla morte la sua tragica scelta di avere sotto il sedere qualcosa di scomodo, poco piacevola da guidare, ma troppo costoso in rapporto a tutti i diretti concorrenti (che in tutta onestà offrono molto di meglio: una qualunque custom europea o giapponese è molto più godibile, sicura e ben costruita di una hd).
    Da qualche anno sono attratto dal mondo custom ed ho provato un po’ di moto di questo segmento: la migliore fin’ora secondo me è la vecchia guzzi california (non la 1400 che è un bestione inguidabile infarcito di elettronica per poterla tenere in strada). Bella da guidare e da “sentire”….peccato solo che sia una guzzi, marchio che non gode di gran fama di affidabilità

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