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Un itinerario fuori dal comune: in moto, alla scoperta dell’Etruria meridionale


Un affascinante viaggio a ritroso nel tempoUn’occasione per ritrovare sé stessi in sella alla propria moto. Oggi vi proponiamo un itinerario molto diverso dal solito. Per una volta (una volta tanto si può fare) metteremo da parte le amate pieghe e i percorsi tutte curve per qualcosa di alternativo. Andremo alla scoperta dei territori della bassa Etruria attraverso un emozionante racconto, coinvolgente, ricco di riferimenti storici e curiosità. Un itinerario perfetto anche in inverno durante una bella giornata di sole (si ringrazia un caro amico, il Dott. Mauro Brucchietti, Archeologo per il Comune di Roma, per la consulenza nella redazione del pezzo). Buona Lettura!

Nel momento in cui chiusi il libro all’ultima pagina era già Primavera inoltrata. Quella storia mi aveva preso così tanto che decisi di scegliere il mio nickname universale in onore del protagonista: Larth di Tarquinia. Anno 753 a.C. Un nobile ufficiale etrusco, Larth, per difendere il suo onore commette un orribile crimine ed è costretto a fuggire. Giunto al guado sul Tevere si imbatte nella banda di briganti di Romolo e Remo. Ne entra a far parte trovando così una nuova identità e una nuova patria per cui combattere. Da ricco abituato al lusso si ritrova a vivere tra gente rozza e violenta, a partecipare a lotte e razzie mettendo a frutto la sua esperienza di soldato e il suo coraggio.

 

Partendo dalla fondazione di Roma decisi di intraprendere un percorso a ritroso, non dimentichiamo che i Romani fecero grande ciò che iniziarono gli Etruschi e spesso, sui libri di Storia, se ne fa poca menzione. Era un giorno di Aprile, per gli Etruschi “Aberas”. Rispolverata la mia dolce metà motociclistica d’epoca  (una Honda VT500C del 1985) dopo un inverno terribile, diedi un rapido sguardo alla mappa.

Iniziai il mio viaggio attraverso i porti che si affacciano sul Mar Tirreno (che prende il nome dall’antico popolo dei Tirreni Tyrsenoi o Tyrrhenoi, meglio noti come Etruschi) percorrendo la via Aurelia fino alla meta, Vulci, ovvero una delle città  più sviluppate nella Bassa Etruria.

Il primo passaggio storico è Palo (Alsium). Poco distante dal centro di Ladispoli, nei pressi del borgo di Palo, sorgeva un tempo la città-porto etrusca di Alsium. L’ubicazione della città e del successivo castrum romano sono tutt’ora sconosciute, anche se si è portati a farle coincidere con la tenuta del Castello Odescalchi. Ben poco si conosce del periodo etrusco, le prime notizie relative alla città di Alsium risalgono al 247 a.C.

Proseguo dritto. Già numerosi cartelli stradali mi indicano la presenza di rilevatori di velocità, meglio godersi un’andatura tranquilla. Il Sole da est è tiepido, ma così luminoso che devo indossare gli occhiali scuri. Tre chilometri più avanti devio a destra seguendo le indicazioni per la Necropoli Monumentale della Banditaccia che si adagia su un altipiano tufaceo per circa dieci chilometri. La particolarità di questa Necropoli, l’incredibile tesoro di conoscenza in essa contenuto, consiste nel fatto che il progetto seguito dagli etruschi ebbe come intento dichiarato quello di ricreare la struttura “urbanistica” della città dei vivi: le tombe infatti si snodano lungo un’arteria principale, la via degli Inferi, e seguono un tracciato a scacchiera, con vie minori che si intersecano fra di loro tracciando uno schema urbano completo. I sepolcri sono allineati lungo i lati delle strade e in gran parte si presentano come un tumulo con una grande base circolare scavata nel tufo che sostiene un cumulo di terra al cui interno viene ripresa fedelmente la struttura architettonica della casa: un incredibile susseguirsi di ambienti domestici, incroci, decorazioni e portali calati in un contesto cittadino nella quale si respira paradossalmente la vita. La Necropoli comprende quattrocento sepolture e copre un periodo storico che va dall’VIII al II secolo a.C. Un’oretta per visitarla (quasi ) tutta e riparto verso nord.

Qualche km più in là e siamo a S.Severa , nota località balneare, dove il museo Civico è ospitato nel borgo del Castello di Santa Severa, ubicazione dell’antica Pyrgi. Le condizioni naturali favorevoli, e la indubbia frequentazione preistorica, probabilmente hanno contribuito allo sviluppo di un punto di approdo fisso già durante il VII secolo a.C., epoca in cui l’etrusca Caere, insieme alle altre città dell’Etruria costiera, esercita il controllo quasi incondizionato del Mar Tirreno. In epoca arcaica Pyrgi fu certamente uno dei più importanti scali portuali ceriti, aperto ai traffici del editerraneo, frequentato in particolare da navigatori e commercianti greci e fenici. Ed io come se fossi un navigatore, o meglio un “cavaliere meccanico” ,faccio una sosta per ristorarmi con un buon caffè.

Ancora qualche foto e sono di nuovo in sella. La Honda VT500C è stata commercializzata in Europa con le specifiche del tempo (faro quadrato, frecce enormi, scarichi soffocati) mentre in USA (commercializzata con il nome Shadow, capostipite di tutte le moderne custom con motore a V di 52° di casa Honda) aveva forme più classiche (faro tondo,catarifrangenti ai lati,scarico 2in1) ed era dotata di overdrive (non chiamatela sesta marcia). Una moto molto godibile su strade con poche curve, panoramiche e da percorrere in relax. Molte motociclette custom moderne sono ancora così al giorno d’oggi, anche se ad onor del vero l’overdrive è stato una idea H-D.

