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Test Triumph Tiger 1200 Explorer: l’instancabile giramondo!

Strade tutte curve, autostrada, traffico intenso, fondo di ogni genere: abbiamo messo alla Prova Tiger 1200, la maxi-enduro di casa Triumph. Risultato? Un mezzo davvero “animalesco”.

E’ uno degli animali più imponenti e affascinanti del pianeta. Nonostante la sua mole, però, la Tigre è un predatore agile, forte e astuto. Ha una capacità d’adattamento impressionante, può affrontare facilmente condizioni climatiche estreme e vivere in 200 habitat differenti. In Triumph, non potevano scegliere nome più azzeccato per la loro maxi-enduro spinta dal possente 3 cilindri da 1215 cm3. Scopriamo perché!

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SUL CAVALLETTO

Creatura di razza

La Tiger Explorer è un tripudio di muscoli ben definiti. Massiccia, imponente ma, allo stesso tempo, elegante e ricca di cura nei particolari. Gli inglesi, in questo, non si smentiscono mai. Il design “rinnega” le linee morbide, preferendo tratti decisi e taglienti, proprio come accade sulla più piccola Tiger 800con cui è evidente la parentela.

Sono tanti i particolari sulla Explorer che evidenziano una elevata ricercatezza qualitativa. A partire dalle plastiche, ottimamente assemblate, e dalle finiture accurate – quasi da moto artigianale! Il capiente serbatoio da 20 litri ne è un esempio: una “corazza” di alluminio e plastiche, che sormonta l’affascinante telaio, solida struttura a traliccio tubolare in acciaio, che racchiude il cuore a 3 cilindri, 12 valvole, raffreddato a liquido, da 1215cc. Un propulsore di nuova concezione, bello anche da gustare a moto ferma. Del suo carattere vi parleremo più avanti.

Osservandola frontalmente, la Tiger è tutta grinta e maestosità: forcella Kayba regolabile da 46mm, sguardo ingrugnito, “spalle” larghe. Insomma, a tu per tu, potrebbe mettere un po’ di soggezione. Al posteriore, invece, si fa più snella pur mantenendo fede al design appuntito. Sul lato destro svetta il poderoso sistema di scarico dalle piacevoli geometrie, la cui colorazione grigio chiara, particolarmente azzeccata, alleggerisce l’insieme.

L’occhio non può non soffermarsi sui cerchi in lega a 10 razze, impreziositi dalle valvole pneumatiche a 90° – una rarità che agevola nella misurazione della pressione.  Infine, riflettori puntati sul posteriore, dove il cerchio in lega da 17″ (19″ l’anteriore) si mette in bella mostra grazie allo spazio lasciato libero dalla trasmissione a cardano che funge da forcellone monobraccio – una vera lezione di stile!

Una adventure bike tutta d’un pezzo, insomma. Imponente, granitica, ottimamente progettata. Appunti sul design? Non ce ne sono, salvo l’assenza di un pizzico di personalità estetica in più che non sarebbe guastata, anche se, nell’insieme, la bontà progettuale e la qualità dei componenti seducono l’occhio Rider. Pronti adesso a sentire il ruggito della Tigre? Montiamo in sella, si parte!

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IN SELLA

Siamo i benvenuti

Con i miei 170 cm ero pronto a scommettere che su questa globetrotter avrei faticato a poggiare i piedi a terra. L’Explorer, invece, mi accoglie amichevolmente, mettendo a tacere in un istante le mie preoccupazioni. La sella è regolabile in altezza (840mm o 860mm), il manubrio può essere ruotato in due posizioni e un meccanismo consente di impostare il parabrezza su altezze differenti. Insomma, non bisogna farsi impressionare dalle dimensioni di questa “belva” da viaggio, te la puoi cucire addosso come un abito sartoriale. Mentre le braccia si protraggono ad afferrare il largo manubrio, le gambe, grazie alla particolare conformazione del serbatoio, si stringono agevolmente ad esso. Anche fondo schiena e colonna sono adeguatamente “accomodati”. Tutto chiaro no? È immediata la sensazione di comfort, fiducia e massimo controllo, che provi inforcando l’Explorer. Ma ora, è giunto il momento di dare gas!

Piacere di guida, presente! Prestazioni, ci sono! Agilità, eccomi!

