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Report WDW 2014: Witness of Ducati World

Siamo andati a vedere com’è questo famoso WDW di cui tanto si parla e tra Scrambler, piloti, ombrelline e stunt show abbiamo scoperto l’ingrediente segreto di tanto successo

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Misano Adriatico, Circuito Internazionale Marco Simoncelli

Il sole non è sorto che da poco e noi siamo già arrivati al famosissimo circuito romagnolo, dove è ormai tutto pronto per l’ottava edizione del WDW, acronimo che sta per World Ducati Week. Ogni due anni, infatti, il popolo dei Ducatisti si dà appuntamento qui per una kermesse che serve a sfogare la voglia di “Desmoemozioni” e, quest’anno, abbiamo deciso di esserci anche noi, per vedere cosa riesca a convincere oltre 65.000 persone a rinunciare ad un fine settimana di sole e mare, per girovagare su un assolato piazzale asfaltato.

Certo, la passione per le moto e per le Ducati soprattutto, lo sappiamo, è forte e duratura, ma cos’è che veramente riesce a convincere tante persone a compiere questo accaldato sacrificio, soprattutto alla luce del fatto che l’evento è a pagamento?

Come dicevamo, arriviamo di buon’ora e subito ci mettiamo a girare, programma alla mano, per non perderci nessuna delle attrazioni che costituiscono il WDW.

Due nuove Ducati

Appena superato il cancello d’ingresso pensiamo d’aver capito quale possa essere il richiamo per tutte le moto che già dal mattino continuano ad arrivare, andando a riempire e colorare il paddock del circuito. Vediamo infatti una serie di container gialli, impilati in una zona che ricostruisce una spiaggia, con un’enorme scritta sopra, una scritta che da sola risveglia mitici ricordi: Ducati Scrambler.

Così, tra la sabbia e l’erba sintetica, si snoda una lunghissima fila che termina all’imbocco di uno di questi container. Il sole picchia duro, un sistema d’irrigazione spara acqua davanti a dei ventilatori che la nebulizzano, portando sollievo alle persone in attesa di entrare per vedere la nuova ed attesissima moto della Ducati. Ci vuole più di un’ora e mezza per arrivare all’ingresso dove una ragazza molto carina ci invita a consegnarle il cellulare, dal momento che non sarà possibile scattare alcuna foto alla Scrambler.

Quando finalmente tocca a noi, entriamo assieme ad altre otto persone e ci troviamo pigiati in questo cassone di metallo con la moto coperta al centro. Un breve video ci ricorda la bellezza e la storia dell’ormai mitica “motoretta” bolognese fino a che, finalmente, un uomo della Ducati non la svela. Corta, semplice e gialla, così ci appare all’improvviso. Non si possono far domande, ma la si può spogliare e studiare con gli occhi, scoprendo che la nuova Scrambler sarà dotata del motore ad aria del Monster 796, avrà un solo disco anteriore da 320 mm con pinza Brembo a 4 pistoncini, monoammortizzatore senza serbatoio a gas, niente elettronica, o quanto meno niente Riding Mode, manubrio comodo e largo,sella accogliente, particolarissimo faro perimetrale a led e tutto quel fascino che rese famosa la moto degli anni ’70, pur lanciando quest’icona direttamente negli stilemi del XXI secolo. Le persone che sono con noi urlano emozionate o rimangono silenti a bocca aperta, queste le due reazioni.

Hypermotard_SP_MY15_11

La fila per la nuova Scrambler è una costante durante tutti i giorni del WDW, non c’è mai un momento in cui non ci sia, così come c’è sempre un capannello di persone che ammirano la nuova livrea della Hypermotard SP, la versione più sportiva del motard bolognese, che proprio qui è stata presentata nella sua nuova colorazione, praticamente rubata alla Multistrada Pikes Peak. Forse la vista della nuova moto è una delle attrazioni maggiori, ma non serve a giustificare da sola la presenza di tutte queste persone, quindi ci rimettiamo in moto e proseguiamo alla volta della sala stampa per andare a sentire le dichiarazioni di chi corre per la Ducati.

Piloti MotoGP e SBK

Appena saliti in sala stampa troviamo un’altra piccola folla, stavolta interamente composta da giornalisti, venuti per l’occasione da tutto il mondo, che si assiepano in attesa di veder comparire gli uomini della Ducati. È Francesco Rapisarda, Direttore della Comunicazione Ducati, il primo a darci il benvenuto e ringraziarci per la presenza, per passare immediatamente la parola a Claudio Domenicali, l’uomo che guida l’azienda bolognese e che ne segna il successo. Domenicali parla dei risultati ottenuti dalla Ducati in termini di vendite, con un + 3% che, con la persistenza di una crisi che non sembra voler finire, suona a dir poco stupefacente, così come ci inorgoglisce sapere che nella lontana Thailandia sia stato aperto un nuovo impianto della casa bolognese che è in rapida crescita nel mercato asiatico e che, da pochissimo, ha anche avviato il processo di “Ducatizzazione” dell’India. Subito dopo Domenicali, compaiono in sala stampa alcuni personaggi assai noti a chi segue le corse.

