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Un uomo, una cravatta di Ferragamo, una BMW R 1200 R 2015 | Storie di Moto

Un molo sulla darsena dei pescatori a Fiumicino, un’enorme palla infuocata, nota come Sole, che si sta per tuffare nell’imperscrutabile mare, un gruppo di uomini che si spartiscono le ultime cassette di pescato ai piedi di un peschereccio ancora acceso. Più in là, un’appena nata BMW R 1200 R ticchetta, parcheggiata, col motore caldo e, accanto a lei, seduto su un Jersey giallo e nero di cemento, un uomo in doppiopetto grigio osserva una cravatta rossa galleggiare placida nel canale che va verso il mare aperto.

Una BMW R 1200 R… dopo una BMW R 850 R, una BMW R 1150 R ed una BMW R 1200 R, mi sono fatto un’altra BMW R1200R! San Colombano protettore dei motociclisti… Ma ci pensi?! Io che avevo detto – Basta BMW!… O almeno basta R 1200 R, voglio un po’ di emozioni adesso – ne ho comprata un’altra… Full Optional per giunta!
E m’è pure costata una cravatta di Ferragamo… orrenda, diciamolo, ma pur sempre di Ferragamo… e pensare che solo ventiquattr’ore fa non ci pensavo proprio… avevo solo chiesto come fosse la nuova R 1200 R rispetto alla R 1200 RS…”

Tester professionista su strada chiusa al trafficoTester professionista su strada chiusa al traffico

Roma. 24 ore prima

Acciaio e cemento su altro acciaio e cemento e così via, per circa 45 volte a formare un enorme e freddo alveare che chiamiamo edificio, al cui interno scorrono migliaia di vite, battono migliaia di cuori e s’intrecciano esistenze come fili in una trama. Se potessimo volare fino al sedicesimo piano, troveremmo una scrivania, con il modellino di una BMW R850R sopra, un computer e dietro a questo un uomo sulla quarantina, avvolto da un doppiopetto grigio, chiuso da una cravatta rossa di Ferragamo, che digita la risposta ad una mail che, sempre se potessimo sbirciare come minuscoli insetti, scopriremmo essere un botta e risposta fra lo stesso ed un sito di informazione motociclistica.

Salve! Ho letto con attenzione il vostro test sulla R1200RS e devo dire che m’è piaciuto molto e mi ha anche incuriosito. Io ho già posseduto diverse R, la mia ultima è una R1200R e mi chiedevo se aveste provato anche la versione 2015 di questo modello e quali siano le sostanziali differenze con la RS e, in definitiva, se anche la R sia cresciuta di motore e prestazioni. M’ha stupito non trovare la vostra prova sulla R1200R.
Grazie infinite, complimenti per il sito e le stupende foto.
Lampeggi
Claudio

“Carissimo Claudio,
Ti ringraziamo di cuore dei complimenti e li giriamo sia al fotografo che al direttore. Venendo alla tua domanda, che dire?! Hai un tempismo incredibile! Se infatti clicchi su questo link, verrai reindirizzato appunto al test della nuova BMW R1200R, fresco fresco di pubblicazione! Ad ogni modo, per non lasciarti senza risposta, ti diciamo subito che le due moto differiscono molto poco. La RS dispone di cupolino e carenatura, cosa che la rende più adatta alle lunghe percorrenze a velocità sostenute, cambia un minimo la posizione in sella (veramente di poco), ma per il resto sono praticamente la stessa moto. Quindi sì, anche la R1200R è cresciuta molto, diventando più elettronica e molto più divertente della passata versione, come scoprirai leggendo il nostro test. Sperando di aver soddisfatto la tua curiosità ti ringraziamo della mail e speriamo di trovarti ancora sulle nostre pagine.
Lampeggi a te!”

L’uomo in doppiopetto chiude il programma di posta elettronica, digita “BMW R1200R” sul motore di ricerca e si mette a guardare le foto che gli vengono sputate fuori dalla rete.
Be’, esteticamente è completamente diversa… Niente telelever, ma finalmente una forcella classica… Il musetto è parecchio aggressivo, non posso certo negare che mi piaccia… Le testate pure sono più rifinite ed il motore è più pulito… Meno tubi, meno… Meno “cosi” che spuntano sulle fiancate… Bé, bella è bella…

