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Non ci Casco!!! | X-Lite X-802 R Ultra Carbon

Una storia di fantasia per scoprire com’è fatto il nuovo integrale X-Lite X-802 R Ultra Carbon, quanto sia dura talvolta la vita e quale metodo di riciclo alternativo poter scegliere per il vecchio casco

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clicca per ingrandireclicca per ingrandire | foto Diema’ images’ maker

Roma, 7 agosto 2014, ore 15.30

Finalmente è giovedì, mancano ancora 36 ore di lavoro e sarò in ferie pur’io. Nella redazione di Pianeta Riders tutto tace, siamo rimasti ormai solo io e Mr. D; mi guardo bene dall’andare a chiedergli alcunché per paura che gli possa venire in mente di assegnarmi un articolo all’ultimo minuto. Guardo l’orologio e penso “dai, ancora poche ore e finalmente te ne vai in vacanza, magari per festeggiare stasera potrei chiamare Manuela e invitarla a cena”.

Per un attimo sento un fremito lungo la schiena e mi dico “Idiota! Mai pensare cose simili, ora vedrai che ti chiama di sicuro”. Attendo immobile, per alcuni istanti con le orecchie dritte come un pastore tedesco, ma dalla stanza di Mr. D non proviene alcun rumore. Così mi persuado di averla fatta franca, prendo il cellulare e scrivo un messaggio a Manuela che, oltretutto mi risponde subito. “Va bene” mi scrive “passami a prendere alle 20”.

No. C’è decisamente qualcosa di innaturale. Tutta questa semplicità mi insospettisce.
Quindici secondi netti. Intercorrono 15 secondi spaccati da che finisco il mio pensiero a che sento la voce di Mr. D squarciare il silenzio per convocarmi nel suo ufficio.

Quando entro nella sua stanza, come al solito, mi dà le spalle. Comincio a pensare che lo faccia apposta, che gli piaccia girarsi con fare teatrale come fosse il capo della Spectre in un film di James Bond.

–   Ho un ultimo articolo da affidarti.

Ne ero certo.

–   Abbiamo ricevuto diverse mail dai nostri lettori, tutte con lo stesso quesito. Pare infatti che molti motociclisti soffrano di problemi alla cervicale, o in generale al collo e che questi, oltre ad un’errata postura, possano dipendere anche dall’eccessivo peso del casco e dalla difficoltà di questo a penetrare l’aria. I medici sostengono che non siano unicamente i caschi la causa di questi dolori… però la cosa mi ha fatto venire un’idea.

“Lui e le sue idee. Ma non se la poteva far venire in mente un mese fa?! Trentasei ore prima delle ferie me la dice? Ma giuro, o è una cosa che si risolve al volo su internet o io gli pianto un “NO”, secco e deciso in faccia. E che diamine. Mi cacci, se crede”. Neanche faccio in tempo a pensare che lui ha già ripreso a parlare.

–   Siccome manca ancora un giorno e mezzo e non hai niente da fare, ho pensato di mandarti sul campo a fare un’indagine. Voglio che tu vada nel più fornito negozio di caschi di Roma e scopra qual’è il migliore per uso stradale e in pista, ma… ma che sia anche il più leggero e meno dannoso per la cervicale. Ah, ovviamente tenendo in considerazione il periodo economico che stiamo affrontando, quindi niente caschi da quattromila euro, ma una cosa che, volendo, potrebbe permettersi anche un neofita, magari con un piccolo sforzo… Insomma: da pista/strada, economico, adatto a chi soffre di cervicalgia. Ecco, per domani pomeriggio me lo carichi sul sito, così poi io lo programmo in uscita per settembre ed è bello che pronto per la nuova annata, d’accordo?!

Annuisco. Altro che “gli pianto un NO in faccia”, sono un codardo ed ancora una volta non riesco a ribattere, se non imprecando mentalmente: “la cervicalgia te la faccio venire io… il casco lo trovo, ma lo uso per tirartelo dietro, brutto testone che non sei altro… Adesso te ne esci con sta storia?! Oltretutto mi dici chi trovo il 7 agosto a Roma e soprattutto perché devo farlo adesso di corsa quando potrei scrivertelo tranquillamente a settembre?!”. Non una parola esce dalla mia bocca che, anzi, disegna un sorriso prima che io lasci la stanza del capo.

