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Amarcord: c’erano una volta le 125 due Tempi… bei tempi!

(articolo di J.B.)

La notizia è recente e non è di quelle che fanno piacere a noi romantici duetempisti: la nuova Aprilia Rs 125 my 2011, appena presentata all’EICMA, avrà due tempi di troppo. La nuova ottavo di litro di Noale, infatti, monterà un ecologico e sofisticato motore a quattro tempi con tanto di iniezione elettronica. Il vecchio Rotax 122 se ne va in pensione.

Certamente alcuni noteranno come il fenomeno delle 125 ad alte prestazioni sia effettivamente finito nel 1996 con le limitazioni a 15 cavalli (scusate, ma i kw proprio non mi piacciono). Tuttavia, la classe 125 è sempre stata indissolubilmente legata all’utilizzo di motori a due tempi ed in questi anni l’Aprilia Rs ne è stata la portabandiera assieme alla Cagiva Mito. Mortificate nelle prestazioni, certamente, ma pur sempre a due tempi (ndr, comunque facili da riportare a piena potenza in caso – ad esempio – di utilizzo in pista).

Dopo oltre una decade di oblio, dove i sedicenni erano per lo più interessati esclusivamente agli scooters e solo pochi guardavano alle ottavo di litro realizzate a Noale o a Varese, siamo ora felici di notare come questo genere di moto stia lentamente tornando di moda. Non solo le super-motard, come sembrava inizialmente, ma anche le stradali. A quattro tempi, però.

Le classifiche di vendita parlano chiaro. I sedicenni di oggi (ed i loro genitori) vogliono mezzi che consumano poco, facili da guidare e dalla manutenzione praticamente nulla. I burocrati e le loro  leggi hanno fatto il resto.

Peccato. Peccato perché le 125 a quattro tempi non avranno mai il brio delle due tempi, con quegl’odori, il fumo azzurrognolo e le melodie dal suono metallico e squillante. Certo, non erano tutte rose e fiori: chi come me ha vissuto l’era delle 125 ad alte prestazioni ricorda ancora i problemi infiniti che i due tempi avevano con pistoni, fasce e cuscinetti di banco.  Ma era una scuola di vita: si imparava a rispettare il mezzo, perché se rompevi il motore, mamma e papà ti toglievano la paghetta. Si imparava ad essere responsabili. E bisognava esserlo.
I 125 della mia generazione erano capaci di prestazioni incredibili: 35cv e oltre 170 orari sono numeri importanti per un sedicenne. Ricordo ancora Elvis (si chiamava proprio così), che ci perse la vita sulla sua Cagiva Mito. Tanti altri fecero la sua fine e sicuramente i miei genitori, come molti altri, in quegl’anni hanno perso tante ore di sonno quando mi sapevano in giro sulla mia NSR-R (che per giunta, caro papà, era anche elaborata con 160cc e carburatore da 34mm; i ragazzi, talvolta, sono un po’ sconsiderati).  Ma la sicurezza è importante e tenetevi sempre bene chiare in testa certe parole oramai famose: “caso ben allacciato, luci accese anche di giorno (ormai sono un obbligo, Nico!) e prudenza, sempre!”. Però non credo che il problema si risolva “proibendo” certi mezzi a ad una determinata età (un ragazzo, oggi, si potrebbe ammazzare benissimo con un semplice cinquantino, per non parlare di quelle macchinine che infestano la città, talvolta loro sì, davvero pericolose). Il problema invece, ritengo si risolva responsabilizzando e informando i ragazzi e magari concedendo anche a 16 anni l’utilizzo di moto “35cv e oltre 170 orari” (velocità da sperimentare di tanto in tanto in pista); tutto questo, però, a patto di aver conseguito un’idoneità sotto forma di patentino. Una formazione seria per giovani Riders consapevoli.  Finita la paternale, permettetemi ora di tracciare un piccolo amarcord delle centoventicinque.

Negli anni 80 non si aveva molta scelta: lo scooter era la Vespa. Non esisteva altro. Chi aveva il Piaggio “Si” veniva preso un po’ in giro e spesso ricorreva a pericolose elaborazioni per cercare di farlo andare. I più fortunati avevano bellissime vere moto a marce da 50cc. Chi si ricorda sigle come AF1 50 ed RST 50 sa di cosa parlo.

Dopodiché, con i genitori consenzienti, a sedici anni poteva aprirsi un nuovo meraviglioso mondo: la centoventicinque. Per noi la centoventicinque era un modo di essere, uno stile di vita. Averla a sedici anni era una conquista. A scuola non si parlava di altro. Le riviste dell’epoca non parlavano di altro. Ma c’è di più: era un fenomeno di massa. Anche chi di moto non capiva nulla comunque sapeva distinguere una Aprilia da una Gilera e tutti sapevano cosa fosse un due tempi. I sedicenni di oggi non sanno nemmeno che il due tempi brucia olio!

Chi amava la comodità (o semplicemente non era fortunato abbastanza da avere genitori disposti da mettergli in mano una stradale), optava per le enduro. Moto che poco avevano da spartire con le crude regolarità anni 70. Ricordo le mastodontiche “africane” come Aprilia Tuareg, Cagiva Cruiser e Gilera XR che riprendevano le linee delle moto che partecipavano alla mitica Parigi-Dakar. I loro potenti due tempi garantivano prestazioni di tutto rispetto e soprattutto ciclistiche e dotazioni di bordo rendevano queste enduro stradali comode per andarci a scuola tutti i giorni.

Ma la vera libidine, anzi, “doppia-libidine” (prendo la concessione da Jerry Calà – attore cult di film cult anni 80) erano le stradali. La vera evoluzione era qua. I costruttori nostrani facevano vedere i sorci verdi a tutti! E non parlo solo di 125. Telai in alluminio, forcelle a steli rovesciati, forcelloni monobraccio, dischi flottanti di grande diametro e motori con potenze specifiche da urlo, negli anni 80, poche maxi potevano vantarle. Le nostre centoventicinque li avevano. Prendete Aprilia AF1 Sintesi e Honda NSR per esempio. Il design era avanzatissimo. Massimo Tamburini prima di disegnare la Ducati 916 e la MV F4 cura la Cagiva Freccia C9, terribilmente bella ancora oggi. Luciano Marabese lavora sulle Gilera KZ, KK e MX1 e con un colpo di genio, allora non capito, ci lascia la CX del 1991.

Insomma, amici sedicenni di oggi, permettetemi di concludere con un qualunquismo caro al mio barbiere Giuseppe: si stava meglio ai miei tempi! Due tempi!

4 Comments

  1. Lemmy

    2010/11/06 at 9:06 PM

    …ridatemi il mio Cagiva 125 Elefant……!!!
    34 cv e tanto divertimento…. :mrgreen: :mrgreen:

  2. Pingback: Caso Aprilia: ai successi nelle corse non corrispondono altrettanti successi nelle vendite. Ci siamo chiesti il perché | Pianeta Riders

  3. Pingback: Test d’Autore: Cagiva Mito 125 EV 2005, l'intramontabile! | Pianeta Riders

  4. Lorenzo205

    2012/01/05 at 12:22 PM

    è proprio vero, i 2T non sono solo Vespa e Lambretta. Su FB un gruppo raduna i nostalgici oggi vessati dalle normative pseudo-ecologiche

    http://www.facebook.com/groups/260596087311353/

    Lorenzo

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