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Sulla Mattanza di motociclisti con cifre da fronte di guerra, per esempio

Ci risiamo, di tanto in tanto se ne torna a parlare. La verità è che se ne parla poi sempre troppo poco anche a causa di una forma di omertà, un tacere condiviso tra tutti noi che amiamo le moto e che pur avendo coscienza di un problema per primi ce lo vogliamo nascondere.

In moto si muore? Meglio non pensarci. Meglio non pensare che le belle emozioni che proviamo in sella possano nascondere le insidie del dramma. Finché poi non capita a un caro amico, a quel tizio lì che saliva in cima al passo con noi, e si finisce irrimediabilmente per pensarci. Si, a quel punto ci si pensa: in moto si può morire. Lo ha ribadito in una lettera Giordano Biserni, presidente ASAPS, alla luce della mattanza di questi ultimi week end appena trascorsi. Ecco un po’ di numeri da un estratto:

Fino a questo fine settimana i conti drammatici degli incidenti e dei morti fra i veicoli a due ruote nei fine settimana erano stati, si fa per dire, abbastanza buoni. Avevamo contato 93 vittime con una calo del 27,3% rispetto alle 128 dello scorso anno. Sapevamo benissimo che il merito era del prolungato inverno che almeno in questo caso si è rivelato umano, facendoci contare meno morti fra i dueruotisti.

Dopo la punta del primo maggio con un fine settimana discreto e con 13 vittime fra i motociclisti, in questo fine settimana di sole è stato superato quel triste risultato con altri 17 motociclisti morti e tantissimi gravemente feriti.

Il numero complessivo delle vittime sui veicoli a 2 ruote è impressionante. 14.283 morti e 860.000 feriti negli ultimi 10 anni (fino al 2008), sono numeri drammatici. Neppure le truppe americane in Iraq e Afganistan hanno contato in questo decennio tante vittime e feriti.

Motociclisti e Ciclomotoristi  
morti e feriti in incidenti stradali in 10 anni 
1998-2008
ANNO Morti diff. % Feriti diff. %
1998 1.213 -0,2% 72.086 2,7%
1999 1.259 3,7% 79.140 8,9%
2000 1.378 8,6% 79.949 1,0%
2001 1.456 5,4% 89.717 10,9%
2002 1.446 -0,7% 87.425 -2,6%
2003 1.534 5,7% 93.121 6,1%
2004 1.552 1,2% 90.035 -3,4%
2005 1.535 -1.1% 95.194 +5,7%
*2006        
2007 1.540 0,3%  
(su 2005)
90.551 -4,9%  
(su 2005)
2008 1.380 -10,4% 83.302 -8%
Totali 14.293   860.520  
 

 Non è mia abitudine mettermi a fare sermoni o esprimere giudizi sul modo in cui ognuno intende e vive la propria passione per le due ruote. Eppure, le riflessioni da fare sono molteplici. Le prime riguardano lo stato pessimo della rete viaria. A chi non è capitata un’insidia dell’asfalto? E poi gli affilati guard-rail, i cartelli stradali piantati in modo tale che fatalmente ci si finisce contro, e tanto altro. Ma il problema, ed è inutile girarci attorno, è soprattutto un altro, che poi è sempre lo stesso: è il tizio che scambia il passo per il Tourist Trophy; è il “ragazzino” alla prima moto che sale su una 1000 RR perché fa figo; è l’irresponsabile che guida forzando il limite su strada pur di stare davanti al gruppo. Gli esempi di imbecillità potrebbero moltiplicarsi all’infinito, ma con una precisazione. Si tratta anche di un concorso di colpa, una divisione di responsabilità che va equamente distribuito tra chi guida la propria moto in maniera (talvolta troppo) sportiva e chi (da anni oramai) non si adopera per rendere FRUIBILI A TUTTI SPAZI IDONEI E ATTREZZATI.