Ore 18.30, 37° C, 48° percepiti

La camicia di sottilissimo lino che ho indossato stamani, prevedendo un caldo infernale, è ormai una via di mezzo tra la Sacra Sindone e l’unico indumento di Miss Maglietta Bagnata 2014: mi vergogno e mi faccio schifo, ma ormai l’amor proprio l’ho barattato per il mio posto di lavoro, quindi deglutisco, sospiro e varco la soglia del più grande negozio di abbigliamento moto della Capitale.

Come passo la porta sento una tramontana degna di Stoccolma pietrificarmi tutti i peli del corpo che, come immersi nell’azoto liquido, immediatamente si intirizziscono, preannunciando un’imminente broncopolmonite: ovviamente è l’aria condizionata del negozio che, sparata a 12°, m’investe in pieno, garantendomi ottime chance di scoprire esattamente come si curino le placche alla gola.

Il negozio è deserto, ad eccezione dei due commessi che parlottano in un angolo.

“E chi volevi che ci fosse due giorni prima del mega esodo a comprarsi un casco?!”, mi dico tra me e me.

Uno dei due mi nota e mi si fa incontro, squadrandomi ben bene una volta avvicinatosi, probabilmente schifato dalle condizioni della mia camicia.

–   Buongiorno! Come posso aiutarla?

Ovviamente non dico al commesso che non comprerò alcun casco e che mi servono solo informazioni, quindi mi spaccio per uno di quelli che fanno gli acquisti all’ultimo minuto prima di partire, mi scuso con qualche frase di circostanza per le condizioni della mia camicia e spiego al ragazzo che cerco un casco per uso stradale e in pista che pesi pochissimo, il meno possibile, visto che ho un terribile dolore alla cervicale che mi affligge da oltre un mese e che su tutti i forum che ho consultato consigliavano di passare ad un casco più leggero, magari in carbonio. Il ragazzo sembra aver già sentito la storia e capito cosa mi serve, così senza batter ciglio mi fa cenno di seguirlo nella zona caschi, dove ne prende uno dalla parete e me lo porge mentre comincia a magnificarne le caratteristiche.

–   Questo è stato realizzato utilizzando direttamente la tecnologia della MotoGP; è in fibra di carbonio, con visiera antigraffio, chiusura a doppio anello e, soprattutto è il top della tecnologia giapponese in campo di…

Lo interrompo: conosco la marca che campeggia sulla fronte del casco e so bene quanto sia caro, così gli chiedo subito il costo.

–   Be’, questo è l’ultimo che abbiamo, quindi le posso fare un buon prezzo… le posso togliere un 15%… di listino viene 2.990 euro, però…

Fa per prendere la calcolatrice, ma lo fermo. Gli spiego che non ho intenzione di spendere più di 450 €, anche perché così facendo, so che non me ne troverà nessuno e avrò modo di andarmene senza doverlo comprare.

Il ragazzo non sembra turbato, mi dice di aspettarlo un attimo e sparisce. Mi giro intorno guardando caschi, quando improvvisamente mi ricordo: Manuela!

Decido di chiamarla al volo, prima che torni il commesso, per avvisarla che forse farò tardi.

Dopo qualche squillo mi risponde allegra, io la aggiorno sugli ultimi avvenimenti, dell’inchiesta affidatami da Mr. D e che probabilmente farò un po’ tardi, lei non si scompone e mi dice:

–   Ma figurati, e che problema c’è?! Allora mi sa che mi vado a fare un aperitivo con Enrico che m’ha chiamata proprio ora chiedendomi di vederci. Sai Enrico, quel tuo collega che è anche un mio ex collega di quando lavoravo in quell’agenzia, dai, quello che abbiamo incontrato quella sera a casa di quel tuo amico da cui t’avevo accompagnata…

