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Suzuki V-Strom 650 XT ABS: la svezzatrice!

Un motoRacconto per andare alla scoperta dell’ultima versione della Suzuki V-Strom650 XT ABS e, soprattutto, sbirciare un plausibile scenario per chi le moto ce l’ha nel sangue, padre o figlio che sia






… V-Strom
– Come?
– V-Strom!
– V-Storm
– … No, non è Storm… Suzuki V-Strom 650 XT ABS
– V-Strong
– Antonio, ma davvero sei l’unico che ancora non ha imparato il nome di questa moto?! SUZUKI V-STROM 650 XT ABS, V-STROM… STROM… S.T.R.O.M!!!
– .. Ho capito, ho capito…

Due enormi moto della polizia sono ferme a bordo strada, di fronte ad un marciapiede, cavalletto a terra, sormontate da due poliziotti che, osservando il placido scorrere del traffico del meriggio, parlano di moto…

– V-Strom, V-strong… la Suzuki tuttofare insomma… ma poi perché non la mille?
– Macché mille… meno bollo, meno assicurazione e meno soldi all’acquisto…
– Ma anche meno gas
– Hai presente Villano? Il collega dei Falchi, dell’antirapina?
– Sì… quindi?
– A lui hanno appena affidato una V-Strom 650 ed è proprio lui che me ne ha parlato. Se la sono litigata lui e altri due colleghi, perché pare che in città, tra quelle che hanno loro, non si batta. Dice che alla fine non è questione di cavalli, ma di come guidi… lui correva, prima di entrare in polizia, lo sapevi?! Dovresti vedere che gli fa fare a quel V-Strom, altro che meno gas… è tutta una questione di manico.
– Ah be’ certo… Però tu non sei Villano!
– Simpatico! No, vabbè, ma per me va benissimo, poi ci porto mia moglie o i miei figli senza che si spaventino, la sella è accogliente, non ci sono praticamente vibrazioni, nonostante sia un bicilindrico…
Prezzo?
8.590 € franco concessionario, iva inclusa.

Il poliziotto di nome Antonio sembra rimuginarci su, fare dei calcoli a mente, mentre l’altro scende dalla moto e accenna un timido tentativo di stretching per le gambe. In strada, pochi veicoli che passano davanti alle due moto parcheggiate a bordo strada.

– Effettivamente da questo punto di vista non fa una piega. Ma senti un po’ Glauco, tecnicamente invece? Com’è sta V-Strom?
– T’ho detto: un bicilindrico a V 90° da 645 cc, 70 cavalli circa a 8.800 giri e una coppia da 60 Nm. Serbatoio da 20 litri, 215 chili in ordine di marcia…
– Usti! Parecchi.
– Macché!!! Rispetto ad una delle nostre è una bicicletta. Poi guarda, sono andato a provarla dal concessionario e non li senti proprio… con la sella alta 835 millimetri e i fianchi stretti, si riesce a manovrare facilmente pure da ferma, pure senza essere dei corazzieri…
– Vabbé, qualche difetto ce l’ha?
– Un paio, ma ovviabili.
– Ossia?
– L’ABS non è disinseribile e la frenata è un po’… aspè… Com’è che scrivono sulle riviste? Ah sì: è un po’ spugnosa.
– E ti pare poco?
– Ma sì, cavolate! L’ABS io lo leverei solo per farmi una scorrazzata in solitaria su uno sterratone facile. Arrivo, levo il fusibile dell’ABS, mi faccio il mio giretto e, prima di tornare sull’asfalto, rimetto il fusibile: due minuti netti. Per i freni, capirai… è una vita che guido moto a cui ho messo i tubi freno in treccia aeronautica appena acquistate e l’effetto spugna sparisce come per incanto.

L’agente di nome Antonio sembra meditarci su di nuovo, poi riprende, mentre il collega risale in sella alla sua monolitica moto, ancora immobile e silente sul cavalletto.

– Dicevi che l’hai provata. E quindi? Come va?
– Guarda, per quello che ho in mente io va molto bene. Nella guida è molto agile e stabile, le sospensioni la tengono ben attaccata al suolo anche nel misto stretto “veloce”, per così dire… se porti qualcuno, regoli il precarico molla posteriore col pomellone e sei a posto.
– E davanti?
– Davanti ha una Showa da 43 millimetri, ma quella non ce l’ha il pomellone, per regolare il precarico devi prendere gli attrezzi. Comunque la taratura di fabbrica è abbastanza buona per ogni tipo d’utilizzo.
– Ma l’hai guidata dove?
– Guarda, siamo partiti in quattro dal concessionario e abbiamo fatto: traffico, raccordo anulare, la statale 313 e indietro, quindi ho fatto un po’ di tutto, un bel giro lungo. Anche una stradina bianca. Sul dritto e veloce, tipo il raccordo, dove ti solito si soffre per il vento e la noia, invece si sta ben protetti dal parabrezza ed è talmente comoda che diventa piacevole pure il raccordo, nel guidato ti diverti e il traffico te lo levi di dosso agevolmente.
– M’hai quasi convinto, ora me la compro… Nera!!!