Ricordo ad una conferenza stampa, qualche tempo fa, Michel Fabrizio chiedere ad alcuni rappresentanti delle istituzioni romane proprio questo: perché piuttosto che lasciar schiantare i motociclisti per strada, additandoli come pazzi scalmanati, non gli offrite la possibilità di andare in pista spendendo meno?

Michel aveva perfettamente ragione, e a mio avviso, si tratta proprio del punto nodale del problema. Andare in pista, infatti, ha costi PROIBITIVI. Piuttosto che spendere in sanità per morti e feriti, allora, perché non prevedere un intervento pubblico EFFICACE e PREVENTIVO per allestire piste attrezzate (E SICURE) dove gli appassionati possano sfogare la propria voglia di moto in un contesto “protetto” e a prezzi minimi? Considerata la spesa samitaria per morti e feriti a due ruote (la tabella in alto offre cifre impressionanti) sarebbe una soluzione di sicuro più economica e di impatto evidente sul problema della sicurezza.  E il motociclismo – e tutti noi che IL MOTOCICLISMO lo costituiamo – ne guadagnerebbe… in salute, certo… e persino in divertimento.

7 Comments

  1. Mario.Tz

    2010/05/26 at 12:02 PM

    Qualcuno si crederà pure al TT e i ragazzini sono imprudenti… Ma il 70% del venduto sono scooter e la moto più venduta è il GS, seguita da naked ed enduro di media cilindrata. La prima sportiva è solo ventunesima nelle vendite moto, meno di un quarto dei pezzi della prima, 62esima nella classifica generale. O si ammazzano ESCLUSIVAMENTE quelli con le super sport oppure nel ragionamento c’è qualcosa che non va.
    Perché non si riescono mai ad avere statistiche dettagliate su questi fenomeni? Nemmeno nelle auto: non si sa mai se chi muore aveva la cintura allacciata, o era ubriaco o cosa.
    Per le moto si pensa subito a quei quattro pirla sui passi perché sono più evidenti, ma non si notano i maxiscooter in autostrada guidati da gente in pantaloni corti e infradito. Scooter che come doti ciclistiche e di telaio non sono paragonabili alle moto e sono incredibilmente più diffusi.
    Credo che finché si continuerà a dare un’informazione così generica l’unico pensiero che ne scaturirà sarà sempre “è capitato a qualcun altro, a me non capita”.. perché non sono uno smanettone oppure perché lo sono ma sono (in realtà credo di essere) più bravo degli altri.
    Se invece si avesse la percezione precisa su quali comportamenti portano agli incidenti, le notizie sarebbero più utili.

  2. Leonardo Tongiani

    2010/05/26 at 12:16 PM

    Mario.Tz Ha Scritto:

    Qualcuno si crederà pure al TT e i ragazzini sono imprudenti… Ma il 70% del venduto sono scooter e la moto più venduta è il GS, seguita da naked ed enduro di media cilindrata. La prima sportiva è solo ventunesima nelle vendite moto, meno di un quarto dei pezzi della prima, 62esima nella classifica generale. O si ammazzano ESCLUSIVAMENTE quelli con le super sport oppure nel ragionamento c’è qualcosa che non va.
    Perché non si riescono mai ad avere statistiche dettagliate su questi fenomeni? Nemmeno nelle auto: non si sa mai se chi muore aveva la cintura allacciata, o era ubriaco o cosa.
    Per le moto si pensa subito a quei quattro pirla sui passi perché sono più evidenti, ma non si notano i maxiscooter in autostrada guidati da gente in pantaloni corti e infradito. Scooter che come doti ciclistiche e di telaio non sono paragonabili alle moto e sono incredibilmente più diffusi.
    Credo che finché si continuerà a dare un’informazione così generica l’unico pensiero che ne scaturirà sarà sempre “è capitato a qualcun altro, a me non capita”.. perché non sono uno smanettone oppure perché lo sono ma sono (in realtà credo di essere) più bravo degli altri.
    Se invece si avesse la percezione precisa su quali comportamenti portano agli incidenti, le notizie sarebbero più utili.