In un lampo mi torna alla mente il momento esatto in cui capii che Enrico, nonostante le sue teatrali affermazioni di grande amicizia, si rivelò per quello che in realtà è. Era poco che conoscevo Manuela e quando scoprii che questo Enrico era una nostra amicizia in comune, insistetti con un altro mio amico affinché organizzasse una cena per farli rincontrare, in buona fede, e siccome lui, Enrico, aveva più volte manifestato solidarietà e comprensione per il mio stato di single, ero convinto che avrebbe fatto il tifo per me con Manuela e che, anzi, mi avrebbe proprio aiutato a conquistarla. Peccato che quando tutto sorridente io feci finta di presentarli, lessi perfettamente nel suo sguardo la passione per Manuela, vedevo, come se avesse il cranio trasparente, il suo microcefalo che pensava a come portarmela via, a come fare per approfittare della situazione e capii che più che un amico era solo un grandissimo, gigantesco, ennesimo pezzo di Me…

–   Eccomi qui! Ora le faccio vedere quest’altro casco allora.

Il commesso mi arriva alle spalle senza che me ne accorga, gli faccio cenno di aspettare un minuto e vado a chiudere la telefonata con Manuela.

–   Dai, non preoccuparti, io allora vado a farmi quest’aperitivo con Enrico… Se non fai troppo tardi ci raggiungi, sennò ci vediamo uno di questi giorni. Un bacio enorme, ciao!

“Ma come?! Preferisci un aperitivo con quel viscido ciccione peloso, con anche un’incipiente ed inarrestabile calvizie, ad una cena in mia compagnia?!”. Sentivo la rabbia crescermi dentro, continuavo a rivedere i piccoli occhi ravvicinati del viscido, la sera che li feci incontrare… io proprio li feci incontrare… ed ora ero bloccato qui per un maledetto articolo da scrivere.

“E sia: se preferirà un attrezzo simile a me, vorrà dire che non mi son perso nulla… Ora concentrati sul casco!”.

Devo sforzarmi molto per dissimulare tranquillità ed interesse per il casco, ma quando il ragazzo lo tira fuori dalla scatola e dalla sacca protettiva, a vedere tutto quel carbonio luccicante riesco effettivamente a focalizzarmi su di esso. Una striscia bianca corre al centro, le prese d’aria sono di metallo cromato, il carbonio si vede benissimo, con una trama che mi fa pensare un’unica cosa: ma è bellissimo!

–   Questo è l’ultimo nato in casa X-Lite: è l’X-802 R Ultra Carbon, 100% made in Italy. Quella che sembra fibra di carbonio è, indovini un po’, autentica e leggerissima fibra di carbonio. Sente com’è leggero… ecco, lo prenda in mano, lo confronti con quel X-802 che ha lì vicino…

Prendo l’altro casco che mi indica e, uno per mano, confronto i pesi: effettivamente è decisamente più leggero. Intanto il commesso continua con la sua opera di spiegazione.

–   Sente?! Il carbonio lo rende più leggero e più resistente e poi, come tutti gli X-802 R, dispone di tutte le caratteristiche del casco top di gamma della casa che protegge le teste di piloti come Melandri e Checa: presa d’aria ad ampia portata con funzione disappannante, protezione anteriore con scarico aerodinamico integrato, estrattore laterale e posteriore con funzione di spoiler, presa d’aria frontale con immissione diretta e superiore con immissione diffusa, insomma massimo ricircolo d’aria interna.

Lo ascolto senza interromperlo, mi stupisce come riesca a ricordarsi così tante cose senza leggerle da nessuna parte.

–   Poi c’è l’imbottitura, altro fiore all’occhiello della Nolan… Lo sa che X-Lite e Nolan sono la stessa casa, vero?!

Annuisco. Lui prosegue.

–   Imbottitura completamente estraibile e lavabile, realizzata in materiale Unitherm2: un mix di microfibre elasticizzate capaci di esercitare un controllo attivo della traspirazione, un brevetto esclusivo di Nolan. Poi la visiera… la visiera è wide, ossia più ampia, per una maggiore visibilità, antigraffio, antiappannamento, sistema di smontaggio e montaggio con un click e senza attrezzi e tramite questa levetta sul lato la si può bloccare quando chiusa o lasciare uno spiraglietto per un ulteriore afflusso d’aria.

