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Ritratto di Pilota. Incontro con Giancarlo Falappa: l’uomo, il campione, la nostra intervista


(articolo di Amedeo Roma)

Giancarlo Falappa, Carl Fogarty, Troy Baylis, sono solo alcuni dei nomi che rimarranno per sempre legati al ricordo e alla passione dei ducatisti veri, quelli che la moto “è moto” solo quando a spingerla ci sono 2 cilindri bolognesi e una distribuzione desmodronica. Oggi vi racconteremo la storia di Giancarlo Falappa, il Leone di Jesi, forse quello che maggiormente ha fatto innamorare, e allo stesso tempo soffrire, i cuori degli appassionati. Abbiamo incontrato Giancarlo in occasione dell’ultimo World Ducati Weekend per fare due chiacchiere, ma prima, ripercorriamo insieme la sua storia.

La carriera di Falappa parte dal motocross, dove – giovanissimo – si impone subito nel campionato Italiano Cadetti. Ma la voglia di cordoli è tanta, e così, ben presto sbarca in pista dove è subito evidente a tutti una cosa: il ragazzo spinge forte ed è dotato di quel pizzico di “follia” che  contraddistingue da sempre i grandi campioni. E infatti, con la Suzuki GSX-R 1100 messagli a disposizione da una concessionaria, Giancarlo si aggiudica, nel 1988, tutte le 4 sellettive del Campionato Italiano Sport Production, approdando da protagonista alla finale sul circuito del Mugello, dove gli viene affidata una Bimota ufficiale. Ma non solo, se avesse vinto il campionato sarebbe passato dritto al mondiale Superbike dopo appena una stagione di gare in pista. L’emozione, però, gli gioca un brutto scherzo e il leone di Jesi cade nel giro di allineamento rompendo la pedana del cambio. Ma Giancarlo non si arrende, parte lo stesso senza pedana, e ottiene persino il giro più veloce in gara. Peccato però che finisce ancora una volta a terra. Ma la fortuna è dalla sua, e la stessa sorte capita al suo antagonista nel campionato decretando così Giancarlo campione italiano e aprendogli di fatto le porte al mondiale SBK.

Il debutto nel campionato delle derivate di serie avviene nel 1989 sul circuito di Donington dove ottenne la superpole e vinse la sua prima gara nel mondiale mettendo da subito in discussione il ruolo di prima guida destinata al famoso Fabio Biliotti. Il campionato si chiuse con un fantastico sesto posto in classifica mondiale con ben tre vittorie all’attivo. Ma era soprattutto il pubblico, oramai, ad essere stato conquistato da quel folle e determinato pilota italiano. Giancarlo, infatti, era audace, un vero “picchiatore”, che una volta abbassata la visiera puntava dritto alla vittoria senza mezze misure. Chiunque si trovasse sulla sua traiettoria era avvisato: il sorpasso era sempre imminente, in qualsiasi punto del circuito, ed in qualsiasi fase di gara.

Nel 1990 Falappa passa alla Ducati in sella alla fantastica (ed amatissima) 851. Suo compagno di squadra, l’affermato pilota francese Raymond Roche; Giancarlo non perde tempo, e al debutto ottiene subito Pole e vittoria, cui seguirano altre due fantastiche affermazioni. Purtroppo, però, sul circuito di Zeltweg, Austria, arriva il primo importante incidente della sua carriera: a cinque minuti dalla fine delle prove ufficiali, nella ricerca del miglor tempo, cade a 240 km/h orari cercando di evitare un pilota che procedeva più lento. Sbatte con violenza contro il guard-rail e il referto medico sarà drammatico: 27 fratture, rottura dell’arteria femorale con conseguente perdita di 2 litri di sangue, e spalla sinistra distrutta. Se non bastasse, anche 12 giorni di coma. Quell’anno il titolo mondiale viene vinto dal suo compagno di squadra Raymond Roche, ma Giancarlo, nonostante tutto, ottiene comunque un ottimo sesto posto in classifica mondiale. Il legame con la casa bolognese è forte e indissolubile, tanto che viene riconfermato pilota ufficiale da Gianfranco Castiglioni, allora proprietario, anche nel campionato del 1991 in sella alla Ducati 888. Il ritorno in pista avviene in febbraio contro i pareri dei medici viste le conseguenza del gravissimo incidente che gli limitano il movimento del braccio e della gamba sinistri. Il risultato finale fu un onorevolissimo undicesimo posto nella classifica del campionato del mondo SBK, viste le condizioni fisiche decisamente precarie.

Nel 1992 Giancarlo Falappa è compagno di squadra del campione del mondo del 1991 Doug Polen, sempre in sella ad una moto del team ufficiale Ducati: novità importante è il cambio di marca degli pneumatici da Michelin a Dunlop. Il pilota di Jesi aveva recuperato una buona forma fisica, che gli permise di ritornare ad infuocare il pubblico con la sua guida imprevedibile e i duelli epici: due le manche vinte proprio sul circuito del Zeltweg; circuito che aveva messo in serio pericolo, oltre alla carriera di pilota, anche la sua vita. Concluse il campionato mondiale del 1992 in 4° posizione con all’attivo ben sette vittorie totali.