Eccerto, fatti un altro cancello che quello che hai ancora non t’è bastato,” irrompe una voce da dietro le spalle dell’uomo in doppiopetto, che nemmeno si gira a vedere chi l’abbia pronunciata, già avendone indovinato l’identità dal timbro.
Capelli corti rasati sui lati e con una fluida onda nella parte centrale, una pashmina dalle mille tonalità del rosso, jeans a sigaretta col risvoltino e polacchine blu cobalto con lacci rossi, oltre ovviamente alla lunghissima e curatissima barba alla moda, che contraddistingue David, l’odiato collega dell’uomo in doppiopetto.
D’altro canto, come avrebbe potuto non riconoscerlo, dopo due anni in cui, quotidianamente, viene preso in giro da David per come si veste – da impiegato vecchio stile, dice – e per la moto che ha, amichevolmente (si fa per dire) definito “cancello”, da lui che possiede una bicilindrica italiana di quelle tanto alla moda, perfette per andare a fare l’aperitivo e dare un passaggio alla “squinzia” di turno.

No David, la mia basta e avanza, stavo solo guardando…” Replica Claudio con tono calmo e paziente, senza voltarsi, mentre David si appoggia al suo schienale, facendogli sentire il peso della sua presenza.

Ah bé, per quel che ci fai, di sicuro basta e avanza… Poi questa nuova costa, eh?! Che saranno… 14.000 euro?!
Si, esatto… 13.950 euro
Ah però… Servirebbe un aumento per cambiare moto… Appena me lo danno io passo ad una sportiva pura… Già me la vedo: nera opaca, leggera, cattivissima… Una spada!

David si avvicina alla nuca di Claudio per provocarlo sulla promozione, mentre quest’ultimo rimane, apparentemente, calmo, per non dargli soddisfazione. Sanno  benissimo entrambi che solo uno di loro potrà essere nominato capo area e che l’altro, inevitabilmente, dovrà sottostare. Quest’idea terrorizza Claudio, molto più di qualsiasi altra cosa.

“Sempre a parlar di moto voi due, eh?! Bravi, bravi…” Una terza voce irrompe, più matura, più calma e più profonda, ma al suono di quest’ultima Claudio quasi salta in piedi, mentre David si gira spargendo un enorme, quanto vistosamente finto, sorriso. Il nuovo arrivato ha un gessato blu con camicia celeste, capelli brizzolati ed è evidentemente più attempato di Claudio e David, di cui, altrettanto visibilmente, è il capo.

Ciao Paolo, ” fa David
Buongiorno signor Mazza,” Si accavalla Claudio.
Buongiorno ragazzi. Volevo dirvi che ho ricevuto i vostri progetti, oggi pomeriggio li guardo ed entro domani state tranquilli che vi faccio sapere qualcosa. Non voglio certo tenervi sulle spine. A parte questo, tutto a posto? Avete finito di lavorare anche sull’altra questione?

I due annuiscono. Il capo vede la R1200R sul monitor di Claudio.

“Una BMW… quanti ricordi… ne avevo una anche io… non m’ha mai lasciato per strada. Anche tu hai una moto David, giusto?! Quella rossa, aggressivissima, mi pare… gran bel mezzo, complimenti!”
Grazie Paolo!“. David gongola in maniera evidente al complimento del capo, mentre Claudio comincia a sudare freddo, al pensiero che l’odioso hipster possa diventare il suo capo area.

Va bene ragazzi, io devo andare a chiamare la sede centrale e leggere i vostri lavori… Mi raccomando: in gamba!“. Si gira e prende la via per l’ascensore, mentre i due lo osservano, David sorridendo e Claudio sudando.
Ah, David, complimenti per le scarpe, veramente stilose!” Conclude il capo a gran voce, proseguendo la sua camminata senza nemmeno voltarsi, provocando un’enorme botta di orgoglio in David che prontamente si gira a guardare Claudio con un ghigno beffardo, mentre quest’ultimo ora suda vistosamente.

Garage aziendale. Otto ore dopo.

Claudio sta finendo di legare il ragno elastico, che assicura la sua borsa da computer alla sella della sua BMW, quando sente un vocio provenire dal pianerottolo che dà sull’immenso garage. Si affretta quindi a calzare il casco ed allacciarlo, volendosi sbrigare ad andare via, prima che arrivi David a punzecchiarlo nuovamente sulla sua BMW celeste carta da zucchero o, peggio ancora, a provocarlo sulla sua imminente promozione, dal momento che il Paolo, il capo, sembra propendere più per il barbuto hipster che non per lui.
Accende il quadro e s’infila i guanti in fretta, mentre dalla parte opposta del garage compaiono le polacchine blu con lacci rossi di David che, appunto, si dirige verso la sua moto, poco distante da Claudio che, ormai infilati i guanti, salta in moto, mette a folle ed accende la BMW, sentendola spostarsi verso sinistra, come sempre, per effetto del suo motore boxer.