Dice ridendo Antonio, mentre Glauco subito gli risponde

– Eccerto! E se ci stava nera che non me l’ero già fatta secondo te?
– E invece non c’è?! Quindi come te la fai? Blu Suzuki?
– Nemmeno quello c’è: c’è un grigio satinato, rosso ciliegia, tipo la GSXS e poi c’è bianca, ma io il bianco non lo amo molto.
– Ma il becco è in tinta?
– No, quello è comunque nero, come le prese d’aria e la finitura al centro del serbatoio
Mi piace troppo il becco a me. E insomma tu di che colore te la fai?

I due vengono interrotti dal rumore di una moto di grossa cilindrata in avvicinamento. L’orecchio ormai esperto degli agenti colloquia con le loro sinapsi facendoli arrivare alle seguenti conclusioni: “arriva un quattro cilindri in linea giapponese, mille di cilindrata, scarico after market senza db killer, quasi sicuramente… portatarga, specchietti e frecce non omologati, ha scalato due marce, starà intorno agli 8.000 giri, adesso gira l’angolo e compare”.

I due, senza più dire una parola, guardano in direzione del suono della moto in arrivo e girano la chiave dei propri mezzi. Si vedono arrivare i fanali di una supersportiva, con il motore pronto ad esplodere tutta la sua coppia sul rettilineo alla metà del quale stanno i due agenti, in attesa. Il centauro è pronto a tirare una manata alla manopola del gas, per imbizzarrire la sua moto in un monoruota, come fosse Zorro quando salta sul cavallo, se non che, all’ultimo istante, distingue il tipico blu e bianco delle carenature delle moto della polizia e ferma la mano destra: non dà più la manatona di gas, piuttosto tira la frizione e butta dentro la terza, rilascia e, non soddisfatto dell’abbassamento di rumorosità del suo motore, tira subito dentro anche una quarta, facendo finta di non aver visto gli agenti e passandogli disinvoltamente davanti, mentre loro lo fissano con il loro casco modulare aperto, lo sguardo torvo ed il sopracciglio severo. Lasciano correre.

– Dicevamo? Ah sì: e di che colore te la faresti?
– Sono indeciso tra il rosso ed il grigio. Jacopo, il grande, dice rossa e che la devo tenere bene che poi gliela passo.

Ride Glauco divertito all’immagine di suo figlio che gli ha chiesto di tenere bene la moto.

– Gliela darai?

Alla domanda di Antonio, è ora Glauco che esita un attimo per rispondere.

Ma sì… ma come faccio, da padre e da motociclista e dirgli di no?! Pensa che lui stesso m’è venuto a parlare due anni fa: io ero convinto che volesse lo scooter, sai a quattordici anni, invece lui tutto serio mi fa: “senti pa’, io lo scooter non lo voglio, mi faccio tutto il liceo con l’autobus, però a diciotto anni, quando mi diplomo, mi compri una moto? Non la voglio nuova o fichissima, però una moto come te e m’insegni tu a guidarla.
– E tu sei scoppiato in lacrime!

Ride Antonio di Glauco.

– Be’, poco ci mancava… è troppo forte Jacopo! Capito che testa che c’ha? Troppo figo mio figlio!

Mentre Glauco si sta per perdere nel pensiero del figlio, Antonio irrompe nuovamente.

– Vabbè, ci spostiamo da qualche altra parte che qui non succede niente e siamo troppo in vista?

Glauco si ridesta e guarda la strada in entrambe le direzioni, constatando lo scarso traffico, giustificato dalle temperature tropicali di un primo pomeriggio estivo.

I due agenti girano le chiavi delle loro moto che immediatamente accendono gli occhi, poi Glauco fa cenno di aspettare e spegne la moto. Scende di sella e va verso una delle borse laterali che apre e da cui tira fuori un paio di guanti che poggia sulla sella. Si comincia a sfilare quelli che indossa, evidentemente per cambiare con un paio più fresco.
Antonio gli parla.

– Bravo, te lo volevo dire: con questo caldo levateli quelli di pelle. Aoh, guarda che arriva… quella laggiù non è una V-Strom 650 nuova?