L’ingegner Dall’Igna, nuovo responsabile dello sviluppo delle moto da corsa, si dice contentissimo ed emozionato per la presenza di così tante persone al WDW e svela che presto assisteremo ad importanti novità sulle Rosse che prendono parte ai campionati di MotoGP e SBK, a cominciare dall’imminente adozione di una nuova carenatura.

Dopo quest’importante dichiarazione da parte del tecnico veneto, vediamo arrivare i volti più noti al grande pubblico: Andrea Dovizioso, Cal Crutchlow, Andrea Iannone, Davide Giugliano e Chaz Davies. Si dicono tutti molto contenti dell’incredibile ed enorme presenza di persone al WDW e mentre tutti confermano il proprio impegno per portare nelle prossime stagioni la Ducati ad un maggior numero di successi, alcuni snocciolano anche alcune perle. Andrea Dovizioso, ad esempio, afferma che dopo una lunga trattativa è finalmente arrivato il rinnovo, di altri 2 anni, per il suo contratto, così come Cal Crutchlow, con entrambe le braccia ancora ingessate per l’operazione da poco superata, smentisce quanti lo volevano in partenza dalla squadra di Borgo Panigale. Altra interessante novità è che Andrea Iannone, di fatto pilota Ducati anche se in forza al Team Pramac, potrebbe essere per la prossima stagione il terzo pilota del team ufficiale, come fece la Honda qualche anno fa.

WDW2014_141

Giugliano e Davies, rappresentanti del fronte SBK, nonostante non abbiano eclatanti rivelazioni, confermano che il loro impegno sarà sempre maggiore e, soprattutto il pilota romano, fa intendere che i numerosi buoni risultati ottenuti andranno ad aumentare e che il suo principale lavoro sarà sul versante della concentrazione, per evitare quei piccoli errori che quest’anno, alcune volte, gli hanno impedito di salire sul podio in tutte le gare disputate. Certo è che la conferenza stampa dei piloti è avvenuta a porte chiuse, il grande pubblico che in parte sembra esser venuto per loro, non ne ha potuto godere e quindi: quando e come incontreranno le migliaia di tifosi che nel frattempo hanno riempito ogni metro quadrato del circuito Marco Simoncelli?

Autografi, foto e sgommate

Quando escono dalla sala stampa una vera e propria folla li attende ed i piloti, invece che sottrarsi all’abbraccio dei loro sostenitori, li invitano a seguirli in una zona adibita proprio agli autografi ed alle foto. Non solo i grandi campioni di oggi, ma anche le immortali icone della Ducati si uniscono all’abbraccio, rendendosi disponibili per ore, sotto un sole cocente e squagliante, a firmare autografi e regalare sorrisi per le foto. Ritroviamo così i nomi leggendari dell’italico passato, come il Leone di Jesi Giancarlo Falappa o l’indimenticabile Pierfrancesco Chili, arriva Carlos Checa, seguito dal connazionale Ruben Xaus quando sentiamo una vera e propria ovazione all’indirizzo di Carl Fogarty e di Sua Maestà Troy Bayliss.

Un vero delirio, la folla impazzisce alla visione di tanti titoli mondiali in così pochi metri quadrati. E se non fossero sufficienti autografi e sorrisi, i Riders od ex Riders Ducati, hanno dato vita ad una Drag Race a bordo della “strappa-asfalto” Ducati Diavel. Ai piloti già menzionati si sono aggiunti Matteo Baiocco e Regis Laconi, mentre il posto del leone di Jesi è stato preso dal collaudatore Michele Pirro. Fumo ed odore di copertoni durante la gara che vedeva i piloti sfidarsi a due a due e, mentre il grande pubblico si aspettava una finale tra Fogarty e Bayliss, forse i più rappresentativi piloti Ducati, il trofeo finale è andato a Regis Laconi, il più bravo di tutti nell’accelerazione da fermo.

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In pista: onore, impennate e salsicce!

Forse non è la Drag Race il motivo principale per cui tutti questi Ducatisti sono venuti al WDW, per quanto sia sicuramente l’evento che catalizza la maggior attenzione, ma forse il motivo di tanta presenza va comunque ricercato sull’asfalto della pista, più che su quello del paddock. Sì, perché prima di prender parte alla gara d’accelerazione sponsorizzata dalla Tudor, tutti i piloti hanno dato vita ad un bellissimo giro d’onore, assieme anche ai piloti di campionati meno famosi, come quello di moto storiche, portando i musetti delle moto a puntare il cielo in rettilineo, con bellissime e sensazionali impennate.