Vede nello specchietto il collega alla moda ormai vicino alla sua rossa moto italiana e, con il casco al gomito, fa finta di nulla, guarda dritto davanti a sé, butta dentro la prima, facendo sobbalzare l’intera moto, e dà gas, lasciando il garage dell’azienda, per immettersi nel consueto traffico tardo pomeridiano della Capitale.

Tira la frizione, schiaccia il pedale, metti la seconda, rilascia piano la frizione, dai gas, tira la frizione, innesta la terza, di nuovo tira la frizione, schiaccia e scala, rilascia la frizione, ritira la frizione… Il traffico del pomeriggio è tutto un metti e leva marce, oscillando tra la seconda e la terza a seconda, tra gli automobilisti in coda. Mentre è intento in questo continuo esercizio, Claudio torna con la mente sulla nuova BMW R1200R, per aggrapparsi ad un pensiero felice.

Chissà com’è un cambio elettro-assistito. Cioè, non devi più tirare la frizione, devi solo azionare il pedale… Pensa che storia sarebbe in situazioni così: tac, sei in terza, ari tac e torni in seconda, si apre la strada?! Tac, tac e sei in quarta con una super progressione, ma ecco che un ostacolo si para davanti… Nessun problema: tac e tac e sei in seconda col freno motore che romba… Che figata sarebbe! Unh optional che sceglierei di sicuro”.

A rovinare il momento di libertà, di sogno dell’uomo in doppiopetto, arriva un inconfondibile rumore di motore bicilindrico alle sue spalle, sempre più presente. Inizialmente non ci fa nemmeno caso, poi guarda nello specchietto e vede una moto italiana che gli lampeggia, guarda i piedi del centauro: polacchine blu con lacci rossi.

Cavolo, m’ha ripreso!”.

Claudio cerca di far finta di niente, finge di non aver notato il collega subito dietro di lui, scala una marcia e spalanca il gas per allontanarsi: il boxer della sua vecchia R più che ruggire, muggisce vigoroso, l’orologio analogico incastonato nella piastra di sterzo comincia a sferragliare per le vibrazioni che arrivano, mentre l’aghetto del contagiri comincia a salire, con la moto che prende velocità e cerca di liberarsi del collega che lo tallona, ovviamente con scarso risultato.
La moto dell’hipster, infatti, ha una quindicina di cavalli più della sua e non ci mette niente a stargli dietro, senza dare l’impressione di volerlo sorpassare, come lo stesse studiando.
Claudio non può più far finta di non aver visto David e, oltretutto, si avvicina un bel curvone a destra, la sua curva preferita, dove può tentare di staccare un po’ l’avversario.
Scala una marcia e apre il gas, il cardano per un attimo sembra bloccare la ruota posteriore, ma Claudio c’è ormai abituato, incurante si butta col corpo nella curva e dà gas.
Stavolta fa il solito curvone ad una velocità mai provata, in quarta piena continua a dare gas. Per un centesimo di secondo guarda nello specchietto e vi trova David, alla stessa identica distanza di prima dalla coda della sua moto, ruota ancora il gas e sente la ruota posteriore fare una cosa strana, la sente come pattinare e allargarsi, come se la ruota dietro volesse superare quella davanti.

San Colombano!” Pensa chiudendo il gas prima di cadere, provocando però un sobbalzo della moto che tenta di disarcionarlo, per fortuna senza riuscirci, mentre David, tranquillo e pacioso, prosegue la sua traiettoria superando il collega col vestito e dirigendosi a tutta velocità verso il semaforo in fondo al rettilineo deserto.

Claudio, recuperato l’assetto della moto, ne spreme il motore, arrivandolo a portare quasi al limitatore, si mette in carena, nascosto dietro al microscopico cupolino della sua R e, istintivamente, spinge anche con il bacino, come servisse a dare qualche newton metro in più al motore. David sfreccia sulla linea del semaforo, proprio mentre questo scatta sull’arancione, staccando la mano sinistra dal manubrio della sua bicilindrica e facendo un beffardo cenno di saluto a Claudio che, invece, non ha nemmeno il tempo di rammaricarsi perché deve attaccarsi ai freni, per riuscire a fermarsi allo stop. Proprio questa grinta nello spremere la leva del freno, provoca un secondo inconveniente, dal momento che l’avantreno comincia ad oscillare a destra e sinistra, molto vistosamente, facendo presagire una rovinosa scivolata a terra: per fortuna, invece, l’istinto lo salva una seconda volta e riesca a lasciare freni e gas in una frazione di secondo, riacquistando nuovamente il controllo della moto, per pestare violentemente, e alternatamente, il freno posteriore, riuscendo così a fermarsi, incolume, appena dopo la linea di stop.

