Connect
To Top

Crisi del motociclismo italiano: ricette e considerazioni nell’intervista a Ezio Gianola

(Intervista di William Toscani)

Oramai è un dato di fatto: noi italiani, nel motociclismo mondiale, stiamo passando dal ruolo di protagonisti a quello di comprimari. Un fenomeno che preoccupa, e che passa innanzitutto attraverso l’assenza di un ricambio generazionale tra i Top Riders.
Abbiamo chiesto un parere sulla situazione ad Ezio Gianola, campione del passato, impegnato in un importante progetto ad ampio respiro per riportare i piloti italiani a dominare nel motomondiale.

In Spagna hanno seguito le idee che noi abbiamo adottato 20 anni fa. Noi abbiamo un po’ dormito in questi anni, ma dateci tempo. I nostri giovani sono superiori“… e questo è solo un piccolo anticipo. Buona lettura!

La situazione del motociclismo italiano, il vostro lavoro come Team Italia, a cosa è dovuta la carenza di piloti forti soprattutto nelle categorie minori?

Purtroppo la situazione oggi non è delle migliori. A parte Dovizioso, Simoncelli ed un paio di piloti in Moto2, non rimane molto. In 125 non abbiamo piloti nei primi dieci, ma in generale la situazione non è il massimo. Noi, come Team Italia,  abbiamo avviato un lavoro da un anno che possa rinverdire i fasti del Team Italia degli anni ’80 e ’90 quando ha sfornato i grandi campioni che hanno poi dominato per tutta un’era.

La Spagna attualmente sembra un riferimento, sei d’accordo su questo?

Si, la Spagna oggi come oggi è un riferimento. Ma voglio sottolineare il fatto che se sono arrivati allo stato attuale, è perchè hanno seguito le idee che noi abbiamo adottato 20 anni fa. Inoltre, fatto importante, godono di un appoggio economico sicuramente superiore al nostro. Hanno saputo creare una “cantèra” (un vivaio) di piloti partendo dalle piccole cilindrate, aiutati molto da gorssi investitori come banche, assicurazioni, ma non solo.
Anche le regioni aiutano e supportano i ragazzi, persino nelle prove in circuito. Si costruiscono nuove piste ed i prezzi sono alla portata di molti, a differenza nostra che abbiamo pochi circuiti ed hanno costi elevati. Noi purtroppo non godiamo di grosse attenzioni. (ndR, la stessa federazione si autofinanzia ricevendo poco dagli enti statali; e dall’anno prossimo forse ancora meno, come ha affermato il presidente P. Sesti)

Come state operando come Team Italia? Com’è impostato il vostro lavoro nel seguire i giovani?

Mi preme dire che, sul discorso “giovani che corrono nelle categorie nazionali”, allo stato attuale siamo superiori alla Spagna. La prova è che abbiamo piloti che corrono anche il CEV e vincono le gare. Stiamo facendo un lavoro che parte dalle minimoto per portare ragazzi dai 13 ai 15 anni a correre con le miniGP già dal prossimo anno, in modo da abituarli ad una  moto che si guida più o meno come una gp vera, senza che subiscano lo sbalzo dalla Sp alle Gp come in passato.
Noi dobbiamo curare la parte tecnica, fare in modo che i ragazzi arrivino alle categorie superiori già pronti. A questo proposito, su mia idea (appoggiata da Sesti e dalla federazione), stiamo supportando dei team come Gabrielli, affinché facciano un po’ da culla ai giovani piloti, facendoli correre oltre che nel CIV o CEV, anche in categorie più propedeutiche come la Coppa Italia.

Come valuti adesso i giovani piloti che si avvicinano alle gare? Cosa è cambiato rispetto giovani piloti del passato?

Diciamo che oggi l’età si è un po’ spostata, forse ai nostri tempi eravamo più determinati. Ma c’è da sottolineare un fatto: non è che in nostri ragazzi tecnicamente non siano ad un buon livello, o a livello dei giovani spagnoli. In Spagna hanno una organizzazione dei team molto spinta.
Gli stessi team che corrono nel Cev, con grossi sponsor che li aiutano, poi fanno il mondiale con sponsor diversi. I loro piloti arrivano alla ribalta avendo già maturato grossa esperienza in team di livello con migliaia di Km in più rispetto ai nostri giovani.
I nostri ragazzi comunque sono veloci, ma noi dobbiamo essere bravi ad inculcargli la giusta mentalità anche con un lavoro a livello di squadre con organizzazione già da mondiale. Ma abbiamo bisogno di tempo, perchè purtroppo per anni abbiamo un po’ dormito cullandoci sulle vittorie.

Ci sono tantissime categorie, attualmente, nel motociclismo italiano. Forse bisognerebbe averne meno ma fatte meglio?

In effetti forse le categorie sono tante. Abbiamo sette categorie solo in minimoto, troppe. Le vorremmo ridurre, anche per rendere più rapido l’approdo alle categorie superiori. In questo modo si disperdono un po’ troppo le risorse. Nel tempo dovremmo arrivare a tre, massimo quattro categorie, altrimenti quando si arriva alle gp ti sei già fumato i soldi per un appartamento.

La ricetta di Ezio Gianola per ritornare in alto…

Mentalità vincente fin da giovani, sicuramente. Professionalità anche da parte delle squadre. Spesso si vedono team improvvisati, di non addetti ai lavori, dove si pensa al business, dove non si mangia pane e moto. Bisogna fare molto più sport altrimenti diventa un lavoro iutile. La federazione ci crede, stiamo lottando su questa linea, abbiamo bisogno di un po’ di tempo ed i risultati si vedranno.

E siamo sicuri che il lavoro intrapreso dalla federazione, aiutata da gente che su questo sport la sa lunga, come Gianola, Locatelli ed i team che partecipano a questo progetto, darà presto i suoi frutti. C’è grinta, c’è passione, c’è competenza… Buon lavoro ragazzi!


4 Comments

  1. Alesanto

    2011/09/15 at 5:17 PM

    per anni siamo andati appresso a Rossi come caproni e abbiamo trascurato i giovani.
    Oggi, a parte SIC, bravo ma con poca testa, tra i giovani vedo solo Iannone. Ma anche lui è discontinuo, e poi scusate, ma i piloti bravi sono una cosa, i fenomeni come Stoner e Lorenzo un’ALTRA!!!!

  2. CarloX

    2011/09/15 at 5:28 PM

    in bocca al lupo. La vedo dura :-/

  3. Paolo Ferrario

    2011/09/15 at 7:28 PM

    in Spagna le piste costano meno… e hai detto niente? Se fosse così anche da noi tanti giovani andrebbero a correre in circuito invece che in strada e state certi che i talenti verrebbero fuori con molta più facilità.
    In fondo Biaggi fu un “tardone”, non cominciò in nessun vivaio da giovanissimo. E chissà quanti altri come lui ce ne stanno in giro, che in pista non ci vanno perché gli costa troppo.

  4. Pingback: La vittoria di Fenati a Jerez e le nuove leve del motociclismo pronte a rimpiazzare i "vecchi": l'Italia s'è desta? | Pianeta Riders

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in Competizioni