Connect
To Top

Test d’Autore: Benelli Tornado 900 Tre, una sportiva tutta “italiana”

La prima volta che ruggì fu nel 2000 in occasione del Tourist Trophy. La Benelli aveva organizzato una grandiosa Parata Storica per commemorare le vittorie  sul “Mountain” di Dario Ambrosini, con la Benelli 250 bialbero nel 1950, e di Kel Carruthers, con la Benelli 250 “quattro cilindri” nel 1969. Vittorie che, in entrambi i casi, regalarono il titolo mondiale alla casa pesarese. Andrea Merloni, allora proprietario del marchio del leoncino, e Kel Carruthers scesero in pista con l’avveniristica Tornado 900 a tre cilindri, moto nella quale Andrea Merloni credeva molto, anzi, moltissimo.

Perché la superbike Benelli, progettata dall’ingegner Riccardo Rosa (ex progettista della Cagiva 500GP), doveva rappresentare il rilancio della casa del leoncino nelle competizioni. E nel giugno del 2001, a Misano, la Tornado, condotta dal collaudatore Peter Goddard, fece il suo esordio nel campionato riservato alle derivate di serie. Purtroppo, gli scarsi risultati e gli elevati investimenti spinsero la gestione Merloni sull’orlo del fallimento e, nel 2005, l’azienda pesarese fu acquisita dal gruppo cinese Qianjiang.

Gennaio 2007. Dopo sette anni da quel primo ruggito sull’Isola di Man, uno dei primi esemplari della Tornado 900 biposto (del 2004) si trova nel mio garage, sorvegliata a vista, e non senza gelosia, da quella che fino ad allora era stata l’unica “piccola” di casa: la Kawasaki 636.

Tornado… Proprio come il caccia multiruolo con ala a geometria variabile in dotazione all’Aeronautica Militare Italiana. Del resto, quelle due ventole di estrazione del calore sotto il codone, dov’è posizionato il radiatore, ricordano molto le turboventole poste sotto le ali degli aerei militari. Ma, a guardarla bene. tutta la moto è particolare, nessuna le assomiglia, neanche lontanamente. La ricerca dei particolari poi…

Oltre che sulle ventole, l’occhio cade inevitabilmente sulle due grosse viti di giunzione che congiungono i due elementi tubolari, che costituiscono le travi del telaio, alle piastre posteriori in alluminio fuso. Anche il massiccio forcellone in alluminio a sezione differenziata non passa di certo inosservato: a “boomerang”, sul lato destro, per agevolare il passaggio del terminale di scarico, con capriata di irrigidimento su quello sinistro. Rispetto alla costosissima versione “Limited Edition”, che fa gran sfoggio di magnesio e carbonio, e adotta una forcella Ohlins, su questa versione biposto viene utilizzata una meno pregiata ma altrettanto efficaceforcella pluriregolabile Marzocchi. Anche la frizione antisaltellamento, il cambio estraibile e le pompe freno Brembo Serio Oro sono “chicche” per veri intenditori. Non c’è che dire, ci troviamo di fronte al trionfo dell’italianità. Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari, anche se qualche piccola imprecisione, come il coprisella passeggero non perfettamente raccordato, c’è.

E se al solo sguardo, la superbike italiana (soprattutto nella livrea ufficiale grigio-verde che ricorda la moto del “Paso”) ti ammalia, una volta messa in moto ti accende il cuore.

Il grintoso “sound” del tre cilindri pesarese non sarà raffinato come quello che esce dalle canne d’organo della MV F4, ma non è certamente meno affascinante, forse solo un po’ più “sporco”. Benché la temperatura non sia proprio primaverile, un flebile sole lascia un po’ di spazio per qualche bella curva… decido di portarla un po’ a spasso.

Che la Tornado non sia proprio una libellula lo si capisce immediatamente e in città sembra goffa e impacciata, oltre a vibrare come un frullatore. Ma appena ci si lascia la “jungla urbana” alle spalle tutto cambia. Il motore canta più allegramente, il peso non sembra più un problema e le vibrazioni, seppur ancora avvertibili, non sono più così fastidiose. E finalmente davanti a noi si scopre l’Appennino con le sue curve invitanti.
Sui tornanti lenti la tendenza dell’avantreno a chiudere è piuttosto marcata e lo sforzo sulle braccia è decisamente avvertibile, mal’ottima progressione del motore toglie sempre d’impaccio. In uscita di curva il tre cilindri spinge forte e con continuità. Attenzione, non siamo ovviamente ai livelli delle attuali superbike, ma il divertimento è assicurato.
Nelle curve medio veloci, poi, sembra di essere su un binario. E qualche piccolo scoppio in fase di rilascio rende tutto ancora più gustoso. Le sconnessioni dell’asfalto vengono ben digerite dall’ottima ciclistica, e non la sembrano infastidire.