Il cuore batte ancora a mille. Claudio, chiuso nel suo casco integrale, si rende conto che ha l’affanno e che sta sudando copiosamente. “Ma mi sono impazzito?! Ho rischiato di brutto stavolta, neanche fossi un ragazzino deficiente… ma che diavolo mi prende?!… devo calmarmi… un bar… acqua… eccolo, vado lì”.

Pochi minuti dopo, quello che tiene in mano un bicchiere di chinotto non è altro che un uomo di pezza afflosciato dentro ad un doppiopetto, ornato da una cravatta troppo costosa: le spalle scese, la testa china, la mano sinistra abbandonata esanime sulla gamba. Claudio ripensa alla sciocchezza della corsa in moto e soprattutto all’imminente disastro lavorativo, al dover sopportare tutti i giorni David che, da capo area, sicuramente lo tormenterà molto più di quanto fatto finora. Ed è proprio mentre naviga in questo mare di sconforto che il suo cellulare, poggiato sul tavolinetto al suo fianco, comincia a suonare, riportando sul display la dicitura “Paolo Mazza”.

Il capo! Mi chiamerà per indorare la pillola?!”. Senza energia, al quinto squillo, risponde.

Buonasera Direttore, mi dica
“Claudio, come sta? La disturbo?”
Ma s’immagini… Mi sono fermato un attimo mentre tornavo a casa… Mi dica, come posso esserle d’aiuto?!
Senti, ti volevo avvisare a quattr’occhi, per così dire… A proposito della nomina a capo area“.

Come immaginava. Adesso comincerà a dirgli che la scelta è stata difficile, che come lui non ci sono altri dipendenti, ma serve una persona “smart e fresh” per quella posizione e “tu capisci…”, “ma non devi vederla come una sconfitta” e tutto quel carrozzone di frasi di circostanza che già conosce.

Guardi che capisco perfettamente. David è un ottimo elemento, vedrà che saprò adattarmi perfettamente.” Riesce a dire per anticipare ed evitare lo strazio di tanta falsità.

David?! Ma che ti sei impazzito?! Santo cielo, ma guarda che il posto io lo do a te, mica a quel cretino. Sei tu il nuovo capo area, Claudio!“. Il capo ride, divertito, mentre Claudio ancora non realizza e rimane come stordito.

Pronto?! Ci sei?
… Sì, sono qui… Solo che io… Credevo… Sì, insomma, pensavo…
Credevi che dessi il posto ad uno che non fa che adularmi cercando il mio consenso? Guarda, ho letto i progetti e la cura e precisione con cui tu lavori, David nemmeno se rinasce sette volte riesce ad ottenerla. Ma poi ti pare che io posso mandare a rappresentare l’azienda in Europa un ultraquarantenne che si veste come un ragazzino?! Con le polacchine blu e i risvoltini?! Guarda, se c’è una cosa che odio io, sono i Peter Pan… Io tifo per Capitan Uncino, altro che…” Continua ridendo il capo.

Ma dimmi tu… Pensavi che potessi scegliere quel fenomeno da baraccone… Guarda, David è anche valido come elemento, ma non gli affiderei mai un’area delicata come quella di Roma e provincia, per questo compito serve gente seria e precisa, capace di gestire stress e impegni, mica smart&fresh, come dicono quei perdi giorno delle agenzie pubblicitarie. Insomma, t’ho chiamato per avvisarti prima, per congratularmi e dirti che nei prossimi giorni darò comunicazione ufficiale ed il modo con cui m’hai risposto m’ha convinto ancor di più di aver fatto la scelta giusta! Insomma… Stasera festeggia, divertiti, goditela e bevi un bicchiere alla mia.

Claudio è quasi incredulo, il corpo s’è rianimato e non sembra più una bambola di pezza buttata su una sedia d’un bar; riesce a farfugliare qualcosa, ringrazia, è in preda all’emozione.