Glauco, mentre cerca di convincere la pelle del guanto a scollarsi da quella sudata delle sue mani, si gira a guardare e subito intercetta i due grandi occhi della V-Strom, che sormontano il “beccuccio” della sua futura moto. Annuisce sorridendo e prosegue il suo faticoso cambio guanti, senza più distogliere lo sguardo dalla moto che, lentissimamente, avanza, sull’estrema destra della carreggiata, quasi a lambire il marciapiede. “Strano”, pensa.

La V-Strom avanza, si comincia a distinguere il guidatore, ben dritto con la schiena che procede, regolarissimo, a quella che a Glauco sembra essere una velocità di circa venti chilometri orari; sul serbatoio uno strano fagotto, una borsa da serbatoio con degli spallacci che scendono sui fianchi dei serbatoi. Anche Antonio deve aver notato lo strano fagotto tutto nero, che sovrasta il serbatoio della moto. Si gira verso Glauco e lo guarda interrogativo, ma questo non lo degna di risposta, intento a strizzare gli occhi per cercare di mettere a fuoco che diavolo di orpello sia assicurato al serbatoio, e come.

La moto è ormai a pochi metri dai due agenti, ora si vede perfettamente la fiancata snella e la cosa che stupisce Glauco, intentissimo a scrutarla, è che quelli che dapprima sembravano degli spallacci di zaino, ora sembrano più delle piccole gambe, con tanto di scarpe da ginnastica bianche, attaccate al serbatoio. Con lo sguardo scala le protuberanze motorie e risale fino al fagotto, un bozzolo nero appiccicato al serbatoio sempre nero, quindi poco distinguibile, mentre dalla sommità di questo fardello riesce a mettere a fuoco qualcosa: un piccolo volto, roseo e paffuto, con due occhi enormi sgranati dietro a degli occhialoni troppo grossi per un volto tanto piccolo, oltretutto infilato in una sorta di caschetto rosso e bianco, mentre la bocca spalancata urla “GAAAAAAAAAAASSSSSSSSSSSSSSS”.

Il pilota vede i due agenti, gira la testa verso di loro e la inclina in segno di saluto, procedendo alla sua velocità da bicicletta, mentre i due agenti, come girasoli, riescono solo a seguire la sfilata della moto con la testa che gira ed il corpo pietrificato, mentre il cucciolo d’uomo assicurato al serbatoio continua a gridare sempre e solo la stessa parola.

– Ma quello era un bambino che gridava “gas” legato al serbatoio di una V-Strom che andava a dodici all’ora?!

Riesce a chiedere Antonio solo una volta che la moto è sfilata del tutto ed ha girato all’incrocio in fondo alla strada. Glauco non risponde, con un gesto secco finisce di liberare la mano dal guanto, lo lancia nella borsa assieme a quelli che aveva poggiato sulla sella, chiude la borsa e senza dire una parola salta in moto, accende e parte con le sirene, che immediatamente cominciano il loro straziante ululato. Antonio gli è dietro di una frazione di secondo. Spalancano il gas delle loro potenti moto e bruciano velocemente la strada fino all’incrocio, girano e vedono in lontananza il tipo con la V-Strom che, nel deserto del pomeriggio, prosegue a camminare costantemente a due all’ora.

Al suono delle sirene il piccolo volto del bimbo s’illumina e comincia a gridare facendogli il verso, mentre il pilota si gira e vede i due poliziotti, come in groppa a dei bufali inferociti, che gli fanno grandi cenni di braccia, indicandogli di accostare. Uno davanti ed uno dietro, i due agenti bloccano la moto e scendono e attratti dalla curiosità di vedere quale strano essere sia quello sul serbatoio, si avvicinano lentamente. Il conducente, sfilati i guanti, si libera del casco che infila al gomito. I due agenti sono ai lati della V-Strom, con gli occhi interrogativi ed il capo clino come un cane che, per la prima volta, sente o vede qualcosa di impensabile per lui.

Guardando bene, Glauco e Antonio vedono un bambino di un paio d’anni che indossa un caschetto giocattolo e degli enormi occhialoni. Finalmente si distingue il corpo, infilato in una tuta di velcro appiccicata ad un copriserbatoio, sempre rivestito dello stesso materiale: ha una posizione a metà tra Superman, proteso in avanti a volare come un missile ed una rana, tenuta tra due mani, con le zampe che fuoriescono dritte e immobili.

