Connect
To Top

Test d’Autore: Cagiva Mito 125 EV 2005, l’intramontabile!

Vent’ anni e non sentirli. Sempre ai vertici delle classifiche di vendita e – fino a qualche tempo fa – dei campionati sport production (pensate che la Mito è stata la moto con cui Valentino Rossi ha iniziato la carriera agonistica) per la regina delle ottavo di litro il tempo sembra non passare mai.

Una linea intramontabile. Una moto nata per far divertire i più giovani e per sfornare campioni. E’ stata, è, e sarà per sempre un autentico Mito.
Vale ancora la pena procurarsene una?
Per scoprirlo siamo tornati in sella ad una Mito 125 EV del 2005! 

L’ultima 2 tempi

Il segmento delle piccole 125 2 tempi, ahi noi, è stato oramai soppiantato dalle moderne 4 tempi. Da 5 anni a questa parte, le case motociclistiche hanno investito molto su questo tipo di soluzione offrendo prodotti sempre più innovativi ma sicuramente meno prestazionali e, soprattutto, emozionanti.

Cagiva è rimasta l’unica a tenere alta la bandiere del 2 tempi, dopo che anche Aprilia si è adeguata al mercato lanciando la nuova RS4 125.

Il motivo del successo della Mito è sicuramente dovuto all’impiego dell’ormai collaudatissimo monocilindrico a 2 Tempi (che tanto ci ricorda le piccole protagoniste del motomondiale) e l’adozione di una ciclistica di ottima qualità.
Qualità che finisce col ripercuotersi sul portafogli: per portarsi a casa questo gioiellino ci vogliono circa 5000 € e si sa, con questa cifra, si possono acquistare moto di cilindrata superiore. Ma chi, come me, ha avuto la fortuna di cavalcarne una, sapeva di avere tra le mani un prodotto di qualità, capace di regalare emozioni uniche.

Design e soluzioni tecniche

Una Ducati 916 in miniatura. Una scelta azzeccata quella di riportare sulla piccola varesina la linea che più di tutte (insieme a quella dell’Mv Agusta F4) ha stregato gli amanti delle due ruote sportive. Aggressiva ma allo stesso tempo elegante. È l’icona della moto da corsa degli anni ’90, bella da vedere, emozionante anche da ferma.

Una volta in sella, al momento di afferrare i semimanubri, ci si accorge subito che il progetto risale a qualche annetto fa. Le “geometrie” obbligano il pilota a distendere le braccia e ad assumere una posizione arretrata, distaccandosi molto da quella delle modernissime sportive (molto caricate sull’avantreno). Le pedane, ben curate, poste relativamente in alto, consentono di raggiungere buoni angoli di piega e di spingere agevolmente su di esse per un maggior controllo del mezzo nella guida veloce.

La sella, come da tradizione sportiva, non stupisce certo per comodità e morbidezza ma, in fin dei conti, a un patito della velocità cosa gliene importa del confort?
Anche il sellino del passeggero non è da meno (sicuramente non è stata concepita per viaggiare in coppia) ma sotto quel sottile strato di cuoio troviamo comunque un modesto vano porta oggetti – immenso se si considera il tipo di mezzo, e soprattutto se lo si confronta con quello che offre l’attuale produzione racing.

La strumentazione è completamente analogica e inserita in un supporto di poliuretano. E’ composta da un chiaro e leggibile contagiri, con zona rossa a 12.500 giri\min, e da un tachimetro su sfondo giallo ben visibile. A ridosso di questi ultimi, troviamo l’indicatore della temperatura dell’acqua (nel caso vedeste la lancetta gravitare sui 100°, fermatevi e pregare qualche santo).

Poco leggibili le spie di servizio con il riflesso del sole, mentre è da segnalare la mancanza del livello del carburante: qui c’è ancora il fedelissimo rubinetto On – off – res. Ottime le plastiche e l’assemblaggio generale, non ci sono cavi in vista e le rifiniture sono ben curate.

Bruttini gli indicatori di direzione, grossolani e antiestetici (non sono mai stati cambiati dalla prima versione). Belli invece gli specchietti retrovisori, con una linea studiata per diminuire la resistenza aerodinamica. Per essere una moto dal Dna corsaiolo, sono abbastanza funzionali, anche se in alcune occasioni costringono il pilota a stringere le braccia per avere una maggiore visuale. Il cavalletto, infine, anche se curato nell’estetica, è azionato mediante l’antipatico sistema con ritorno a molla.

Elemento di spicco è il telaio a doppio trave in alluminio che, oltre a regalare grandi doti di agilità, risulta molto piacevole alla vista e ben accordato con le carene. Particolare, poi, il braccio posteriore a “banana” coadiuvato da un mono ammortizzatore Sachs regolabile nel precarico.

Passando alla parte anteriore, la Mito non ha eguali nel suo segmento: le forcelle sono Marzocchi a steli rovesciati da 40mm accoppiate ad un bel discone da 320mm morso da un impianto firmato Brembo con pinza a doppio pistoncino – bello da vedere ed efficacissimo. Al posteriore, invece, troviamo un disco da 230mm della medesima marca.

Infine l’ammortizzatore di sterzo. Più bello che funzionale (soprattutto per la versione depotenziata), non trova pari nel segmento delle ottavo di litro: la Mito è l’unica moto di serie a vantarne l’impiego.

Su strada: a spasso tra le curve del lago D’Iseo

Appena si preme sul comando dello starter, il piccolo monocilindrico comincia a borbottare e non aspetta altro che qualcuno giri la manopola del gas. Dal quel momento in poi vige una sola regola, DIVERTIRSI.