Ah, Claudio… Un’ultima cosa: io ce l’ho avuta davvero una BMW e secondo me faresti proprio bene a regalartene una nuova… Manda in pensione quella che hai, ora puoi permettertelo! Un abbraccio, in gamba e a domani!
A domani, Dottor Mazza!

Per lunghi istanti, minuti forse, ad un bar di periferia le persone che passano possono vedere un quarantenne in doppiopetto grigio, con un chinotto in mano, che sorride ebete fissando una moto dal colore abbastanza discutibile.

BMW Roma. Via Prenestina. 23 ore dopo

Un moderno complesso bianco a poche centinaia di metri dall’imbocco del raccordo anulare di Roma, si presenta inequivocabilmente come il più grande punto vendita di moto BMW, viste le tante bandiere col simbolo dell’elica che sventolano e i numerosi mezzi parcheggiati sull’enorme piazzale, separato dal traffico della metropoli solo da una sbarra mobile.

Le auto che percorrono l’alberata consolare procedono a singhiozzo, mentre scooter e moto si alternano nel passaggio tra le due file di automobili; una R1200R color carta da zucchero, con borse laterali e cupolino touring mette la freccia e punta il passaggio a livello che prontamente si alza, lasciandola accedere al piazzale della BMW.
Sempre in giacca e cravatta, Claudio parcheggia la sua moto vicino alle altre, apre le borse e controlla che siano vuote, apre il vano sottosella, si leva casco e guanti e indugia vicino alla moto, rimirandola da “capo a piedi”, le dà una pacchetta sul serbatoio e una lunga carezza che segue la linea della moto, fino al fanale posteriore, poi si gira verso l’ingresso dell’edificio e, a passo spedito, entra.

Un’ora dopo

Dall’edificio esce un uomo con pantaloni da lavoro blu e una maglia bianca e blu della BMW, va diretto alla moto di Claudio, estrae delle chiavi dalla tasca, la sblocca, la accende e se ne va verso una rampa che sparisce nel sottosuolo, alla sinistra dell’edificio principale. Dalla stessa rampa, meno di un minuto dopo, fuoriesce una BMW R1200R scura, con valige in tinta e cupolino minimale, nuova fiammante, modello 2015, guidata proprio dal nostro eroe in giacca e cravatta, che punta la Prenestina, fa un cenno a metà tra il ringraziamento ed il saluto all’uomo nel gabbiotto che gli ha aperto la sbarra e si immette nel traffico romano come un globulo rosso nella circolazione sanguigna.

RACCONTO_BMW_5clicca per ingrandire

Roma. Ore 7.30. Un garage condominiale.

Fredda, bianca e anonima è la luce che si spande sulla pavimentazione liscia e piana del garage di un condominio alla periferia sud di Roma. Perfettamente ordinate e contenute da precise linee gialle, le auto dormono ancora, in attesa che presto arrivino mamme e bambini, uomini giovani e baldanzosi o più avanti con l’età e ancora assonnati, tutti accomunati dal triste rituale dell’andarsi a mettere in fila, lungo qualche strada della Capitale, per raggiungere i più disparati luoghi di lavoro.

In un angolo, in una zona di nessuno, libera dalle linee contenitive gialle, una BMW R1200R nuova di pacca attende immobile che arrivi il suo nuovo proprietario ad animarla. Si apre una porta di metallo da cui fuoriesce, dapprima, altra luce proveniente dal pianerottolo dell’ascensore, poi subito due marmocchi in assetto tattico, ossia con enormi zaini sulle spalle, seguiti da una donna in tailleur ed il nostro, sempre ben vestito Claudio.

I due bambini cominciano a correre verso la monovolume della madre, ma si fermano di colpo quando il loro sguardo cade sulla BMW parcheggiata, mentre Claudio e la madre li seguono a passo più tranquillo, salutandosi sorridendo. Sarà forse la forcella dorata, magari il fanale pentagonale spiovente o magari le due testate che fuoriescono dal motore a colpire l’immaginazione dei due piccoli cuccioli d’uomo, fatto sta che la madre deve chiamarli un paio di volte per convincerli a distogliere lo sguardo dalla R 1200 R per salire in macchina.

Claudio, con tutta calma, apre una delle borse laterali da cui estrae il suo casco integrale XXL, riponendo al suo posto la borsa del computer che sempre porta con sé. Calza il casco ed infila i guanti, mentre la mamma manovra la monovolume per uscire dal garage, mentre i due bimbi stanno col naso spiaccicato sul finestrino posteriore a guardare silenziosi la moto lucente che, si capisce benissimo, li sta facendo sognare di diventare motociclisti, non appena saranno grandi abbastanza. Rimasto solo nel silenzioso garage, Claudio rimira la sua nuova moto.

