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Leggende del Motociclismo: Wayne Gardner, il campione “tutto coraggio”

In molti puntarono il dito contro di lui quel giorno, ad Assen, il 25 giugno 1983, quando nei primi giri di gara investì in pieno Franco Uncini, caduto alcuni attimi prima. E lo stesso Uncini, molti anni dopo, durante un’intervista rilasciata a Legend Bike, ebbe parole dure nei confronti di Wayne Gardner.

[quote]“La fatalità è stata che Gardner fosse alla sua prima gara nel mondiale. Se avesse aspettato a debuttare non avrei avuto l’incidente. E’ dura addossargli la colpa, ma Randy Mamola, Raymond Roche e Kenny Roberts, che mi seguivano, mi hanno evitato. Lui, che era più lontano e con maggiori possibilità di valutare la situazione, mi ha investito. Forse, con un po’ più di esperienza da parte sua non sarebbe successo niente.”[/quote]

Ma Wayne tirò dritto per la sua strada, infischiandosene delle polemiche, e quattro anni più tardi, nel 1987, conquistò la corona di campione del mondo della 500. Un titolo che arrivò al termine di una lotta serratissima con Randy Mamola e Eddie Lawson. I tre “moschettieri” di quell’avvincente stagione si spartirono podi e vittorie, lasciando agli altri solo poche briciole. Gardner chiuse la stagione con 178 punti, 21 in più di Lawson, terzo, mentre il quarto, Ron Haslam, raccolse solamente 72 punti. Un duello, quello con Lawson, che si ripropose anche l’anno successivo, anche se a spuntarla fu Eddie, che conquistò sette vittorie contro le quattro di Wayne.

Gardner non vinse quanto Lawson, il suo più grande avversario, ma il segno che lasciò fu altrettanto profondo.

Il coraggio era la sua dote migliore, anche più del talento, che certamente non gli mancava. Ma peccava un po’ di presunzione, e non riconobbe mai la supremazia di Lawson… semmai riconosceva nella Yamaha dell’avversario una marcia in più. Anche nel 1989, quando Lawson passò alla Honda come suo compagno di squadra, vincendo il suo quarto ed ultimo titolo mondiale, Gardner non ne ammise la superiorità. E’ vero, il grave infortunio subìto a Laguna Seca (video in basso) lo mise fuorigioco per cinque Gran Premi, ma Lawson, anche in sella alla Honda, si era dimostrato imprendibile.

Nel suo “palmares” figurano anche quattro vittorie alla 8 Ore di Suzuka (1985, 1986, 1991 e 1992).

Di poche parole, alle critiche preferiva rispondere con i fatti. Ma quando rispondeva a parole non risparmiava nessuno. E questo, spesso, non lo mise in buona luce presso gli addetti ai lavori e gli appassionati. Anche a carriera terminata. Come qualche anno fa, quando si schierò apertamente contro il Tourist Trophy, definendolo una trappola mortale. Una trappola mortale che sopravviveva solo per permettere a quei piloti, che sui circuiti tradizionali non avrebbero avuto successo, ingaggi piuttosto elevati. Parole dure, pesanti, che provocarono subito la reazione da parte di piloti e organizzatori del Tourist Trophy, Ian Lougher in testa.

Ma anche i campioni sono uomini, e come tali hanno i loro pregi e i loro difetti. Il suo più grande merito? Quello di essere stato uno dei grandi protagonisti di un’epoca unica ed irripetibile per il motociclismo: “gli anni d’oro della 500”.


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