Mi vibra il cellulare, lo prendo e guardo il messaggio che m’è appena arrivato, mentre il commesso fa cenno di capire e s’interrompe per lasciarmi leggere cosa dica Manuela: “guarda, Enrico è stato tanto carino da invitarmi anche a cena… Andiamo al “La Mangiatoia”, a Monteverde. Dice che mi vuole parlare, quindi noi magari ci vediamo domani, va bene? Dai, ti giuro che domani ci sono… Non te la prendere e un abbraccio grande!”

Cominciano a scorrermi per la testa numerosi epiteti, ugualmente ripartiti tra sinonimi di “meretrice” per lei e “figlio di madre ignota” per lui. Probabilmente la mia faccia lascia trasparire tutto il vortice di emozioni che m’ha chiuso lo stomaco in un secondo, dal momento che il commesso finge palesemente un colpo di tosse per riportarmi alla realtà. Metto via il cellulare, cerco d’indossare una faccia da “non è successo niente” e annuisco per farlo proseguire.

–   Ovviamente chiusura a doppio anello, la più sicura di tutte. Per le colorazioni tre possibilità: questo nero con banda bianca, denominato MotoGP, la replica di Carlos Checa col mappamondo rosso o tutto nero, per gli amanti della sobrietà e del carbonio a vista.

Mi rigiro tra le mani il casco. Sento una rabbia feroce salirmi dentro, ma mi sforzo di rimanere calmo. Così mi concentro sulla trama ipnotica di carbonio, respiro profondamente e cerco di tornare alle specifiche tecniche elencate dal commesso. L’esercizio pseudo-zen mi aiuta e riesco a confinare il mondo in quella specie di sfera nera e bianca col simbolo della X-Lite sopra.

Effettivamente più lo guardo e più mi calmo; più mi calmo e più questo casco mi piace.

Lui mi vede rapito dal casco e mi lascia qualche istante per rimirarlo, prima di sferrare il colpo finale.

–   Dimenticavo: sono incluse questa protezione sul naso, che serve a deflettere il respiro, il paragola che non fa entrare il vento da sotto, principale responsabile del rumore e delle turbolenze interne, ed è disponibile nelle taglie che vanno dalla XS alla XXL. Che ne dice di questo X-802 Ultra Carbon? La tecnologia è al pari di quello che le ho presentato prima, ma il prezzo… Spari un prezzo, quanto costa secondo lei?

Faccio spallucce, tra me e me invece ipotizzo: se il top gamma giapponese costava circa 3.000 euro, questo, pure che è italiano e quindi non paga tasse d’importazione, non credo possa costare meno di 1.200 euro. Lui mi lascia a pensare, vuole far crescere la suspense, poi, con fare teatrale mi dice:

–   Questo viene 489,99 euro, ma siccome oggi è l’ultimo giorno prima delle ferie, se lo prende le do anche la visiera scura in omaggio. Che mi dice?!

Sono effettivamente senza parole. Mi sarei aspettato molto di più. Un’idea mi balena per un attimo nella testa, ma siccome riguarda Manuela ed Enrico, la accantono immediatamente. Non posso crederci che costi veramente così poco e comincio a valutare l’eventualità di acquistarlo davvero.
“In fin dei conti il mio casco è messo parecchio male, in autunno dovrei comprarlo comunque. Così potrei anche provarlo. E poi con quello vecchio potrei…”
L’immagine di Manuela ed Enrico insieme a cena, con lei che fa la civetta e lui con quello sguardo suino che cerca di fare il simpatico, irrompe nella mia mente, capisco che posso anche rinunciare a lei, che in fin dei conti si meritano a vicenda, ma non mi sta bene che succeda così. Una vocina interna mi dice “dai, fa il signore… lascia perdere, che ti importa di quei due”. Altre 478 vocine sempre nella mia testa rispondono a quell’unica voce compassionevole dicendole “zitto tu, smidollato! Invece t’importa e come. Basta farsi mettere i piedi in testa, basta dire sempre sì con un sorriso, basta incassare nascondendosi in un noblesse oblige. Ora vai lì e metti in atto il tuo piano o domani non potrai guardarti allo specchio!”.

