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E’ solo Anima, su ruote da 8” pollici

 

Un nuovo membro entra a far parte del Team. Grande appassionato di fotografia, scrittura, viaggi e motociclismo,  Fabrizio Gravantes esordisce sul Pianeta dei Moto Riders con un racconto che sa di Vespa, emozioni, odore di officina, passione e senso di libertà. Il tutto corredato da splendidi scatti. Buona lettura.

Cogliere l’essenza che risiede nei meccanismi di un motore concepito nel dopoguerra è una esperienza quasi mistica. Quando chiedo a Lorenzo cosa significhi cimentarsi con lo smontaggio, la riparazione e manutenzione di uno di quei motori non mi risponde. Abbozza un sorriso e fissa uno sguardo torvo su di me, come a dire che la domanda è talmente stupida che non esiste risposta.

L’unico modo per comprendere è vivere, toccare e sentire. Scatto una foto mentre tutto questo concetto è ancora impresso in quel suo sguardo; lui si volta e continua il lavoro come se io, improvvisamente, mi fossi estinto insieme al lampo del flash. Rimango lì e lo osservo al lavoro. Un lavoro che è quasi un’alchimia di sottili percezioni con ogni singolo pezzo del motore.

E’ un viaggio nell’intimità di qualcosa che ha fatto storia. Ogni pezzo mi racconta la sua vita, ogni momento dedicato al montaggio, alla ricerca di questo o di quel modo e di quell’accorgimento perché lei ritorni a vivere come nuova, equivale ad un viaggio. Un viaggio che ti porta ad approfondire la conoscenza, non solo del mezzo che stai recuperando, ma anche del mondo che le è vissuto intorno”- mi dice inaspettatamente Lorenzo, dopo essersi girato verso di me, in posa, e con in mano una parte di carter che gli permette di guardare con un solo occhio attraverso il foro centrale. Io ne approfitto e scatto nuovamente, diretto sul suo occhio. Rimette a posto il carter e sbotta: Ok adesso ho voglia di bere!!

Decidiamo di uscire con due mezzi, il che vuol dire, per me, primo giro in Vespa dopo quasi 20 anni. Mi tocca un 200E senza frecce, ancora in fase di restauro ma perfettamente funzionante. Lui guida la sua passione: Una 125 TS del 77 che è un conservato, cosa che lo rende fiero di possederla: “ Un conservato porta su di se i segni del tempo, da colui che le ha dato i natali ad oggi. Per me è molto più prezioso di qualsiasi restauro. E’ un contatto diretto con il remoto”.

Non riesco a dare lo strattone giusto alla leva per far partire il motore, quindi, mi aiuta Lorenzo che ci riesce in un sol colpo. Pessima figura! Comunque sia, inizia il giro notturno. “ E’ meglio che lasci orologio e cellulare a casa, e ti metti in testa che stai per fare un viaggio con l’anima ” mi fa notare ridendo Lorenzo.

Perché questo è un giro in vespa! E’ un cazzo di viaggio con l’anima! Con l’anima dei luoghi e della gente, con la strada, che non sempre ti è amica ma che ti impone di crescere, perché la strada è il vettore che utilizza la vita per andare in un senso. La vespa è il veicolo sacro. Una concezione un po’ animista forse, ma è così che funziona. Si viaggia, fermandosi a bere qualcosa con qualcuno di un tal posto, raccontandosi, per poi narrare di profumi, di rumore, di silenzio, di mondo. E’ se proprio ne hai voglia, puoi scrivere del viaggio, fotografando o filmando la vita che scorre sotto le ruote da 8’ pollici. Chi se ne frega dell’arrivo! é nel viaggio che si cresce, che si cambia e si torna con qualcosa di nuovo, con ricordi ritrovati che rendono tangibile l’esistenza di un uomo.

Credo che Lorenzo abbia ragione: seppur per un tot d’ore, questo andare in giro, utilizzando le braccia per simulare le frecce, e portandosi appresso il ronzio di un motore che ha qualcosa di ancestrale, di epoche non necessariamente felici, ma che hanno lasciato tanti segni nella vita di un uomo quanto su di una scocca. Non è solo il viaggio di un uomo in vespa, ma è il viaggio dell’esistenza stessa. Tutto questo mi fa tornare ragazzo. Ma mi rendo conto che non è nostalgia di una giovinezza andata, ma forse, solo consapevolezza di un tempo che lasciava il tempo di vivere.

(Testo e Foto di Fabrizio Gravantes)

4 Comments

  1. Dora

    2010/02/15 at 8:42 PM

    Un racconto molto carino. Mi è tornato in mente quando da piccola mio nonno mi portava in vespa sul lungomare. Ricordi bellissimi. Forse dovrei comprarmene una, ma non di queste moderne. Ne vorrei una di quelle vecchie a marce 🙂

  2. Lorenzo205

    2010/02/16 at 12:25 PM

    Dire che è solo un bel racconto è dire poco. Frasi come: “Un conservato porta su di se i segni del tempo, da colui che le ha dato i natali ad oggi. Per me è molto più prezioso di qualsiasi restauro. E’ un contatto diretto con il remoto”, oppure: ““ E’ meglio che lasci orologio e cellulare a casa, e ti metti in testa che stai per fare un viaggio con l’anima ” mi fa notare ridendo Lorenzo. Perché questo è un giro in vespa! E’ un cazzo di viaggio con l’anima!”, a mio avviso mi fanno capire che il mio omonimo ha saputo farti capire molto di cosa è una Vespa, e che tu Fabrizio l’hai saputo cogliere. Cazzo se l’hai saputo cogliere!
    Lorenzo205

  3. Pingback: Anonimo

  4. Gravantes

    2010/02/18 at 9:45 PM

    Grazie a tutti voi!! Lorenzo, mi ci sono solo avvicinato credo, ma la voglia di riavere una vespa è esplosa!!

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