Connect
To Top

Claudio Villa, Lorenzo Cherubini, Max Pezzali: quando la musica è Riders

“Quanno io me scateno a gran velocità ma ppoi ripenso ar pieno e devo rallentà, er viggile me guarda sta pronto ‘pe fischià, s’aggiusta la coccarda la murta me farà, se penso che nun posso annà più forte e il limite lo devo rispettà, semo legati dalla stessa sorte e centoventi è la velocità!..”

Così cantava Claudio Villa ne “La Ballata del Centauro”, sigla del programma Cantaposta”, da lui ideato e condotto nel 1977 sulla RAI. Perché il Reuccio di Trastevere non fu solo uno dei più grandi interpreti della canzone italiana, ma anche un grandissimo motociclista, di quelli con la M maiuscola. Amava spostarsi da un concerto all’altro, da un programma all’altro, e sempre in sella alle sue adorate motociclette. E le amava a tal punto che, nel 1975, quando si risposò, con tanto di valigie partì per il viaggio di nozze con la sua BMW. Addirittura, in una vecchia intervista rilasciata a “Motociclismodichiarò che, pur avendo posseduto auto blasonate come Ferrari e Maserati, dal momento in cui aveva scoperto le due ruote, aveva cominciato a muoversi quasi esclusivamente in motocicletta. E sempre con indosso casco e tuta: un vero e proprio precursore in fatto di sicurezza stradale!

BMW, Ducati, Harley-Davidson e soprattutto Moto Guzzi, componevano la sua ricca e personale collezione di moto. Una collezione da far invidia ad un museo.

La musica e le motociclette, le grandi passioni che contraddistinsero tutta la sua vita e che lo accompagnarono fino alla fine. E il 1° gennaio del 1987, giorno del suo sessantunesimo compleanno, proprio mentre tentava di avviare la sua motocicletta, fu colto da un malore. Ricoverato in ospedale per un’operazione a cuore aperto, morì un mese dopo, il 7 febbraio.

“La puzza di benzina, mi fa girar la testa, quando sto su di lei è proprio la mia festa… mi guardo quando passo, sui vetri dei negozi, mi accorgo che con lei, mi sento proprio Fonzie. Lei non è mai gelosa, non è mai preoccupata, per essere sorridente basta una lucidata, e quando io la guardo, e penso che è la mia, mi sento il più gasato pischello che ci sia…”

[pullquote_left]“Mi piacciono le moto, perché rappresentano la libertà. La libertà di prendere e andare”[/pullquote_left]Iniziava così il brano La mia moto, tratto dall’omonimo album del 1989 di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Un album che vendette ben 600.000 copie. Perché anche il giovane cantautore e rapper italiano nato a Roma, ma di origini toscane, era ed è ancora oggi un grande appassionato di motociclette.

Dall’ Harley-Davidson tutta cromata e luccicante protagonista di quel famoso album alla moto da enduro, con la quale immergersi nella natura in compagnia degli amici. Come quella volta che andò insieme a Valentino Rossi e Marco Simoncelli e si fecero fare una bella foto tutti e tre insieme. Perchè Lorenzo, Valentino e Marco erano amici e si dedicavano ogni tanto qualche giornata tutta per loro, su e giù per l’Appennino toscano sulle moto da enduro.

“Mi piacciono le moto, perché rappresentano la libertà. La libertà di prendere e andare” dichiarò il cantante in un’intervista rilasciata al magazine Riders.

Perché, come tutti noi Riders sappiamo, non c’è mezzo migliore della moto per fuggire lontano verso orizzonti sconosciuti e per staccare, almeno per qualche ora, quella maledetta spina. E quella voglia di evadere, di sentirsi liberi e di volare lontano insieme ai nostri sogni, la si ritrova nella canzone Un giorno cosìdegli 883.

  Scorre piano piano la Statale 526 passa posti che io mai e poi mai avrei pensato fossero così ancora come quando qui il cinquantino mi portava via dai guai. Invece di svoltare a scuola andava giù alla ferrovia due minuti di paura poi pronti via (poi pronti via). La mia moto scorre piano sulla 526 attraversa dei profumi che un metro dopo non li senti più io respiro e mando giù prima di perderli che non si sa mai. Da lontano un’altra moto sta venendo verso me alza il braccio e fa un saluto che bello è (che bello è) ti fa sentire che basta un giorno così a cancellare centoventi giorni stronzi e  basta un giorno così a cacciare via tutti gli sbattimenti che ogni giorno sembran sempre di più…”  Perché Max Pezzali la pensa come noi.

E non a caso il suo ex gruppo prese il nome dalla più famosa e diffusa delle Harley-Davidson: la 883. Il primo incontro con un’Harley avvenne all’età di 4 o 5 anni. Nella tabaccheria sotto casa di sua nonna vendevano un modellino in scala 1:15 di un’Electra Gide 1200. Bastò quel piccolo modellino a scatenare in lui una passione irrefrenabile per le bicilindriche di Milwaukee. Anche se il primo incontro ravvicinato con una vera HD lo ebbe nel 1984 in Valcamonica. Un’immagine che restò scolpita nella sua memoria e che segnò definitivamente la sua vita di “rider”. Ben 7 sono le Harley passate nel suo garage, ed ognuna di esse con una propria storia da raccontare.


3 Comments

  1. Aldo Recchia via Facebook

    2011/11/26 at 1:31 AM

    Momenti magici che non torneranno più, momenti in cui vedevi un sorriso sul volto di Simoncelli, e che ora invece cerchi di scorgere tra le nuvole del cielo. RIP…..

  2. Bernadette

    2015/03/21 at 2:11 PM

    I see you don’t use the power of social websites like twitter and facebook on your website.
    You can get huge traffic from social sites on autopilot using one
    useful app, for more details search in google for:
    Alufi’s Social Automation

  3. Maurizio Mazzolini

    2015/03/22 at 8:06 AM

    Come possa una persona seria come Vale accompagnarsi a un deficiente totale come Jovanotti, non lo comprendo!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in racconti