Così, do vita ad una breve contrattazione con il commesso. Lui è bravissimo e non si muove di un centesimo:

–   Le assicuro che non posso farle proprio di meno… il prezzo è all’osso, quasi non c’è guadagno per noi… non troverà da nessuna parte un casco così a meno di 500 €, oltretutto con una visiera in omaggio, gliel’assicuro!

Effettivamente so che ha ragione, ma per principio devo riuscire a scucirgli qualcosa. Afferro una rete elastica, una di quelle per caricare oggetti sulla sella del passeggero e gli faccio capire che almeno quella me la devono dare, per riportare il casco a casa.
Il commesso sorride della mia insistenza, ma alla fine accetta e mi regala anche la rete elastica.

“Faccio in tempo, ce la faccio” mi continuo a ripetere mentre percorro il lungotevere ad una velocità assolutamente non consona al codice della strada. Sulla sella del passeggero c’è legata la scatola del mio nuovo casco che ho direttamente indossato, dentro la scatola la visiera e al gomito ho quello vecchio, ormai arrivato al capolinea della sua carriera. Sono combattuto su quanto sto per fare, sull’ultimo estremo sforzo che sto per chiedere al mio vecchio casco: in fin dei conti ho una morale anch’io.
La vocina nella testa che mi diceva di essere superiore è stata imbavagliata dalle altre 478, ma nonostante questo so cosa direbbe e quindi non sono molto fiero delle azioni che sto per compiere. Le 478, invece, mi tranquillizzano: “stai tranquillo, neanche ti riconosceranno. Roma è mezza deserta, hai un casco nuovo e la moto non è la tua, quindi ti prenderanno per chissà chi. Appena fatto, sbronza a Garbatella e domani ti sveglierai sereno e senza rimorsi, fiero di esserti fatto valere”. Le voci riescono nell’intento di darmi coraggio e farmi proseguire alla volta del ristorante La Mangiatoia. Cerco però di fare un po’ di pace interiore e quindi, torno a concentrarmi sul casco nuovo, torno a fare il mio lavoro e a trarre qualche considerazione sul X-802 R Ultra Carbon che mi sono appena comprato e che dovrò recensire entro domani pomeriggio.

Effettivamente è leggerissimo e molto aderente, al punto che già dopo qualche metro sembra quasi di non averlo, che lui stesso sia parte della mia testa. Anche da un punto di vista della silenziosità non mi posso proprio lamentare. Certo, sono in città e, per quanto stia andando di corsa, non raggiungo le velocità che raggiungerei in pista, ma la moto che guido non ha protezioni aerodinamiche, quindi concludo che a silenziosità se la cava proprio bene.
Gli interni hanno un fantastico odore di nuovo, che mi conferisce la stessa gioia che si prova quando si sale sulla macchina appena comprata. Aderiscono alla faccia, senza comprimerla eccessivamente. Sento l’aria scorrermi tra i capelli e mi rendo conto di non avere la testa sudata, mentre vedo il mondo scorrere veloce dietro alla visiera perfettamente pulita.

Ore 20.15. Monteverde, Ristorante La Mangiatoia.

Arrivo davanti al ristorante. Ora che sono qui, pronto a dar vita alla mia vendetta, la volontà mi abbandona: evidentemente quell’unica vocina nella testa deve esser riuscita a liberarsi ed ora, con fare calmo e suadente, mi incita a lasciar perdere: “dai, vai a bere qualcosa, passa la serata sereno… fregatene dell’orgoglio, pensa invece che hai un bellissimo casco nuovo e un articolo da scrivere… le donne vanno e vengono e in fin dei conti lo sapevi già che Enrico non era affatto un amico, no?!”.

Le sue parole hanno ragione su di me, stavolta, quindi senza neanche sfilarmi il mio X-802 R Ultra Carbon nuovo di pacca, giro la moto e faccio per andarmene, quando in lontananza li vedo: hanno parcheggiato poco più giù, proprio nella direzione che devo prendere per andarmene, passandogli di fronte. Vedo Enrico che fa il finto galante, fa passare Manuela, bellissima in un vestitino nero con grandi fiori rossi, solo per guardarle il sedere e toccarsi la patta dei pantaloni in un esplicito, quanto tragicamente involontario gesto. Quattrocentosettantotto voci in perfetto sincrono mi urlano in testa: “FALLO!!!”.
Mi guardo in giro. Nessuno per la strada, a parte Enrico e Manuela sul marciapiede, più avanti sulla mia sinistra. La vocina ragionevole non parla più, tace ed io rimango immobile, in attesa del suo consenso.
“E che ti aspetti da me?! Tanto hai già deciso, no?! Vorrà dire che domani ti aiuterò con i sensi di colpa… Va… sbrigati prima che arrivi qualcuno… dai!!!”