É diventata veramente bella! Ora non possono certo più dirmi che sia una moto da signorotto… Il fanale mi piace veramente tanto, molto più sportivo e proiettato in avanti come volesse ingurgitare strada… Sembra anche molto meno pesante senza il telelever…
Dovrei mettermi a studiare bene tutta la configurazione dell’elettronica, ma magari lo farò in pausa pranzo, intanto vediamo come va così, con le impostazioni di fabbrica… Le lascio le valige?! Ma sì…

Claudio finalmente monta in sella e, senza infilare alcuna chiave, spinge il grosso bottone sulla piastra di sterzo e la moto prende vita, con un rumore molto più cattivo ed aggressivo della sua vecchia compagna di scorrazzate; ed in men che non si dica, il garage sotterraneo rimane vuoto, con la persistenza del rumore e dell’odore dello scarico della moto.
Sotto all’edificio dell’azienda di Claudio, ci sono decine di auto, moto e scooter che imboccano il cancello del parcheggio aziendale, mentre chi non ne ha diritto, continua a fare il giro dell’isolato, come uno squalo attorno alla sua vittima.
Quasi quasi faccio una sorpresa a David, all’uscita… Parcheggio davanti al bar, invece che nel garage, così tengo pure d’occhio la bimba dalla finestra e sto più tranquillo… E vedo pure se attrae qualche sguardo,” pensa Claudio mentre ferma la sua nuova “bimba”, nel parcheggio per le moto, di fronte al Bar Collo, il piccolo locale di fronte all’ingresso del suo ufficio.

Ufficio di Claudio. Ore 15

“Quindi, per cominciare potrei provare la moto con le sospensioni in Dynamic e pure la mappatura Dynamic, mentre se uso il cambio senza tirare la frizione, posso risparmiare qualche decimo di secondo sulle cambiate, sia ad innestare che a scalare… A quanto dice la scheda tecnica ora ho ben 125 cavalli, ossia un paio più della moto di David, però ho montato le borse… Quindi, se voglio fargli lo scherzetto, devo aspettare di arrivare sulla circonvallazione per fare il mio ingresso in scena

Mentre Claudio è assorto in questo tipo di riflessioni, non si avvede dell’arrivo della segretaria del capo, Paolo, che, divertita, osserva il centauro che fissa inebetito una foto della sua moto sul monitor del computer, fino a quando, con voce volutamente squillante, quasi gli urla vicino all’orecchio facendolo sobbalzare sulla sedia: “Riunione nella stanza del capo, Claudio!!!

Ascensore dell’ufficio. Ore 18

David se ne sta sul fondo dell’ascensore, sempre con il suo abbigliamento da copertina di una rivista maschile alla moda, ma stavolta senza alcun sorriso nascosto nella folta barba. Assieme a lui ci sono anche Claudio, la segretaria del capo, Marilena, ed un’altra collega, quando l’ascensore si apre al piano terra, invece che al garage come al solito.

“Ma non andiamo tutti in garage?”
“No, io oggi no,” afferma Claudio, stupendo le due donne, mentre il barbuto hipster rimane in silenzio a fissarsi la punta delle polacchine blu.
Ah no?! Non hai la moto sotto?”
“No, oggi l’ho lasciata fuori”
“E come mai?!”
“Mah, così… M’ero fermato per prendere un caffè al Bar Collo, ero in ritardo e non m’andava di rispostarla.”
“Va bene, allora ci vediamo domani?”
“Certo che sì”
“Allora ancora congratulazioni per la promozione, signor capo area!”
“Grazie Marilena!”

Si sorridono, David rimane spento, si richiude l’ascensore e Claudio comincia ad affrettare il passo per arrivare alla sua moto.
Vuole sbrigarsi, non perdere tempo e gettarsi all’inseguimento del rivale. Apre le borse laterali e ne estrae paraschiena, ginocchiere, gomitiere, guanti e casco. Come in un film di comiche degli anni trenta, si veste alla velocità della luce, sotto lo sguardo perplesso dei passanti che vedono un distinto uomo in doppiopetto grigio che si barda come dovesse prender parte ad una partita di football americano.

