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In ricordo di Alberto Granado, una pagina indimenticabile de “I diari della motociclietta”


(aricolo di Andrea Adorni)

Un gitano sedentario – così amò definirsi Alberto Granado nella sua autobiografia “Memorias de un gitano sedentario”. Ma lui, il giovane laureato in farmacologia e scienze naturali che accompagnò Ernesto Guevara nel famoso viaggio in moto attraverso l’America Latina, tanto sedentario poi non era. Un gitano sedentario che non ha mai smesso di esplorare il mondo, di nutrire i propri sogni, di occuparsi di chi, meno fortunato di lui, non avrebbe mai avuto modo di salvarsi. Ecco chi era Alberto Granado, nato a Cordoba l’8 agosto 1922 e morto qualce giorno fa a L’Avana, il 5 marzo 2011.

Correva l’anno 1951 quando i due amici d’infanzia, Ernesto e Alberto, progettavano nella loro Cordoba un lungo viaggio di 13.000 km attraverso sperduti villaggi, povertà e sofferenza. Un aspetto della vita che forse immaginavano, ma che non conoscevano, e che avrebbero ben presto toccato con mano. Ernesto, allora ventitreenne studente di medicina, diventerà il “Che”, il più grande rivoluzionario del ventesimo secolo, ucciso in Bolivia in circostanze ancora misteriose nel 1967. Due vite apparentemente lontane, ma profondamente legate.

Il 4 gennaio 1952, in sella ad una vecchia Norton 500 monocilindrica del 1939, definita affettuosamente “la Poderosa II”, i due amici partirono per la loro grande avventura. Durante il viaggio, durato circa otto mesi, la gloriosa, ma ormai inaffidabile Poderosa II si fermò spesso, fino ad alzare bandiera bianca sull’arrampicata del Malleco, nel Cile centrale.

Finalmente, iniziammo l’arrampicata di Malleco, dove c’è un ponte della ferrovia che i cileni ritengono il più alto d’America; fu lì che la moto piantò la sua bandiera, facendoci perdere tutto il giorno in attesa di un’anima caritatevole sotto forma di camion, che ci portasse fino in cima“. Così Ernesto Guevara racconta la resa della Poderosa II nel suo libro “Latinoamericana-Diario di un viaggio in motocicletta”. Il viaggio della Poderosa II termina tristemente dopo solo un mese e mezzo, quello di Alberto e Ernesto invece no, continua tra mille difficoltà, ma alla fine verrà portato a termine. Alberto resterà in Venezuela a curare i lebbrosi, mentre Ernesto andrà a Cuba e diventerà il “Che”.

Ora, dopo quasi cinquant’anni, i due vecchi amici si sono “ritrovati” e questa volta per sempre. Ed è probabile che con la Poderosa II tirata a lucido si stiano già preparando per una nuova fantastica avventura.

Perché ho voluto raccontarvi questa storia? Perché il mondo del motociclismo è anche questo. Forse è soprattutto questo. E’ la voglia di fuggire lontano, verso mondi sconosciuti; voglia di lasciarsi alle spalle la quotidianità… e cosa meglio di una motocicletta può accompagnarvi in questo viaggio? Ciao Alberto!

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