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Riders dagli anni 80’: un garage che è uno stargate nell’era dell’eccesso

(Testo e foto di Fabrizio Contino Gravantes)


Vado a Trovare un caro amico con molta passione per la moto ed il viaggio, ma con una particolarità: se entri nel suo garage, ti sembrerà di tornare agli albori della Parigi-Dakar, quando le moto erano fatte di motore, ciclistica e un’elettronica essenziale, ovvero, i giapponesissimi anni 80’.

Il tuo garage sembra un portale aperto negli 80’. Vedo tutte moto dagli occhi a mandorla. Iniziamo da quella Yamaha FJ1100.

<<Era la moto di mio padre, me la diede in regalo quando decise che era tempo di stare un po’ più tranquillo. Da ragazzo la guardavo e ci passavo del tempo, appena ne avevo la possibilità ci montavo su  immaginandomi di sfrecciare su qualche strada del nord America. Amo il suono dei suoi 4 cilindri. Un volta l’ho smontato e rimontato per una totale (ri)messa a punto. Oggi, posso dire di conoscerne ogni singolo pezzo, ma prima di arrivare a questo punto di conoscenza, c’è voluto tempo e molta pratica. Adesso vola sull’asfalto. Oltre che una passione, è legame affettivo con la mia infanzia. Ho ancora in testa l’immagine nitida di quei gruppi di germanici che arrivavano in Italia viaggiando su questa moto, tutti bardati dalla testa ai piedi, nulla li fermava, pioggia, freddo, sembravano cavalieri pronti ad una campagna. Provavo per loro un fascino teatrale>>.

Della moto che mi dici?

<<Che è stata la prima sportiva turistica del suo settore, telaio doppia culla a sezione quadrangolare (lateral frame concept) che avvolgeva per intero il motore, capace di erogare 109 cv alla ruota, esagerata per l’epoca, mono ammortizzatore motocross de carbon, 2 scarichi ereditati dagli anni 70, un serbatoio da gran premio, una consolle integrata, sistema anti-dive in frenata, insomma un bel mix>>.

 

Perchè Gli anni 80 videro il boom delle giapponesi, secondo te?

<<Perché cambia la tecnologia, gli anni 80 segnano un’era in cui le case motociclistiche, per lo più giapponesi, decidono di investire il mercato sfornando modelli iper-esagerarti che a dispetto dei 70’, oltre ad avere più cavalli, godono di un perfetto equilibrio tra ciclistica e componentistica (a parte il peso non sempre contenuto), i carburatori poi, sono sempre più raffinati e vi è un incredibile sviluppo tecnologico delle sospensioni. Alcuni modelli vengono equipaggiati con il turbo, che non avrà un grande sviluppo, confermando però, gli anni 80, come un periodo di sperimentazione oltre che di ricerca sulla sicurezza>>.

C’è una scena di un film famoso con un Tom Cruise non ancora al Top. Ci siamo capiti no?

<<La Gpz 900, fantastica!!! negli anni 80 era importante essere grossi, farsi vedere e la GPZ 900 lo era. Erano gli anni dell’apparire a tutti costi, come in un famoso claim della Honda CB ( vi sentite più agnelli o lupi? ). Era l’era degli ingombri e delle forme esagerate e dell’edonismo più sfrenato.  Ma  sai? non credo che Tom Cruise la sapesse guidare>>.

Vedo che nel tuo garage trovano posto: Yamaha, Honda e Suzuki. Tre progetti differenti , ma pur sempre con occhi a mandorla: cosa apprezzi nelle loro differenze.

<<Ognuna di loro ha le proprie peculiarità. Con Yamaha mi sono sempre trovato bene. E’ sincera come moto, affidabile, mai un guasto,  magari poco potenti, ma giuste! Honda mi ha sempre affascinato per la sua guidabilità, sempre pronta a perdonarti tutto, quasi troppo Japan ed a volte eccessivamente asettica. Suzuki, invece, è la più scorbutica che abbia mai guidato, ma sicuramente dipende dal modello, la sensazione è soggettiva>>.

E’ il caso di dire “in giro per il mondo con una giapponese”?

<<Ogni moto possiede il proprio fascino, non esiste una moto brutta, è solo una scelta soggettiva. Per quanto mi riguarda, giro il mondo con quello che ho. Una volta attraversai il deserto del Marocco con una Xt 400. Un’esperienza indimenticabile, soprattutto perché, ad un certo punto, rimasi solo ( chi veniva con me non se la sentiva di affrontare il deserto)  e a quei tempi il Gps non era ancora arrivato. Ci fu un momento in cui scivolai per terra. Rialzandomi, provai la terribile sensazione di essere completamente solo. Solo io, e una distesa color zafferano. Comunque, sappi che non disdegno le moto italiane, anzi, l’Italia ha sempre vantato una cultura motociclistica molto interessante; io stesso ho avuto Ducati e Cagiva per anni, ma secondo me, si son persi una bella fetta di mercato di quel periodo>>.

Yamaha ha vinto parecchie Dakar, hai mai pensato di partecipare prima che trasferissero la gara?

<<Be’, dimmi tu qual’e il  motociclista che non ci abbia pensato almeno una volta nella sua vita. Certo, adesso non corre più in terra africana e non possiede più il fascino di una volta, però non so! Comunque, se dovessi parteciparvi, andrei con la XT600z Teneré che  per me è l’incarnazione perfetta dello spirito avventuriero di quegli anni>>.

Teneré! Oggi sono ritornate di moda. Qual è il loro fascino secondo te?

<<E’ eterna, ed è rimasta nel cuore della gente. Il fascino della Dakar la incarna alla perfezione. Che tu la usi per viaggiare o per andare al bar con gli amici è perfetta. E poi, vuoi mettere questa veterana  con quel serbatoio da 30 litri a far bella mostra di se, ai serbatoi striminziti delle nuovissime sul mercato?>>.

Bene, gli ho domandato tutto quanto avevo da chiedergli e ho preso ottime foto, mi sembra. Personalmente ricordo bene gli anni 80, un’era in cui vi era progresso in tutti i campi, ma Io non avevo ancora sviluppato una passione per le moto, come oggi.  Mi piacevano sì, ma il mio sentire si rivolgeva alla musica ed alle corse d’auto, soprattutto per la Formula Uno di quel periodo. Oggi, in questo garage, osservando queste moto, provo una nostalgica attrazione, forse mi sono perso una parte di storia? Chissà! Lascerò che i miei scatti parlino per me…


3 Comments

  1. Lorenzo69

    2010/03/09 at 2:02 PM

    Complimenti, molto bello questo pezzo/intervista. gli anni 80 sono stati proprio così. un momento davvero particolare per le moto, e in particolare per il motociclismo avventuroso sull’onda dell’entusiasmo delle grandi avventure enduristiche. Qualcuno dice che fu solo una moda. Io non sono per niente d’accordo.
    Molto belle anche le foto. Una curiosità. Chi è l’intervistato? E dove si trova questo garage? :mrgreen:

  2. Gravantes

    2010/03/09 at 8:00 PM

    Sono d’accordo con te riguardo agli 80′. Era un tempo di passaggio, composto da un eredità dai 70′ con in più tutta la sperimentazione e la ricerca che via via si andava sviluppando…
    L’intervistato E’ un mio amico sfegatato motociclista che ha girato parecchio in moto 😆 , adesso sta cambiando garage per averne uno più grande.

  3. Pingback: Voglia di anni 80? Tutti in pista col Yamaha Supertrophy RD/TZ 2010 | Pianeta Riders

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