Dopo 18 km, costeggiando il mare, si intravede Tarquinia. L’antica città di Tarquinia (in etrusco TarXna) sorgeva sul colle La Civita, a breve distanza dalla città nuova. Pochissimo rimane del tessuto urbano della città: i resti delle possenti mura del IV secolo a.C., composte da blocchi squadrati di calcare, che avevano una lunghezza di circa cinque miglia, e resti di un tempio della prima metà del IV secolo a.C. conosciuto come Ara della Regina (Ara Reginae). L’importanza di Tarquinia è testimoniata dalla leggenda secondo la quale la città fu fondata da Tarchon, compagno del mitico eroe Tyrrhenus, capostipite degli Etruschi.

A poco più di tre chilometri a est della nuova città di Tarquinia si trova la necropoli dei Monterozzi. Ma la mattinata è ormai inoltrata e proseguo verso Montalto di Castro. Dopo 1,5 km proseguo per Vulci, la meta. Un rettilineo mi porta a Ponte dell’Abbadia, borgo fortificato medievale tra i profumi dell’aria primaverile, campi gialli di Colza, ginestre in fiore ed un cielo terso e luminoso. Mantengo una andatura ottimale.

Visito prima il borgo e poi torno indietro per 1,5 km fino a raggiungere il Parco Naturalistico archeologico di Vulci. Parcheggio. Pago il giusto biglietto di 8 euro (il Parco trae sostentamento solo dai proventi dei visitatori) ed entro in un posto dove la (mia) fantasia inizia a spaziare.

Le origini di Vulci sono simili a quelle degli altri grandi centri dell’Etruria marittima dove la vita si sviluppa a partire dal IX secolo. A questo fenomeno si contrappone, nell’entroterra, un fenomeno inverso e cioè un esaurirsi di quei centri per lo più collocati all’interno e posti su alture naturalmente protette e fortificate. E’ opinione comune che quelle popolazioni siano scese a valle, insediandosi nella pianura, ove si collocano in luoghi naturalmente fortificati, ma più idonei alle comunicazioni marittime e terrestri ed agli scambi commerciali.

Scelgo il percorso meno impegnativo (ho indosso tutto l’abbigliamento tecnico), ovvero quello che  percorre un breve sentiero che sale sulla sommità del pianoro su cui si sviluppava in antico la città etrusco-romana. Entro nella città etrusca attraversando Porta Ovest e camminando sul basolato romano  giungo al tempio Grande e ai vicini Edifici in Laterizi ed Edificio Absidato. Proseguo visitando la suggestiva Domus del Criptoportico, scendendo nei sotterranei della residenza di epoca romana e successivamente  raggiungo il Mitreo. Ritornando a percorrere il decumano, attraverso l’incrocio con il cardo, supero i resti del sacello di Ercole e, attraversata la Porta Est, esco dalla città antica. Immediatamente all’esterno della porta si possono osservare i resti della Vasca con funzioni sacre. Il decumano scende poi nella valle del Fiora dove grazie a recenti scavi sono emersi i resti dell’Emporium, delle mura in opera quadrata che fungevano anche da argine del fiume, del ponte che attraversava il Fiora, di alcune fornaci per la cottura di vasi a vernice nera. Il sentiero fiancheggiato da staccionate prosegue fino al fondo della valle dove attacca il percorso in salita e la scalinata che riporta sulla sommità del pianoro. Giunti in alto, il sentiero costeggia a destra il limite del pianoro e riscende, con alcune rampe di scale fino al laghetto del Pellicone. Rientro alla Biglietteria passando dal Punto di ristoro (dove mi sono perso!!)

Passo un po’ di tempo sotto un albero con dei fiori bianchi profumatissimi, godendomi quella pace che solo certi posti sanno donarti. Ahimè, il tempo è tiranno ed il rientro sull’Aurelia mi mette in ansia, ma che m’importa, ho viaggiato per 130 km e 2753 anni di Storia. Cercando Larth, ho ritrovato me stesso.


6 Comments

  1. Erika

    2010/12/03 at 1:20 PM

    ahahah… il finale con l’ultima immagine è stupendo 😀
    Itinerario da provare 😉

  2. Sante

    2010/12/03 at 1:55 PM

    sono territori bellissimi e fuori dalle rotte abituali (sarà la vicinanza a Roma?). Assolutamente consigliata la visita

  3. Lemmy

    2010/12/03 at 8:34 PM

    si potrebbe organizzare un bel gruppone Pianeta Riders in Primavera…..

    basta organizzarsi!! :mrgreen: :mrgreen:

  4. hornella

    2011/02/19 at 11:50 AM

    che strade bisogna fare per godersi questo spettacolo ? 😳

  5. mcpaolo

    2011/05/16 at 12:03 PM

    Anche questo un bel giro,soprattutto per il sito archeologico.

  6. matteo

    2011/06/27 at 11:09 AM

    Ciao, intanto complimenti per le foto e il viaggio
    ero interessato ad un’informazione
    the_virus_@hotmail.it questa è la mia mail nel caso mi rispondessi e ti ringrazio
    io possiedo una vt 500 custom del 85, e sono intenzionato a cambiare quel faro squadrato a mo’ di cantiere montato sul davanti..ho passato 2 negozi di accessori per custom e un altro paio di accessori moto, il problema è che tutti i fari circolari che ho trovato hanno l’attacco centrale inferiore, e staffe che si addattino all’esigenza non ne hanno….come hai ovviato all’incoveniente montando il faro circolare? grazie in anticipo

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