– Lei adesso mi dà patente, libretto, assicurazione e, mentre glieli straccio tutti, anche un’esaustivissima spiegazione del cosa stia cercando di fare e perché!
– Agente mi lasci spiegare…
– Spiegherà dopo. Prima i documenti, spenga la moto e liberi… chi è questo bambino? È suo figlio?
– Si
– Lo liberi subito.
– Ma guardi che non è mica legato

Antonio vede il collega innervosirsi per il tergiversare dell’uomo e si avvicina.

– Faccia come le ha detto il collega, su. Tu come ti chiami?

Il bambino, felice come ad una festa, urla alzando un dito al cielo

SCAIUOCCHER!!!

Antonio prende i documenti che l’uomo porge e subito Glauco glieli strappa di mano, per recarsi alla sua moto, dove apre una delle borse e ne estrae la cartellina dei verbali ed il prontuario del codice della strada. Mentre Glauco controlla i documenti, l’uomo è sceso dalla moto e, tirando fortissimo con entrambe le braccia, stacca gli arti del figlio dalla moto, provocando fragorosi suoni di strappo, quando il velcro si scioglie dal suo abbraccio. Glauco torna alle moto portando con sé il prontuario.

– Quanti anni ha suo figlio?

– Due

– Lei si rende conto del perché l’abbiamo fermata?

– Ma sì, ha ragione, lo so… ma se infatti mi facesse spiegare…

– Vede, non è tanto l’infrazione di almeno quattro comma dell’articolo 170 che le costerebbero qualche punto e qualche centinaio di euro, sono le conseguenze cui lei, da padre, non sembra aver pensato. C’è appunto un articolo che vieta il trasporto di bambini, nel modo più categorico di quelli al di sotto dei cinque anni, ad ogni modo solo sul sellino posteriore, coi piedi sulle pedane e l’adeguato equipaggiamento. Ma lei ci pensa che succederebbe se magari per colpa di un gatto cadesse? Con suo figlio oltretutto bloccato alla moto, col rischio di rimanerci sotto? Qua io devo segnalare la cosa all’autorità giudiziaria, le devo mandare gli assistenti sociali!

– Ma no aspetti, mi faccia dire

– Non c’è nulla da dire.

Certo che ha ragione, Glauco” pensa Antonio “guarda sto pazzo… però non mi pare così tanto pazzo come lo dipinge, ora esagera…

– Va bene, ci spieghi allora!

S’intromette Antonio. Il motociclista tace qualche secondo, si accovaccia e abbraccia il figlio, tirandoselo vicino.

Vede, io non posso che dirle che ha ragione sull’articolo 170, che lo so che ho infranto una legge, però non mi accusi di scelleratezze verso la persona che amo di più al mondo. Vede, lui è Lorenzo, ha da poco compiuto due anni e insieme abitiamo dietro all’isolato. Un paio di mesi fa ho deciso di fargli un regalo di compleanno “speciale” e per una volta dirgli di sì, quando mi chiede di andare in moto. Così, essendo mia suocera una sarta, ho comprato questo speciale velcro… L’ho fatto arrivare dalla Germania, è certificato per una trazione di quintali per millimetro quadro e fino ad oltre la velocità del suono… poi ho fatto questa tuta che lo tenesse a bordo, attaccato al copriserbatoio, sempre di velcro. Ci abbiamo messo un paio di mesi, ma abbiamo fatto fare delle protezioni per la sua misura e l’abbiamo preparata… sono fatte esattamente come quelle della mia giacca, ma sulla sua misura… Sente?

L’uomo prende il braccio del bambino indirizzandolo all’agente che invece non verifica la presenza delle protezioni.

– lo so che non sono omologate, come non lo è il casco, per questo il giro non è altro che un giro dell’isolato di 3 minuti, nell’orario meno trafficato e andando ad una velocità tale che, per qualsiasi evenienza, basta che inchiodo e metto entrambe le gambe a terra e controllo perfettamente il mezzo. Se lei è un motociclista, come evidentemente lo è, saprà perfettamente che se si sta completamente concentrati e pronti, a venti all’ora in cento metri, ci si può dire sicuri.

Glauco non parla, ascolta semplicemente quello che l’uomo dice, così come Antonio che, però, non riesce a trattenersi dal dare un pizzicotto al viso sorridente del piccolo Lorenzo.

– Se poi lei fosse anche un padre, oltre che un motociclista, capirebbe perché questo giorno era tanto importante per noi, per l’imprinting di un piccolo centauro. Non creda che metterei mai a rischio l’incolumità di mio figlio. Vi prego, la multa è giusto che la paghi, ma non mi rovini la vita per un qualcosa che invece doveva essere un giorno meraviglioso nella memoria di mio figlio.