Sempre a proposito di impennate, sempre sul rettilineo del traguardo, quattro pazzi hanno dato vita ad uno spettacolo adrenalinico e funambolico. Lo Stunt Team Ducati, capitanato dallo spagnolo Zamora, ha infatti tenuto il pubblico col fiato sospeso per quasi un’ora, eseguendo trick incredibili con le moto della Ducati. Si sono alternati applausi scroscianti a silenzi d’ammirazione quando questi veri e propri pazzi del monoruota hanno dato prova di sé a bordo di moto come la Panigale o il Diavel che non sono certo facili da gestire in manovre estreme come ad esempio lo stoppie eseguito con la sola mano sinistra.

E dopo tanta adrenalina, al calar del sole, in pista arrivano i bagnini della riviera romagnola. Sì, avete capito bene: i famosi bagnini “castiga turiste”. “A far cosa?” sarebbe lecito chiedersi. Ma la Rustida ovviamente! i 60 bagnini, infatti, assieme a 25 dirigenti della Ducati, si sono letteralmente rimboccati le maniche ed hanno personalmente sfamato tutto il pubblico, grigliando tonnellate di carne e servendo ettolitri di bibite, dopo aver abbandonato ogni formalismo per abbracciarsi tutti insieme in nome della passione per la Ducati. Ma possibile che sia per qualche salsiccia e un paio di birre che si sia mossa tutta questa gente?

Ancora pista, ancora impennate e ancora sconti

Ok, senza dubbio vedere dal vivo i propri idoli è una grande emozione, come si rimane affascinati nel vedere un pazzo che fa 100 e passa metri sulla sola ruota anteriore mentre con la mano sinistra dosa il freno, ma non siamo convinti che sia questo a giustificare tanta affluenza. Sì, perché parliamoci chiaro: un conto è vedere, tutt’altra storia è fare!

Lo sanno bene i Ducatisti, lo sa ancor meglio la Ducati stessa che per questo motivo ha fatto in modo che alcune esperienze fossero vissute in prima persona dal pubblico. È stato infatti il rombo del bicilindrico bolognese il sottofondo “musicale” perpetuo del WDW: il rombo delle moto dei piloti, certo, il rombo delle moto degli stunt, ma soprattutto quella sferragliante musica che si sentiva costantemente arrivare dalla pista. Ogni qual volta finiva un’esibizione, infatti, la pista veniva immediatamente riaperta ai tantissimi appassionati che si erano prenotati un turno di guida, portando la propria Ducati ad affrontare curve leggendarie come La Quercia, Il Tramonto o Il Carro, dimostrando che non servono semimanubri bassissimi o tripudi di cavalli, ma che anche con una Multistrada o un Monster prima serie ci si può divertire a sfidare sé stessi nella guida. Certo, per motivi di sicurezza è vietato mettersi a fare gli scemi in pista, quindi, essendo una festa ed essendo ben accetta un po’ di goliardia, è stata messa a disposizione dei “WDWisti” una Wheelie Machine anche nota, per dirla all’italiana, come simulatore d’impennata.

Un Monster assicurato ad una specie di carrello, con la ruota posteriore che scorre su un rullo, un po’ come quelli che si possono usare per trasformare una bici in una cyclette, un cavo d’acciaio che impedisce il ribaltamento ed il divertimento è assicurato: a centinaia sono saliti sul simulatore ed hanno fatto letteralmente puntare il cielo al Monster, aiutati da uno stunt professionista che spiegava come eseguire la manovra e rassicurati dall’altissimo livello di sicurezza che rende l’attrazione più tranquilla di una passeggiata in spiaggia. A proposito di file chilometriche, vediamo ad un certo punto una di quelle code fatte a serpente, come al controllo passaporti, con una vera e propria folla tranquillamente in attesa: ogni tanto una decina di queste persone vengono lasciate entrare nell’edificio adiacente alla pista e, come un lombrico paziente, la coda avanza di qualche metro. Che diavolo ci sarà là dentro? La curiosità viene subito fugata, quando lo chiedo ad un ragazzo in fila: l’outlet Ducati.

Aspettando il proprio turno, infatti, si può accedere al più proibito dei sogni per un Ducatista: una sala piena di prodotti Ducati, sia merchandising che parti di ricambio, venduti a prezzi stracciati, motivo dell’incredibile luccichio che vediamo negli occhi di questi pazienti appassionati che neanche sembrano accorgersi degli oltre 35° di caldo che fanno.