    Parole sante!
    e aggiungerei, che negli ultimi …10 spaventi che ho avuto in moto, ero entro i limiti e la colpa era altrui (cellulare, mancata precedenza, niente frecce, etc).. e sono uno di quelli che la domenica si mette la tuta… ma non per fare i gran premi.

    Mettete il paraschiena, mi raccomando!

  3. Mr D

    2010/05/26 at 12:30 PM

    @ Mario.Tz:

    Concordo in parte con quel che dici. A mio avviso però non è solo una questione di numeri, distinguo o quantità, ma anche di percezioni e “qualità”. E’ chiaro che quei numeri non possono essere circoscritti ai soli possessori di moto sportive (oltretutto, più si va avanti è più “qualunque moto” è una moto sportiva) o a certi comportamenti. Ma sono quelli più evidenti perché oggettivamente i più pericolosi (per chi li mette in atto e per chi li deve “subire”). Quei comportamenti ci sono e vivono di una carenza di cultura piuttosto evidente. La cultura che la velocità e l’adrenalina sono belle, ma vanno vissute nei luoghi adatti. L’accessibilità ai luoghi adatti (persino per il possessore di T-Max) rimane a mio avviso un punto nodale. Poi ci sono tantissime altre questioni da risolvere che riguardano motociclisti di ogni specie, razza e tribù, per non parlare di chi dei motociclisti e della loro sicurezza non si cura poi troppo, vedi la scarsa attenzione di certi automobilisti. Hai mai guidato lamoto in Francia? Lì ad esempio c’è un’attenzione indiscutibilmente molto maggiore per chi viaggia su due ruote.

  4. Mr D

    2010/05/26 at 12:32 PM

    Leonardo Tongiani Ha Scritto:

    Mettete il paraschiena, mi raccomando!

    Assolutamente si! 😉

  5. Mario.Tz

    2010/05/26 at 2:34 PM

    @ Mr D:
    In Francia no, ma in Germania si e il discorso è lo stesso. L’educazione stradale a tutto tondo è su di un altro pianeta. Ho fatto quel commento perché il “giochino” l’ho visto fare troppe volte – parlo in senso generale, non dell’articolo nello specifico – buttando un problema complesso in una inutile caccia alle streghe.
    Educare all’uso di auto e moto, progettare e realizzare bene le strade, farne corretta manutenzione, sono processi lunghi e impegnativi.
    Ben più rapido è buttare la colpa addosso allo smanettone e chiudere il discorso sull’incoscienza di pochi cialtroni e lasciare che la massa di motociclisti rimanga inerme di fronte ai veri problemi. Ripeto, non sto dando questo valore a questo articolo, ma ho sempre visto lo stesso genere di considerazioni usate per giustificare posizioni miopi e inconcludenti. Per questo ho voluto fare delle considerazioni sul mercato, perché da queste ci si possa rendere conto come il problema dei piloti della domenica non possa essere preminente. E comunque, e qui la critica è sul sistema informazione italiano, sempre precario, se anche il problema fosse lo smanettone, non contestualizzare le statistiche porta l’utente a non sentirsi direttamente coinvolto dai dati.
    Secondo me….

  6. hlysht

    2010/05/26 at 10:43 PM

    Io ho scrupoli ad andare in montagna in auto con la famiglia dalle mie parti (veneto) perché ultimamente mi capita di incrociare bande di scalmanati in moto che scendono (soprattutto) o slagono credendo di essere in pista.
    Gli spaventi li fanno prendere anche a me, che non so cosa aspettarmi dietro una curva o quando mi passano a 30 centimetri dalla macchina.
    Sono stato motociclista anch’io (e spero di tornare ad esserlo presto) e non so quanti pericoli ho corso a causa delle auto ma non si può dare sempre la colpa a loro.
    Ci sono troppi motociclisti deficienti!!!

  7. Pingback: Scuole e corsi di guida sicura in moto 2010 (Yamaha Tecnical partner) | Pianeta Riders

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