Antonio fissa Glauco in attesa di una sua parola, Glauco abbassa lo sguardo sul piccolo Lorenzo e questo sorride con un’innocenza che perfino gli angeli invidierebbero. L’agente finalmente sposta i suoi occhi dal bambino al padre, mutando l’espressione, in quei pochi centimetri di percorso, dal benevolo al severo. Il padre, sentitosi investito dalla gravità di quello sguardo, si alza, tenendo la mano del piccolo Lorenzo.

– Allora ascoltami bene. Ti dico cosa succede adesso. Adesso tutti quanti ci rimettiamo caschi e guanti, Lorenzo lo rimettiamo a pancia giù, appiccicato al serbatoio con questa stramba tuta che hai fatto e ti scortiamo fino a casa… Mooolto lentamente!!! Una volta lì, tu mi consegni tuta e copriserbatoio e ve ne andate a casa.
– E non informa le autorità giudiziarie?
– E non ti faccio la multa. Tra sei o sette mesi, quando la tuta non gli starà più, mi potrai chiamare e passare a riprendertela. Ma se fai parola di quanto t’ho detto con qualcuno, allora stilo il verbale.
– Macché! Grazie… Veramente… Pure a nome di mio figlio… Magari vi posso offrire qualcosa a casa… Un caffé… Un caffé lo potete prendere in servizio?
– Allora: io sono Glauco, lui è Antonio, un caffè lo possiamo prendere e ce lo prendiamo volentieri.

Antonio sorride mentre stringe la mano all’uomo che ora sembra rinato dalla gioia.

– Io mi chiamo Federico… vabbè, lo sapete…
– … Un’altra cosa…
– … Dimmi…
– Da quanto hai il V-Strom?
– Mah, qualche mese, perché?
– Io me la sto per comprare… durante il caffè ti posso fare qualche domanda?
– Ma certo!
– Andiamo

I due agenti sollevano il piccolo Lorenzo che esplode in un sorriso, lo mettono in posizione Superman e delicatamente lo appoggiano sul copriserbatoio col negativo della sua tuta, cosicché le due superfici del supervelcro tornino ad abbracciarsi in una stretta quasi indissolubile. Il bimbo è proiettato in avanti con lo sguardo, appena al di sopra la strumentazione, le braccia e le gambe stesi sul serbatoio: comincia a saltellare impercettibilmente in questa bizzarra posizione, fremendo nell’attesa della partenza.

La strada deserta ospita un unico passante, con la faccia persa nel display del suo smartphone che letteralmente sobbalza quando, a qualche metro dalle sue spalle, partono due lancinanti sirene. Si gira di scatto e rimane con la mandibola aperta ed il telefono nella mano, vedendo due moto della polizia a sirene spiegate che, a passo d’uomo, scortano una moto con a bordo un uomo ed un bambino sdraiato sul serbatoio che grida: “GAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAASSSSS!!!!!

Suzuki V-Strom 650 XT ABS 2015 |  SCHEDA TECNICA 

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  • Motore: 2 cilindri, 4 tempi, raffreddamento a liquido 90° V-Twin
  • Alesaggio per corsa: 81,0 x 62,6 mm
  • Cilindrata: 645 cc.
  • Rapporto di compressione: 11,2 +/- 0,3 : 1
  • Potenza max e regime: 50,5 kW (69 CV) a 8.800 giri/min
  • Coppia max e regime: 60 Nm 6.400 giri/min
  • Lubrificazione: Con olio nel carter
  • Accensione: Elettronica
  • Frizione: Multi disco bagno d’olio
  • Cambio: 6 marce
  • Lunghezza max: 2.290 mm
  • Larghezza max: 835 mm
  • Altezza max: 1.405 mm
  • Interasse: 1.560 mm
  • Altezza sella da terra: 835 mm
  • Peso in ordine di marcia: 215 kg
  • Serbatoio carburante: 20 litri
  • Capacità lubrificante: 2,750 litri
  • Sospensione anteriore: Forcella telescopica regolabile nel precarico molla
  • Sospensione posteriore: Monoammortizzatore con precarico molla regolabile
  • Ruota anteriore: 110/80R19M/C (59H)
  • Ruota posteriore: 150/70R17M/C (69H)
  • Angolo di sterzo: 40°
  • Angolo cannotto: 26°
  • Avancorsa: 110 mm
  • Freno anteriore: Doppio disco da 310 mm
  • Freno posteriore: Disco singolo da 260 mm
  • Normativa di riferimento: Euro III
  • CO: 1,274
  • HC: 0,151
  • NOx: 0,026
  • Catalizzatore: Si
  • Generatore: 12 V – 375 W
  • Batteria: 12 V – 10 Ah

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