La grande festa ed ecco svelato l’arcano

Abbiamo girato in lungo e in largo per l’autodromo di Misano, abbiamo sviscerato ogni singola attrazione del WDW alla ricerca del motivo per cui oltre 65.000 persone, ogni due anni, si danno appuntamento qui, eppure ancora non siamo riusciti a capirlo. Nel districarsi tra le migliaia e migliaia di moto parcheggiate, per il 95% Ducati, abbiamo visto le targhe più strane: da quelle del Lichtenstein a quelle australiane, dalle targhe del Texas a quelle riportanti strani ideogrammi, abbiamo visto occhi a mandorla spuntare da sotto il cappuccio di alcuni ninja e ragazze a seno scoperto dipinte con l’emblema della Ducati, giovincelli brufolosi e vecchi sbilenchi, tutti immancabilmente rapiti dal rosso di Borgo Panigale, eppure, una volta tramontato il sole, ancora non abbiamo capito quale sia il trait d’union di questa festa, l’ingrediente segreto.

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Il sole ormai tramonta, regalando un po’ di frescura dopo una giornata infuocata, quando vediamo che tutti, come richiamati da un silenzioso segnale, si dirigono verso una tribuna; ci accodiamo anche noi ed andiamo a vedere cosa succede. Prendiamo posto posto sugli spalti, mentre gli altoparlanti diffondono le note di “you shock me all night long” degli AC/DC, quando finalmente s’interrompe la musica e sui megaschermi montati su 6 TIR parcheggiati in pista, cominciano ad esser proiettate delle immagini a tema Ducati.

Una voce conosciuta poi ci dà il benvenuto: è Andrea Pellizzari, l’ex Iena friuliana diventata famosa per il suo Mr. Brown. L’anchorman della televisione ci intrattiene e presenta le varie esibizioni che prendono vita sotto i nostri occhi, intervallando uno spettacolo di tamburi alla presentazione dei vari Ducati Owner Club, da uno spettacolo di trampolieri piromani ai saluti dei grandi campioni Ducati, addirittura richiama alla ribalta Claudio Domenicali, l’amministratore delegato della Ducati che abbandona le vesti istituzionali per salutare tutti e strillare il proprio amore alla moglie, nascosta in mezzo a noi del pubblico, testimoniandoci quanto siano le emozioni il vero cuore della Ducati. Forse l’unico neo di questa festa è proprio Pellizzari, un po’ fuori luogo e, benché volto noto della tv, poco “Ducatista inside”: avremmo preferito un meno noto Rapisarda, il capo della comunicazione Ducati, a presentare l’evento; certo, i più si sarebbero chiesti chi fosse, ma in termini di passione, conoscenza e savoir faire sarebbe stato sicuramente migliore, eppure, è proprio grazie a Pellizzari che alla fine abbiamo capito quale sia il vero segreto del WDW. Come un vero e proprio tormentone, con il suo inglese maccheronico, il “comico” televisivo ci ricordava ogni piè sospeso che “we are the event, you are the show!”.

Eccola la chiave del successo del WDW: i Ducatisti

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Sì, perché la Ducati avrà speso anche un occhio della testa per organizzare questa kermesse (ad occhio e croce ben oltre un milione di euro), ma il successo l’hanno garantito gli oltre 65.000 appassionati intervenuti. Sono loro il plus della Ducati, sono loro i beneficiari di tanto lavoro, ma anche il motore di questa azienda: persone che hanno percorso migliaia di chilometri a bordo di moto spesso scomodissime o vecchie, malconce o super-preparate, hanno comprato il biglietto, pagato hotel, benzina ed autostrada, fatto ore di fila solo per poter sbirciare la nuova Scrambler o per stringere la mano ad un ex pilota, persone che sono venute con i figli o con i nonni, che hanno rischiato l’insolazione rimanendo per ore con una tuta di pelle indosso solo per poter dire al mondo intero “questi sono i Ducatisti ed io sono uno di loro”.

È innegabile che di fronte a tanta passione non si possa rimanere indifferenti e fa piacere vedere che un’azienda quotata in borsa non pensi solo al profitto ed alle vendite, ma che si ricordi, ogni giorno, di tutti quei singoli Signor Nessuno che nel corso di tanti decenni l’hanno resa uno dei marchi più famosi e blasonati nel mondo delle moto, oltre che il vero orgoglio del made in Italy a due ruote.

Siete liberi di non credermi, siete liberi d’essere scettici e sostenere che la Ducati è un’azienda come tutte le altre e che i Ducatisti non sono niente di più che motociclisti vestiti di rosso, ma se avete un briciolo d’onestà intellettuale, venite a Misano tra due anni e toccate con mano l’immensa passione che solo la Ducati riesce a suscitare e che dà vita al magnifico spettacolo del World Ducati Week!


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