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Racconti Riders: italian Coast to Coast (il finale)

Un racconto in presa diretta. Una pagina di Diario Riders sulle orme di una rocambolesca avventura in sella. Si parte dalle sponde del Tirreno per raggiungere l’Adriatico. Nel mezzo, un uomo, l’istinto, la sua moto, e un percorso fitto di curve. Tantissime. Incredibili. Curve.

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(leggi PARTE IPARTE II – PARTE III)

Ricordo ancora il giorno in cui andammo a scegliere insieme la sua prima moto. Le infinite discussioni, e gli occhi che le si illuminarono a giorno nell’istante stesso in cui la vide, quella Suzuki SV650 gialla.

Supero il piccolo lago di Provvidenza, che offre scorci sempre notevoli. Mi vorrei fermare, come faccio di solito, a godermi la bellezza del luogo. Ma stavolta la fretta è troppa. Continuo sull’ondulata SS80, accompagnato dallo scorrere del fiume Vomano. Un angolo di Appennino paradisiaco all’ombra delle aguzze cime del Gran Sasso.

Supero il paesino di Ortolano e, dopo una quindicina di chilometri, incontro il bivio (sulla destra) per Prati di Tivo. Mi torna subito in mente quella volta in cui scalai quella strada in sella alla ZX-10R più verde che abbia mai visto. Pura Adrenalina solforosa. Da Prati di Tivo, la veduta sul Corno Piccolo, è da album dei ricordi. Per chi non ci fosse mai stato, una deviazione straconsigliata.

All’altezza di Montorio in Vomano, saluto la Statale 80 e svolto a destra sulla 150 in direzione Roseto Degli Abruzzi. Inizio a sentire vicina la meta. Giunto nei pressi di Val Vomano scorgo le indicazioni per Penne. È un flash. Mi ricordo che qualcuno, una volta, mi aveva detto “la strada dalla SS150 a Penne è strepitosa”. Andiamo a vedere. La imbocco e… tutto vero: la SS81 disegna 50 chilometri di divertimento puro senza sosta. Badilate ininterrotte di adrenalina motociclistica pura. È tale il piacere di guida che, incontrando uno svincolo per Atri-Silvi Marina (che sicuramente mi avrebbe fatto risparmiare diversi chilometri), faccio finta di nulla e proseguo galvanizzato fino a Penne, suggestiva località impreziosita dal vicino lago omonimo. Continuo ancora per un piccolo tratto, in piega, fino a Loreto Apprutino, per poi intraprendere gli ultimi chilometri, dritti come un fuso, fino a Montesilvano.

Pochi attimi e la Costa adriatica mi si apre assolatissima davanti alla visiera del casco. Fa un gran caldo e sul lungomare c’è un traffico insopportabile; eppure mi sento felice e soddisfatto: ho guidato da Dio e adesso eccomi qui. Passo il ponte e sono già a Silvi Marina. Mi dirigo verso casa di Lei. Ecco il vialetto privato, defilato, in una zona tranquilla, all’ombra, col grande cancello in ferro battuto. Quante volte l’avevamo oltrepassato insieme per andare in spiaggia. Suono il citofono. Mi risponde la voce familiare di sua madre. Quando sente che sono io, sembra trasalire. Farfuglia un saluto veloce e chiude. Il cancello si apre. Percorro lentamente il vialetto di brecciolino fino al porticato della villa. La madre della donna che mi ha fatto correre, come una matto, da un mare all’altro è lì ad aspettarmi, immobile, come un’antica quercia. Mi levo casco, guanti e giubbino, lasciandoli penzoloni sulla moto. Mi avvicino. Tutt’a un tratto lei cambia espressione e con aria in bilico tra il divertito e il rassegnato: “Siete proprio due matti, ma come, non lo sai?” mi dice “guarda che mia figlia è partita stamattina, in moto, proprio per venire da te!

Rimango per alcuni attimi fermo, come un salame, in silenzio, finché un sorriso non mi si stampa sul volto. Mi giro verso la moto. La guardo. Ho la sensazione che mi sorrida. “Signora, la chiami! Le dica di non muoversi di lì che sto arrivando!” Non le do neanche il tempo di rispondermi, saluto con un cenno del braccio, pochi secondi e sono già in sella.
Una nuova meta. Una nuova strada. Vita da Riders…

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