[pullquote_left]Salire su una Benelli è come cavalcare un pezzo di storia del motociclismo, quello “vero”, fatto di uomini, coraggio e passione[/pullquote_left]Ma è tra i cordoli che  l’ “albatros” Tornado da’ il meglio di sé. Perché, come il grande uccello marino che vola incontrastato nei cieli, anche la superbike Benelli necessita di ampi spazi per essere sfruttata a fondo. E qui entra in gioco la raffinatezza dei suoi componenti. La frizione antisaltellamento lavora in modo eccellente e anche nelle staccate al limite la moto non si scompone mai.Nelle chicane lente, gli oltre 200 kg si fanno sentire, ma non mettono mai in difficoltà.

La solidità dell’avantreno, inoltre, è tale che, ad ogni curva, sembra sempre di essere molto lontani dal limite. E allora viene da chiedersi: perché una moto così, che già nella versione standard offre una buona base per le corse, nel mondiale Superbike raccolse poco più di niente?
Che dire, a volte un buon progetto non è sufficiente per poter contrastare avversari che, pur disponendo di un mezzo alla base qualitativamente inferiore, hanno maggiori possibilità d’investimento.
I suoi 136 cv, comunque buoni per l’epoca, fanno quasi tenerezza al cospetto degli oltre 190 di cui dispongono le odierne quattro cilindri superbike. Ma chi, come me, ha scelto una Tornado, non l’ha fatto certamente per la fredda legge dei numeri. Scegliere una moto così, quasi artigianale, e non certo affidabile quanto una giapponese, è una scelta di cuore. Perché di fronte ad una moto così ti senti travolgere dalla passione. La stessa passione che negli anni 60 e 70 travolse campioni come Provini, Pasolini, Saarinen e Carruthers che, in sella alle motociclette del leoncino, sfidarono a testa alta l’agguerrita concorrenza.Salire su una Benelli è come cavalcare un pezzo di storia del motociclismo, quello “vero”, fatto di uomini, coraggio e passione.

E abbiate pazienza se la vostra Tornado, ogni tanto, vi gioca qualche scherzetto poco gradevole. Perché ogni volta che l’accenderete vi conquisterà nuovamente il cuore, e tutto il resto non avrà più importanza.


4 Comments

  1. Alesanto

    2011/12/13 at 10:37 AM

    B E L L I S S I M A ! ! !

    Peccato che non abbiano saputo valorizzarla, una moto unica. Io ho guidato una TNT, davvero emozionale come mezzo. Immagino che questa le sia ancora superiore

  2. makoto bito

    2012/05/29 at 9:13 AM

    E-mail esso dal Giappone; è agitato

    Io voglio riparare una motocicletta
    Benelli TNT1130SE

    È un motore o rifiuti esso
    *Non ozia
    *Il combustibile è scuro
    *Il fumo nero appare

    Perché è?

    Una questione di conferma
    *Una spina elettrica di scintilla è ogni destra
    *Sconnessione / contatto povera del cablaggio è ogni destra

  3. andrea

    2013/03/18 at 6:13 PM

    Grande moto, io me sono innamorato quando ho visto il prototipo e avevo 14 anni, da allora l’hò sempre sognata, dal settembre 2011 sono un felicissimo e orgoglioso possessore di una Tornado 900 del 2003 e quando tutti gli amici mi dicono: “Cosa continui a spendere soldi su quella moto….. Cambiala!!!!” (sia chiaro non spendere soldi per problemi di affidabilità, ma solo per mantenerla e migliorarla) Io rispondo loro che io me la terrò fino alla vecchiaia e posso spenderci sopra quanto voglio, ma ne spenderò sempre meno di loro che ogni 3\4 anni cambiano le loro jap.

    BENELLI FOREVER

  4. Ado

    2013/03/18 at 6:50 PM

    E fai bene Andrea! Anch’io penso che la terrò fino alla vecchiaia, magari fra qualche anno la fermo e la conservo per i raduni d’epoca, ma separarmi mai!!!!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in Benelli