RACCONTO_BMW_1

Quando finalmente è pronto, spinge il grosso bottone sulla piastra di sterzo della moto e leva il blocca sterzo, lo preme una seconda volta, ed il display si anima. Quindi accende la moto e sente il ringhio baritonale della sua nuova compagna d’avventure, che gli dà una scossa lungo la spina dorsale.
Mentre manovra con attenzione per guadagnare la strada, scorge l’inconfondibile sagoma di David che, in sella alla sua biciclindrica, prende la strada verso casa.
Si affretta a riprenderlo, viene ostacolato dalle borse laterali, consentendo così al suo rivale di guadagnare distanza. Eppure c’è qualcosa di diverso: David non ha quella sicurezza e quella spocchia alla guida, che solitamente lo contraddistingue, non fa spericolati slalom tra le macchine con il motore imballato che urla come un demone arrabbiato, anzi, sembra quasi placidamente arreso.
I due arrivano nei pressi della circonvallazione, dove il traffico si dirada e si può aumentare l’andatura. Claudio scala una marcia senza tirare la frizione, sente il motore rinvigorirsi con i giri che salgono, gira il gas e con un rabbioso ruggito la sua R1200R li lancia in avanti. Ci vuole pochissimo perché arrivi a vedere gli scarichi della moto del rivale. David non si accorge di Claudio che lo segue e continua a guidare al suo ritmo: veloce, sì, ma con aria dimessa, se così si può dire.
Claudio è pronto a superarlo, anzi, vorrebbe affiancarlo, guardarlo dritto negli occhi, scalare una marcia e dare tutto il gas di cui dispone lasciandosi dietro il collega, ma una signora in una piccola utilitaria continua ad oscillare a destra e sinistra, impedendogli la manovra. Quando finalmente si libera della donna in auto, è pronto al sorpasso, proprio quando David si accorge di avere una moto più veloce dietro, avendo dato un’occhiata negli specchietti.
Ecco, ora parte l’inseguimento ed il sorpasso… Ora lo svernicio” si dice galvanizzato il neo promosso Claudio, ma invece l’abbacchiato David lo stupisce. L’uomo sulla moto italiana, infatti, invece di spalancare il gas facendo sollevare la ruota anteriore, come ci si sarebbe aspettati, rilascia la manopola dell’acceleratore e si fa più a destra, lasciando lo spazio alla moto che lo segue, per essere superato più agevolmente.
Questa mossa destabilizza del tutto Claudio. Non solo non se lo sarebbe aspettato da David, ma la cosa gli leva ogni voglia di rivalsa, ogni velleità d’umiliazione e vendetta. Così, invece di superarlo, mette la freccia, gli si accoda e gira alla prima svolta disponibile, lasciando proseguire il triste ex rivale per la sua strada.
MA dopo qualche minuto, la voglia di giocare con la sua nuova moto torna forte, portandolo a scalare due marce, una dietro l’altra, per lanciare la sua R1200R sulla strada semi deserta che porta a Fiumicino.

Coccia di morto. Ore 18.45

Non più di quaranta metri separano la BMW R1200R di Claudio dalla pancia di un Boeing 737 da cargo.

RACCONTO_BMW_2

La moto di Claudio è ferma su una piazzola subito prima della pista di atterraggio di Fiumicino ed ogni cinque minuti circa un enorme mastodonte di metallo sembra volercisi appoggiare sopra, mentre invece poi tocca suolo delicatamente qualche metro dopo la recinzione, che separa l’uomo in doppiopetto dalla pista dell’aeroporto Leonardo da Vinci.

E se mollassi tutto?! Come mio cugino, potrei aprire un chiosco di grattachecca a Bahia. Oddio, magari potrei ambire un po’ di più ed aprire una mia piccola azienda a Bahia… Fare quello che faccio qui, ma in proprio, partendo da zero… Chissà se ci sono belle strade a Bahia… Chissà se posso portarmi la moto nuova con me… Alla fine mi sono accanito con David per via della promozione… Certo, non è che sia mai stato troppo simpatico con me, ma volerlo umiliare a tutti i costi… Che poi forse ha più lui la stoffa dell’area manager…
Guarda la sua moto nuova che a sua volta fissa la pista d’atterraggio, mentre il sole, lentamente, si avvia verso il mare.