Era quello che aspettavo: l’unanime consenso delle mie voci interiori.
Metto la prima e prendo il mio vecchio casco per la mentoniera. Circa duecento metri mi separano dal mio bersaglio.
Loro nel frattempo abbandonano il marciapiede e si mettono a camminare in salita, in direzione del ristorante, sulla strada: vicino alle macchine parcheggiate lei e praticamente in mezzo alla strada lui. Lascio la frizione e do gas, arrivo rapidamente a 4.000 giri e butto dentro la seconda. Lui le guarda nella scollatura mentre procedono, lei fa la civetta e gli dà un finto colpo sulla spalla, probabilmente in risposta a qualche sua battuta, si fermano davanti ad un cassonetto aperto a far finta di prendersi a schiaffi sulle spalle.
Loro sono sorridenti ed ignari del mio arrivo, io già mi immagino la scena che mi scorre nella mente: come fosse una palla da bowling lascio partire il mio vecchio casco che fende dolcemente l’aria, ruota delicatamente sul suo asse, procedendo in linea retta verso i due, mentre rimetto la mano sul manubrio per superare il casco che, nello stesso istante in cui gli sono a fianco,  con la parte della nuca arriva ad impattare sul naso di Enrico, producendo una meravigliosa fontana rosso sangue.

Visualizzata la scena, tutte le voci dentro di me attendono col fiato sospeso, carico il braccio all’indietro, guardo fisso il naso di Enrico e do la spinta al braccio che è ormai pronto a scagliare il letale proiettile per far diventare la mia visione realtà.
Proprio all’ultimo millesimo di secondo, in un tempo così breve che in confronto l’esplosione del Big Bang sembrerebbe una telenovela peruviana, il mio occhio si sposta dal naso del mio odiato antagonista al vano aperto del cassonetto, subito alla sua sinistra.
Gli automatismi del nostro corpo sono incredibili e velocissimi ad entrare in azione, ma mi chiedo, mentre apro la mano per lasciar partire il mio vecchio casco, se lo siano stati abbastanza anche questa volta.
Riesco a vedere la scena: vedo il casco andare ad una velocità pazzesca verso i due, lo stomaco mi si chiude, sento un fortissimo tonfo metallico ed io sono già oltre.
Nello specchietto retrovisore li vedo entrambi in piedi, che si guardano intorno chiedendosi cosa sia stato, del mio casco nessuna traccia a terra, mentre il cassonetto ancora vibra. Non sento voci nella mia testa, ma lo stomaco improvvisamente mi si riapre e sento una gran voglia di mettermi dritto ed aprire le spalle… fierezza, ecco cos’è.
Una vendetta abortita all’ultimo istante ecco cosa mi fa sentire fiero di me, nonostante il borbottio di voci interiori che rimarranno a discutere per giorni, come avventori di un bar dopo un discusso derby di calcio. Una sola di queste mi parla: “Bravo! Ne ero certo che avresti fatto la cosa giusta. E ora, vatti a fare quella famosa bevuta e pensa solo al fantastico casco che ti sei comprato!”.
Sì, farò proprio questo… se ne vadano al diavolo Manuela ed Enrico, i finti amici e le donne poco serie: so di poter contare su ben altro, so di avere una gran bella testa e alla fine sono molto contento di aver speso meno di 500 € per tenerla al sicuro nel migliore dei modi: nel mio nuovo guscio di carbonio!

2 Comments

  1. Vanessa Ciccolini

    2014/10/16 at 7:44 AM

    Sempre bellissimo

  2. Rossella Casadio

    2014/10/16 at 10:07 AM

    Bellissimo!

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