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Storie di piloti: Baldassarre Monti, un amico, un campione, una giornata insieme sulla Cisa

Il ritratto di un pilota, Baldassarre Monti, che parte da un ricordo personale, quello di una splendida giornata passata insieme in moto tra le curve della Cisa

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L’afa in città è insopportabile, ma nonostante tutto decido di presentarmi all’appuntamento con Baldassarre Monti, per tutti Sarre, con tanto di giacca, stivali e guanti. L’appuntamento è fissato per le 9.45 davanti al concessionario Kawasaki, e quando Sarre mi vede arrivare rimane stupito per il mio abbigliamento, per così dire “pesante”. Lui, infatti, è in t-shirt, pantaloncini corti e casco jet. Se non fosse per la su MV Agusta F4 750 potrebbe essere scambiato per un qualsiasi turista. Osserva attentamente la mia Tornado, le gira intorno e commenta – Bella, bellissima, peccato che in fatto di affidabilità lasci un po’ a desiderare.- Ed in effetti non ha tutti i torti. Mettiamo in moto e ci dirigiamo verso Varano de’ Melegari. Sarre e la sua MV davanti, io e la mia Tornado a seguire. Dalle “canne d’organo” della MV esce una musica che tocca il cuore. Ogni centauro che si rispetti non può non rimanerne estasiato. Il suono della mia Benelli è diverso, più “sporco”, ma non per questo meno affascinante. Giunti in autodromo la delusione sui nostri volti è palese. Solo qualche scintillante Maserati impegnata, forse, in un corso di guida sicura. A quel punto torniamo verso Fornovo e puntiamo dritti sulla Cisa. Sarre è sempre davanti, ma non conosce la strada. Contrariamente a lui, io su questa strada ci sono nato, motociclisticamente parlando. Ed in uscita dal primo tornante di Piantonia do più gas e lo supero. Lui ovviamente mi lascia passare. Resto davanti fino ai Boschi di Bardone, dove decidiamo di fermarci. Ancora incredulo del momento che sto vivendo, riprendiamo i discorsi interrotti qualche sera prima sui suoi trascorsi in Superbike. Improvvisamente Sarre si alza e si dirige verso il lato opposto della strada, si avvicina ad una casa e, rivolgendosi alla donna sulla soglia, chiede di poter accendere la sua sigaretta. Torna verso di me con il sorriso sulle labbra, finalmente ha ottenuto ciò che desiderava da un pezzo. Purtroppo, il nefasto suono di una sirena squarcia in modo violento la magica atmosfera della Cisa. Probabilmente qualche centauro dai pruriti eccessivi ha “assaggiato” l’asfalto…
Poco dopo si ferma con noi una Brutale. È Marco Dall’Aglio che ha riconosciuto Sarre. Ora la festa è al completo! Un quarto d’ora dopo, ci congediamo da Marco Dall’Aglio e dal fresco della Cisa e scendiamo verso Parma. Siamo nuovamente immersi nell’insopportabile afa cittadina.

Era il 20 luglio del 2008. Uno dei ricordi più belli che conservo di Baldassarre Monti, una splendida giornata insieme. Quattro mesi più tardi, il 20 novembre, Sarre morirà in un tragico incidente stradale nei pressi di Sorbolo Levante, mentre era in sella al suo scooter. Nato a Casalmaggiore, nel cremonese, il 19 aprile 1961, Baldassarre Monti si trasferì a Sorbolo a soli tre anni. E fu proprio qui, in questo piccolo centro della bassa parmense, che Sarre mosse i primi passi sulle due ruote. Di nascosto dal padre amava gareggiare con gli amici in sella alle moto da cross nella vicina fornace di Casaltone. Nel 1983 abbandonò le ruote artigliate per la pista, dove a Varano, in sella ad una Kawasaki GPZ 900, cominciò a “staccare” tempi da capogiro. Tre anni più tardi cominciò a gareggiare nei campionati Sport Production in sella a Cagiva e Yamaha, rispettivamente nella 125 e nella 350. Nel 1988, in sella alla Ducati 851 conquistò il titolo nazionale riservato alle bicilindriche. Fu un anno strepitoso, 28 successi su 37 gare disputate furono il suo lasciapassare per il mondiale Superbike, che nel 1989 lo vedrà accanto a Raymonde Roche sulle 851 ufficiali. Oltre all’ottava posizione nel mondiale, conquistò anche il titolo italiano, sempre nella Superbike.
Nel 1990 lasciò la casa di Borgo Panigale per la Honda ufficiale del team Rumi, andando ad affiancare il campione del mondo uscente Fred Merkel. Fu nuovamente ottavo, nonostante la decisione del team di ritirarsi dal campionato con tre gare di anticipo.

Sarre_Racconto

Il 1991 fu, invece, un anno molto travagliato. Cadde in Austria procurandosi diverse fratture e un’emorragia cerebrale. Andò un po’ meglio l’anno successivo, anche se fuori dalla top-ten, per poi tornare nelle retrovie nel 1993, la sua ultima stagione nel mondiale Superbike. Nel 1994 si trasferì in Germania chiamato da Peter Rubatto, che gli offrì la nuova Ducati 916 per disputare alcune gare del campionato tedesco. Ma che gli chiese anche di partecipare al Tourist Trophy. E poteva un pilota come Sarre, impulsivo e sprezzante del pericolo, non farsi conquistare dal fascino della gara più estrema del mondo? Certo che no! E fu la sua fine! Si schiantò in prova a Sarah’s Cottage finendo in coma per tre mesi e dovette dire addio per sempre al mondo delle corse. Quel mondo a cui tanto aveva dato e dal quale aveva però riscosso molto meno di quanto meritava.



1 Comment

  1. Roberto Giuliano

    2015/05/13 at 9:20 PM

    Se non sbaglio correva con il team Rumi

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