Il 1993 vede il leone di Jesi ancora in sella alla 888, in coppia con il funabolico Carl Fogarty; a gestire la squadra è l’ex pilota del mondo Raymond Roche; inoltre c’è un nuovo cambio di coperture e si ritorna alla casa francese Michelin. Giancarlo è protagonista fin da subito con la vittoria su asfalto bagnato nel pericoloso appuntamento di Brands Hatch. Spettacolare la sua prestazione: un minuto di distacco al secondo arrivato, doppiando addirittura fino alla settima posizione. Vince anche in Germania, poi a Misano, in Italia, ottiene una fantastica doppietta. Vince nuovamente a Zeltwer (Austria), poi a Monza. Alla fine le vittorie sono 8, il bottino lo porta in 5° posizione nella classifica mondiale. Per il 1994 Giancarlo viene contattato dalla Honda per scendere in pista con la Honda RC47, ma non accetta. Lui si sente rosso dentro, lui si sente legato a quelli che l’anno sostenuto nel momento del suo incidente, si sente legato ai Castiglioni. Rimane in Ducati ma si sposta insieme a Carl Fogarty nel team gestito da Virginio Ferrari. La moto è nuova, la fantastica 916. Il primo Raund, sulla pista di Donington Park (GB), lo vede relegato per due volte in quinta posizione a causa di problemi tecnici al nuovo cambio elettronico. Ma il destino aveva in serbo un altro passaggio oscuro per il nostro eroe. Durante un test sulla pista di Albacete un improvviso cediemento del cambio sbalza Giancarlo via dalla moto facendogli battere violentemente la testa. Una botta tremenda e 38 interminabili giorni di coma, combattendo un’altra corsa, difficile ed importante: quella per la vita. Falappa per fortuna ce l’ha fatta, ma si chiuse con grosso rammarico la storia motociclistica di un grande campione.

L’intervista

L’appuntamento col WDW sul circuito di Misano Adriatico ci ha dato l’occasione di incontrare con immenso piacere Giancarlo. Ci siamo incontrati su quella che per lui è ormai la base mobile, il camper attrezzato e verniciato con i colori delle Ducati con cui ha corso; uno squillo di telefono e il campione con grande disponibilità ci accorda un appuntamento.

Giancarlo il mondo del bicilindrico ad elle ti è stato sempre vicino, sia in pista che fuori, quando hai dovuto affrontare le cure dopo i tuoi gravi incidenti: pensi che questo sia stata una medicina in più per la tua guarigione?

Nella mia carriera ho avuto diversi incidenti, nel primo che ebbi nel 1990 a Zeltweg, ben 27 fratture e 12 giorni di coma, la voglia e la determinazione e convinzione che sarei ritornato in pista fu una spinta a guarire il più in fretta possibile. Il secondo grave incidente avvenne sul circuito di Albacete durante alcuni test privati con la nuova 916; il cambio elettronico cedette e caddi procurandomi gravi ferite ed andando in coma per 38 giorni. Guarii ma li ebbe fine anche la mia carriera; certo, il tifo e l’attaccamento dei miei tifosi, il loro affetto che ancora oggi mi sostiene è stato una ulteriore spinta per venir fuori da quel momento tragico.

Nella tua carriera in Ducati hai avuto la fortuna di poter guidare tre fantastiche moto, la 851, poi la 888 ed infine la 916. Quale tra queste hai amato di più e ricordi con maggior gusto?

Sicuramente la moto che ho amato di più è stata la 916, una moto fantastica e vincente. Nacque in pista, io fui partecipe di quel progetto, il suo obbiettivo primario era quello di vincere, quindi non cerano compromessi; dopo averla resa ottima per la pista si lavorò per farla diventare una stradale.

Cosa pensi del difficile momento che sta attraversando la Ducati nel mondiale SBK? Piloti che si sono spenti, moto non competitiva o  troppi cambiamenti con la migrazione di Davide Tardozzi?

Il problema di Ducati non è nei piloti, nel senso che Haga ha attraversato un periodo buoio, Michel a mio parere ha dato sempre il massimo, e credo anche che la scelta di Tardozzi abbia solo in un primo momento creato qualche piccolo problema. Secondo me il vero motivo per cui si sta attraversando un periodo così difficile, con scarsi risultati, è in un regolamento che ci penalizza in maniera importante. Il peso della nostra moto non permette di compensare le prestazioni delle quattro cilindri, in questo momento per esserci equità di prestazioni la 1198 dovrebbe poter esser più leggera.

Come vedi in questo momento la situazione della Moto Gp?

Non so come risponderti, nel senso che non la seguo molto. La Moto Gp è un po’ come il calcio, tutti sono tifosi, ma a mio avviso i veri tifosi sono qui nella SBK, quelli veri intendo dire.

Alla fine ci concediamo un saluto ed un abbraccio al grande Falappa, tanto disponibile, tanto amato dai suoi tifosi. Incredibile come nel ripercorrere insieme il tratto d’ingresso al circuito Giancarlo venga ricoperto dai saluti entusiastici dei presenti che gli urlano: “grande Falappa”. Il leone sorride e non si sottrae al tifo ed all’affetto del suo pubblico: i mondiali non li ha vinti, ma una cosa è certa: resta e resterà per sempre nel cuore degli appassionati di quel fantastico mondo chiamato SuperBike. 


3 Comments

  1. callaghan

    2010/07/07 at 2:52 PM

    QUANDO LA PASSIONE E’ TUTTO E VA OLTRE LA VITA E LA MORTE.BELL’ARTICOLO!!! IN RICORDO DI UN LEONE CHE NON HA MAI MOLLATO

  2. Pingback: Tempi di sbarramento, morte delle gare - DaiDeGas Forum

  3. Carlo Scarponi

    2018/08/01 at 4:28 PM

    Salve, ci sono piloti bravi come Giacomo Agostini ma molto fortunati che hanno vinto mondiali dei quali forse la metà meritati avendo una moto troppo superiore agli avversari e nella carriera hanno visto morire avversari in grado di batterli…. vedi incidente Monza nel maggio 1973,e ci sono piloti come Falappa coreaceo il piu grande di tutti capace di impreze storiche con la stessa moto di altri che invece sfortunatamente non ha raccolto quanto meritava ma egualmente è passato alla storia di questo bellissimo sport. Grande Falappa

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