Fiumicino. Ore 19.15

Si sente il suono di un bicilindrico farsi più forte, basso e ringhiante, come un cinghiale che si avvicina a passo di carica. Un peschereccio ha appena ormeggiato ad un molo deserto e subito scendono un gruppo di pescatori che portano delle cassette di polistirolo piene di pescato, mentre qualche passante vi si avvicina e comincia a contrattare, col motore dell’imbarcazione che ancora suona. In lontananza, dalla parte opposta del mare, si vede comparire un fanale pentagonale, con una forte luce fredda, una sagoma in controluce a cui svolazzano i lembi della giacca e la cravatta si avvicina verso il molo, con la moto che sembra addolcirsi, man mano che si appresta alla fine della strada.
Imbocca il molo e supera i pescatori che per un attimo distolgono lo sguardo dal pesce per osservare lo strano tipo che indossa protezioni da moto sopra un doppiopetto grigio.

Parcheggia vicino a delle barriere di cemento e si leva il casco; fissa il sole che tra qualche minuto nuoterà nel mare. Dalla giacca tira fuori un telefono, lo fissa per qualche istante e poi digita qualcosa, prima di portarlo all’orecchio sinistro.

“Pronto, buonasera dottor Mazza, sono Claudio.”
“Claudio, ciao… Come sta il nuovo capo area?”
“Bene, grazie… Ecco… Era di questo che volevo parlarle…”
“… ”
“Posso?!”
“Certo, dimmi…”
“Ecco, vede… Penso che dovrò rifiutare la promozione, forse farebbe meglio a darla a David…”
“… ”
“Pronto?! Mi ha sentito?”
“Certo Claudio… Vorresti spiegarmi meglio il perché di questa tua affermazione?”
“… Io credo che lui alla fine abbia più capacità di me… Quanto meno ci tiene di più… Io credevo di volerla veramente, di voler essere io il nuovo capo area, volevo il potere, volevo più soldi per comprarmi una nuova moto, ma mi sono reso conto che in fin dei conti, non so se farei il bene dell’azienda così… Anche se la moto me la sono comprata poi… Ma magari riesco a darla indietro… E poi voglio andare a trovare mio cugino a Bahia, voglio vedere come sta, prendermi un mese di ferie, cosa che non potrei fare da capo area… ”
“Ti sei comprato la R1200R?”
“Sì”

Una risata arriva dall’altoparlante del telefono

“Vedo con piacere che ancora una volta non mi sono sbagliato ed ho fatto bene i miei conti… “
“Come, scusi?!”
“Sentimi bene, Claudio: io ho già dei progetti per David e comunque rifiuto categoricamente di non darti la promozione, quindi ora rimangono due soluzioni… “
“Mi dica… “
“Be’, nel primo caso, mi devi proprio rassegnare le dimissioni, trovarti senza lavoro e a quel punto sarai libero di andare dove vuoi, a fare ciò che vuoi, considerando anche la liquidazione che dovrò corrisponderti, ma il posto di capo area non verrà comunque affidato a David.”
“Oppure?”
“Oppure, come nei miei programmi, David verrà nominato capo area in Lombardia tra sei mesi, dopo che tu avrai impostato le nuove procedure qui e gli avrai spiegato quello che lui dovrà realizzare lì, tornando nella sua città, vicino ai suoi cari, come già mi ha chiesto qualche settimana fa. Inoltre, siccome il tempo non manca, ti prenderai il tuo mese di ferie e te ne andrai a Bahia, se proprio ci tieni, o magari, cosa che ti suggerirei caldamente, metterai il sedere su quello spettacolo di moto che ti sei comprato e te ne andrai a zonzo a macinar chilometri… Quindi? Quale preferisci?!”
“Dice seriamente?”
“Certo!”
“… Ma… Ma come… Ma perché?!”
“Perché io sono il capo e so molto bene come far funzionare la mia azienda e tirare fuori il meglio dai miei collaboratori… Allora che farai Claudio: mi spedisci le tue dimissioni o ci vediamo domattina per definire il lavoro durante il tuo mese di ferie?”

Se il capo potesse vedere Claudio in questo momento, troverebbe lo sguardo innamorato di un bimbo che guarda il padre mentre gli spiega come si calcia un pallone.

“Grazie signor Mazza… A domattina allora!”
“Ciao Claudio e va piano con quella bestia di moto!”

I muscoli delle guance non riescono a trattenersi, un enorme sorriso si disegna sulla faccia dell’uomo in doppio petto, mentre istintivamente, non guidate da pensiero alcuno, le sue mani afferrano il nodo della cravatta e tirano decise, liberando il collo dalla stretta, per poi lanciare la striscia di seta verso il fiume e lasciarla planare morbidamente fino ad immergersi nell’acqua mista a nafta… la stessa acqua in cui si sta lanciando il sole, mentre la soddisfazione erompe nella vita del centauro liberato.

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