Pur non trovandosi nel suo habitat naturale, i cordoli, la Mito piace e regala tante soddisfazioni. Agile e veloce nel misto, si fionda letteralmente in curva senza indugio e mantiene la traiettoria impostata, evitando spiacevoli ondeggiamenti, subito pronta ad aggredire le curve successive. Si percepisce una bella sensazione di padronanza del mezzo e sicurezza.

Peccato che, il motore strozzato, non consenta di mettere in risalto la briosità del 2 tempi. Con i soli 15cv, non regala grandi accelerazioni e fatica a salire di giri ma, nonostante tutto, il divertimento è assicurato.

La Mito non ama particolarmente le buche e il pavé per via della taratura rigida delle sospensioni. Preferisce stare lontana dai centri abitati, dal caos e dal traffico. Anche se piccola e leggera, l’angolo di sterzo non molto ampio non è certo d’aiuto per scartare con facilità le macchine in coda o ferme al semaforo.

Inutile dire, poi, che non sono i lunghi tragitti i campi d’azione dove la Mito si distingue. Sicuramente la posizione di guida non agevola; dopo 70-80 km cominciano a farsi sentire i primi indolenzimenti alle braccia e soprattutto alle gambe, mentre la protezione aerodinamica è buona solo se si china il capo sul serbatoio. In fin dei conti, su una sportiva, è questo il prezzo da pagare.

Grande sicurezza ci viene offerta dall’impianto frenante, reattivo e sempre pronto in ogni circostanza. Per concludere, una considerazione sui consumi. Per ricevere soddisfazione si è portati a tenere il gas sempre aperto, a discapito però del portafoglio. Si riescono a percorrere appena 150-160 km con un pieno di benzina (12 litri).

In Pista: Gas a martello!

La protagonista di questa prova è stata messa alla frusta sul circuito di Adria e nel nuovissimo Autodromo di Franciacorta “Daniel Bonara”, piste non particolarmente veloci, caratterizzate da curvoni che si alternano a parti più guidate.

Le peculiarità di questi circuiti esaltano le doti della piccola di casa Cagiva facendoci divertire come bimbi…e chi voleva scendere più?!

Pur non raggiungendo velocità da cardiopalma, è una vera goduria nell’utilizzo pistaiolo. Il motore in versione fullpower spinge forte. L’erogazione è regolare fin da subito ma per sfruttare appieno il potenziale bisogna superare i 7.500 giri/min, soglia oltre la quale la spinta si fa entusiasmante e la moto allunga senza buchi e intoppi. Il tutto accompagnato da un sound metallico davvero accattivante. Non ci sono storie, per uscire veloci dalle curve bisogna disegnare traiettorie rotonde, pennellarle con decisione, tenerla bella “allegra” e affrontarle con il giusto rapporto per non ritrovarsi letteralmente fermi in uscita. E’ la scuola adatta per apprendere al meglio la fase della percorrenza.

A livello ciclistico, non si può chiedere altro. Grande maneggevolezza, una bicicletta da buttare a destra e sinistra che, al contempo, riesce a garantire grande stabilità nei lunghi curvoni grazie al gommone posteriore da 150. A stupire è anche la solidità dell’avantreno, granitico, inamovibile. Una volta impostata la traiettoria, la Mito EV entra senza troppi indugi permettendoci di mantenere un’elevata velocità in fase di percorrenza.

I freni sono ottimi e anche dopo tante tornate hanno dimostrato una buona modulabilità. Il disco anteriore, surdimensionato, in combine con la pinza Brembo “serio oro” permette staccate al limite senza compromettere l’assetto del mezzo. Anche il freno posteriore si è distinto per modulabilità ed efficacia.

Il reparto sospensioni è ben a punto: la forcella anteriore gode di una taratura già abbastanza “spinta” e lavora in piena sintonia con il mono posteriore. Infine il cambio, promosso a pieni voti. La leva è facilmente azionabile e le marce entrano con estrema facilità e morbidezza, davvero difficile incappare in indesiderate sfollate.

L’unico appunto che si può fare è la tendenza della moto ad allargare la traiettoria in uscita di curva. Problema probabilmente risolvibile con l’utilizzo di pneumatici più performanti.

Per concludere. Come non capire tutti quei giovani che passano notti in bianco perché sognano di cavalcare un giorno questa straordinaria piccola due ruote? Non una semplice 125, ma una moto vera che, oltre ad emettere quel gradevole aroma che tutti i supporter 2 tempi riconoscono, sprigiona un mix di emozioni uniche che non abbandoneranno mai il cuore dei Riders che l’hanno conosciuta. Le prime pieghe, staccate e monoruota… e chi se li scorda più?

Una vera scuola che consente di apprendere l’arte di andare in moto in circuito e prepara le giovani leve a domare, un giorno, mezzi con potenze e cilindrate superiori. Un MITO!


4 Comments

  1. Saverio Sacchi via Facebook

    2012/01/04 at 12:04 PM

    la 125 migliore mai costruita, c’è poco da fare!!

  2. Matteo Bkr Armari via Facebook

    2012/01/04 at 12:12 PM

    Spettacolare..prima mi son preso la ev03 poi mi son comprato la 7speed del 94..una bomba! Che bei ricordi!

  3. Pianeta Riders via Facebook

    2012/01/04 at 12:22 PM

    il pezzo comprendeva anche una bella galoppata attraverso la pluridecennale storia della mito… per non esagerare con la lunghezza, però, abbiamo deciso di dedicargli un post a parte!

  4. Carmelo Lacarrubba via Facebook

    2012/01/04 at 1:06 PM

    bella bella come una ragazza in giovane eta”

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in cagiva