Si parte all’avventura. La strade serpeggianti della val Trebbia sono state un ottimo terreno per svelare pregi e difetti della maxi esploratrice. Giriamo la chiave. Il quadro strumenti si illumina pronto a fornirci tutte le informazioni relative ai nostri viaggi interplanetari: consta di un sobrio e ben leggibile contagiri analogico, e di un chiaro e completo schermo digitale da 2” x 2,5”. Quest’ultimo, è un sofisticato computer di bordo: due parziali, un contachilometri totale, durata viaggio, velocità media, consumo medio di carburante, consumo istantaneo, autonomia e livello carburante. Non è finita: ci sono le informazioni relative alla temperatura esterna, la lettura del sistema di controllo pressione pneumatici Tpms (se in dotazione), l’utile conta marce e, per concludere, l’intervallo di manutenzione – Insomma, roba da far invidia all’Enterprise del capitano Archer!

Il sound del robusto tre cilindri inglese, appena avviato, è particolarmente mite, tanto da farla sembrare – sulle prime – una piccola esploratrice più che una maxi tuttofare. Ruotando la manopola del Gas, le cose cambiano e la voce si irrobustisce fino a ruggire. Dopo i primi chilometri il primo lampante verdetto: i due quintali e mezzo della Tiger 1200 sembrano essersi volatilizzati. Insieme alla strabiliante agilità, e reattività ai comandi, si rimane ammaliati dalla dolce riposta del gas garantita dal sistema Ride by wire che, in sinergia con la trasmissione finale a cardano, lavora per offrire comfort di marcia e piacere di guida da first class. Anche cambio e frizione seguono la medesima filosofia: ogni innesto è una piacevole azione che ci conduce verso la meta.

Proseguiamo l’itinerario tra vellutate strisce d’asfalto che si alternano a tratti più ruvidi, con buche, dossi e avvallamenti. Tutto viene digerito, alla perfezione, dal comparto sospensioni completamente regolabile, mentre l’egregio treno di pneumatici Metzeler Tourance EXP, supporta nella discesa in piega. Non devi far altro che infilarti in curva, percorrerla senza patemi, e goderti ogni centimetro d’asfalto. E mentre guidi beatamente, il ritmo si fa insospettabilmente incalzante, i destra\sinistra si susseguono cadenzati, e la traiettoria è una linea scrupolosa che puoi mutare a tuo piacimento. Solo nelle staccate più impiccate, o nelle accelerazioni più decise, una taratura ispirata al comfort di marcia, genera un tollerabile effetto “dondolo”. Nulla di preoccupante, qualche click, e tutto torna. Nel frattempo…

Quei 1215cc di puro godimento

Mentre ci facciamo cullare dalla guida rilassata ma estremamente efficace della “Tigrona”, il carattere del motore britannico ci folgora. Quella che potrebbe sembrare un’innocua giramondo, tutta valige e comodità, è in grado di stupirti sfoderando artigli affilati e taglienti. Sono, infatti, ben 137, i Cavalli di pura razza inglese che questo tre cilindri è capace di sprigionare. Un’unità che miscela strabilianti doti di elasticità, fluidità e potenza – quando richiesta. Nessun sintomo di indecisione, nessun “colpo di tosse”. In qualsiasi rapporto e numero di giri, quei pistoni anglosassoni trovano sempre la forza per spingerti dove desideri.

Una schiena davvero possente, seguita da un allungo quasi da supersportiva. Solo a ridosso della zona rossa, si perde un po’ di entusiasmo – Poca roba! Qualche vibrazione di troppo – ma mai particolarmente fastidiosa – si avverte superati i 7.000 giri\min, mentre si rivela ottima la protezione aerodinamica, garantita dal parabrezza, uno scudo celtico pronto a difenderti dalle turbolenze.

Il gusto nell’inforcare la Tiger si racchiude quindi nella sua duplice personalità: docile e pacata, per girovagare in pieno relax; animalesca, quando ci si vuole togliere qualche sassolino dagli stivali, senza mettere mai in crisi il “domatore”. Ad aiutarlo, infatti, ci pensano le diavolerie elettroniche.

