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Itinerario Moto: il Sacro Speco, la via dei Monasteri e il Monte Livata lungo uno degli Anelli di Subiaco


Il nostro Larth ci racconta di una passeggiata invernale in solitaria lungo uno degli anelli di Subiaco (in totale sono tre) che compongono uno degli itinerari più appassionanti proposti dalla Guida ItineRiders . Buona lettura!

(Articolo di Larth)

L’anno in cui decido di svernare a casa per riposare il fisico e preparare lo stomaco agli eccessi di fine anno, capito in un inverno molto freddo, almeno a detta anche degli esperti meteo. Una serie infinita di perturbazioni investono il Bel Paese con neve, freddo e venti artici.

Della crisi economica poi non ne parliamo, la benzina sale, le polizze assicurative anche. Due mesi di passione meteorologica sono riusciti a mandarmi in crisi d’astinenza, nonostante i tanti itinerari che percorro durante l’anno.  Finalmente il  Tenente Colonnello Massimo Morico (ndR, che conosco personalmente) e i suoi colleghi annunciano una decina di giorni di bel tempo assicurato dall’Anticiclone delle Azzorre.

In una domenica dalla temperatura accettabile decido di avventurarmi verso alcuni monti vicini alla Capitale sotto un cielo piacevolmente terso. Vestito di tutto punto, per non soffrire il benché minimo sbalzo termico, monto in sella e via! L’esperimento (della bardatura antifreddo) riesce in pieno, e già sul GRA (grande raccordo anulare) inizio a sorridere, ma con il casco in testa è un’espressione che apprezzo solo io. Imbocco la consolare Tiburtina e, dopo averne percorso un tratto più o meno lungo attraverso un bel misto veloce, svolto a destra per la s.s. Sublacense che, rapidamente, ma cautamente (per la presenza di numerosi autovelox all’altezza di Agosta), mi consente di raggiungere Subiaco. D’obbligo una sosta ristoratrice e rifornimento.

Il freddo si fa sentire anche se i sottoguanti fanno la loro parte: le estremità delle dita fanno fatica a sentire le leve al manubrio. Dopo una breve ma rilassante sosta riparto per il Monastero Benedettino del Sacro Speco. Imbocco la famosa via dei Monasteri e, dopo qualche curva (troppo poche), svolto a sinistra percorrendo 5-6 tornanti che mi portano al parcheggio. Da lì in poi proseguo a piedi.

Decido,viste le temperature molto basse (la mie giornate in sella, in genere, cominciano prestissimo per sfruttare al meglio le ore di luce) di fare una visita rapida al “nido di rondini” come lo chiamò Papa Pio II visitandolo nel 1461. Entro quasi in punta di piedi per non disturbare la funzione in atto nella chiesa Superiore.

Mi addentro nei meandri, attraverso strettissimi cunicoli che mi portano alla Grotta dei Pastori dove, secondo la narrazione fatta da San Gregorio Magno, nel II libro dei Dialoghi, San Benedetto scendeva per incontrare i pastori e quanti abitavano nella valle dell’Aniene, che accorrevano per ascoltare le sue parole. Da lì scendo le scale  e mi ritrovo nella Cappella della Madonna, risultato di un rifacimento del XIV secolo. A sinistra intravedo la Scala Santa che fu fatta costruire dall’abate Giovanni V (1060-1121) per sostituire lo stretto sentiero, lungo il pendio del monte Taleo, che San Benedetto percorreva per passare dallo Speco o “Grotta della preghiera” alla “Grotta dei Pastori” ed incontrarvi le persone desiderose di ascoltare le sue parole. Scendendo le scale, a destra, si incontra la Grotta di S.Benedetto ed in fondo alla scalinata la Cappella di San Gregorio. Il monastero è un luogo incredibile e suggestivo in grado di rapire chiunque, credente o meno. Per non parlare dello splendido paesaggio che vi si può godere.

Guardo l’orologio. È  già mattina inoltrata, meglio rimettersi in sella destinazione Monte Livata. Percorro la bella strada tutte curve, un misto stretto coinvolgente e mai troppo trafficato. Alcuni tratti, però, sono in ombra, ghiacciati, quindi meglio mantenere un’andatura turistica (ma in primavera ci si ritorna per un bel giro “allegro”). Qualche altra piega e mi ritrovo a Jenne. Mi informo presso gli abitanti del paesino (immerso nel parco dei Simbruini) se la strada per il Monte Livata è praticabile vista la quantità di sale sparso sul tragitto e l’avviso di obbligo di catene a bordo (!). Vengo rassicurato: tutto a posto. Inizio la salita gustandomi il sole alto, ma non allo zenith, che riscalda strada, casco, mani e cuore…

Dopo circa 2 km trovo uno strato di ghiaccio che ricopre l’asfalto. Con un pizzico di incoscienza lo attraverso mantenendo le gambe allargate e un dosaggio della manetta rigorosamente sottocoppia. Vietato toccare i freni. Illeso, dopo un po’, sono al di là del passo; ancora qualche curva tra lecci, faggi e poche querce completamente spoglie e davanti al casco mi ritrovo un rettilineo che sembra una pista da bob.

Il bianco della neve la fa da padrone ed il paesaggio è una meraviglia per gli occhi e per la mente. Un silenzio assordante mi circonda non appena spengo il motore. Qui faccio qualche foto, ma a 1414 mt/slm la macchina fotografica decide di abbandonarmi. Non accenno a nessun turpiloquio solo per non disturbare la quiete circostante. Poi dopo qualche minuto, inspiegabilmente, riparte (certe volte non le capisco queste diavolerie elettroniche). Con sommo gaudio (invocando San Benedetto) “Sparo” un  bel po’ di foto a raffica al paesaggio, laghetti ghiacciati, orme di animali anonimi, ceppi votivi, ed ancora, quel silenzio che mi rapisce…

Ma è inverno, e rapidamente il sole inizia a scendere, quindi, rimonto in sella. Percorro quel bel rettilineo soleggiato ed innevato a bordo strada, alla cui fine ricominciano le curve ed i tornanti. Una lepre mi attraversa ed un po’ di panico mi assale! Per fortuna la strada è asciutta e la pinzata è efficace. Non c’è che dire, un asfalto gustoso, asciutto e “salato” viene calpestato dalle gomme con andatura piuttosto allegra ma prudente. Sono di nuovo a Subiaco e dopo un rapido consulto decido di attraversare i Monti Prenestini ( facendo ancora una  bella serie di curve), passando per Rocca Santo Stefano, San Vito Romano e Capranica Prenestina sulla cui piazza c’è il deserto (diversamente dalla consueta folla di Riders che la assedia da marzo in poi).

Inizia il tramonto e prendo a scendere verso Palestrina. Guardando verso ovest si può vedere il riflesso del Mar Tirreno e l’Urbs Aeterna con la sua coltre grigia di smog. Il triste ritorno a casa, ma che c’importa?! Quel monastero e quel silenzio bianco ed innevato sono stati un vero toccasana per l’anima.


3 Comments

  1. Bastard Machine

    2011/01/26 at 4:35 PM

    bel giro, ma chissà che freddo :mrgreen:

  2. touring boy

    2011/02/11 at 6:35 PM

    bel giro, ma aspetto che sciolga la neve, così salgo anche a Guarcino/Campocatino :mrgreen:

  3. mcpaolo

    2011/05/16 at 12:00 PM

    bello!ma il vostro Larth che fine ha fatto?non lo vedo più nella lista dei vs. collaboratori. Ha scritto di alcuni itinerari che fanno gola.

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