Tecnologia a portata di guanto: TC, ABS e Cruise Control

L’High-tech ormai è divenuto un “must” irrinunciabile, sopratutto quando si tratta di all-arounder di un certo calibro. A tenere alle briglie della scattante cavalleria ci pensa un sistema Traction Control su due livelli (disinseribile). Ogni qualvolta si avvia l’Explorer, di default, ritroviamo il TC su livello 1 e ABS inserito. In questa configurazione, il controllo di trazione è risultato ottimale per chi vuole gustarsi la moto in sicurezza. Per chi desiderasse una risposta ancora più pronta, in caso di improvviso scivolamento del posteriore o di brusche accelerazioni, troverà nel livello 2 la risposta che cercava.

Infine, i Riders più “scafati”, potranno gestire con il proprio polso l’irruenza dei cavalli made in Hinckley, disinserendo TC e ABS – da moto ferma con folle inserita – attraverso semplici procedure. E qui il gioco, sopratutto affrontando off-road non troppo impegnativi, sì fa davvero esaltante. Ma attenzione a non farvi prendere troppo la mano!

Su strada, l’ABS si è comportato egregiamente, anche nelle frenate d’emergenza su fondi umidi e scivolosi. Il doppio disco anteriore da 305mm, con pinza a 4 pistoncini, garantisce spazi di arresto record, anche se è avvertibile un certo effetto “spugna” nell’azionare la leva. Al posteriore, il disco singolo da 282mm con doppio pistoncino ci ha convinti del tutto, distinguendosi per modulabilità ed efficacia.

La chicca di questa moto, però, si ritrova nel Cruise Control – sistema elettronico di regolazione automatica della velocità – utile nelle lunghe ed estenuanti traversate autostradali. La sua azione è precisa, il funzionamento intuitivo e il risparmio in termini di consumo evidente – in autostrada abbiamo registrato i 19 km/l mantenendo i 130 km/h. E poi basta una scalata, un colpo di gas o una lieve pinzata per tornare a ragionare “con la propria testa”. Piccolo neo: un po’ ruvido, ma mai brusco, il disinserimento quando si agisce sulla leva del freno.

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CONCLUSIONI

La Triumph Tiger Explorer è la moto giusta per chi desidera setacciare le strade del mondo, smontare dalla sella, e sentirsi ancora pimpante. Predilige un’avventura “asfaltata” e si infila su terreni impervi solo se strettamente necessario. Insomma, è una moto dal tassello semplice.

Goffa a chi? La guida tra le curve incanta – anche con borse da 60 litri – grazie all’ottima sinergia tra telaio, sospensioni e distribuzione dei pesi: il piacere di guida è il primo ad accorgersi di tale condizione di benessere. I consumi sono nella norma quando non si esagera. Attenzione, però, “The Tiger” può diventare una creatura estremamente assetata se siete Rider dalla manetta facile!

Infine, quel propulsore: un mix di corposità, fluidità e prestanza a cui difficilmente non ti affezioni. Per metterla in “gabbia” sono necessari 15.290 Euro (f.c.). Un prezzo di riferimento, per il settore, considerando inoltre le specifiche del mezzo e la dotazione di serie.

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Triumph Explorer 1200 in sintesi

PIACE

  • Fluidità e verve del propulsore
  • Posizione di guida
  • Protezione aerodinamica
  • Comfort e piacere di guida
  • Rapporto qualità\prezzo

NON PIACE

  • Leva Freno anteriore spugnosa
  • Leggere vibrazioni oltre i 7.000
  • Consumi se strapazzata
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Abbigliamento tecnico della Prova

  • Casco: HJC RPHAMAX (Modulare compatto che unisce sicurezza e praticità. Molto ventilato, grazie al sistema ACV (Advanced Channeling Ventilation), è pensato per l’impiego in viaggio e sulle strade di tutti i giorni)
  • Giubbotto: IXON TAIGA (Capo tecnico ottimamente realizzato, che si contraddistingue per vestibilità e leggerezza. Adatto agli inverni più rigidi, va bene anche per le mezze stagioni, grazie all’imbottitura invernale removibile. Buono anche il livello di protezione)
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VIDEO e FOTO by Maurizio Sala


5 Comments

  1. Antonello Satta via Facebook

    2012/12/06 at 9:38 PM

    copiare un po meno dal gs no eh?

  2. Pianeta Riders via Facebook

    2012/12/06 at 9:54 PM

    Antonello, comunque hanno un “carattere” abbastanza diverso, che alla fine le rende distinguibili 😉

  3. Daniele

    2013/01/03 at 1:32 PM

    Non c’ è “ammiraglia” da viaggio più emozionante di questa moto; per questo l’ ho comprata ad occhi chiusi!

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