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Vespa e Lambretta: miti intramontabili

Sono state il simbolo del made in Italy nell’immediato dopoguerra. Pezzi di raffinato artigianato divenuti oggetti di culto e di aggregazione. Nate come mezzi di trasporto affidabili ed economici, hanno portato a spasso intere generazioni, diventando miti assoluti delle due ruote. Hanno diviso gli italiani allo stesso modo di Bartali e Coppi, di Mazzola e Rivera, di Agostini e Pasolini. Più “borghese” e curata la Vespa. Più “proletaria” e grezza la Lambretta. Entrambe amate dagli italiani, a tal punto da identificarsi con loro. Vespa e Lambretta sono state tutto questo e anche di più.

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Lamb-Vesp

La prima Vespa, la 98 cc, vide la luce nel 1946. Enrico Piaggio voleva un mezzo che divenisse un trampolino di lancio per la mobilità. Un mezzo fascinoso e allo stesso tempo semplice, economico ed affidabile. Così, dopo le battute a vuoto con gli ingegneri Spolti e Casini, affidò il progetto al genio di Corradino D’Ascanio, stimato ingegnere aeronautico che realizzò uno scooter dalle caratteristiche tecniche rivoluzionarie. Il nuovo scooter aveva, infatti, il cambio al manubrio, la scocca portante, una carrozzeria disegnata per proteggere chi guidava, il motore collegato alla ruota posteriore, e le ruote con dei braccetti di supporto simili a quelli dei carrelli degli aerei.
Fu subito boom! Anche grazie ad una campagna pubblicitaria straordinaria. Arrivando addirittura sul grande schermo. Come dimenticare la mitica scena di Vacanze Romane in cui Gregory Peck porta a spasso Audrey Hepburn per Roma in sella ad una Vespa 125?
Ma Vespa non voleva dire solamente Hollywood o Cinecittà. Vespa voleva dire anche corse e record di velocità. Già nel 1947, infatti, fece la sua comparsa la 98 Circuito, versione sportiva della 98 cc, pensata dagli uomini Piaggio proprio per le competizioni. A questa si aggiunse successivamente la 98 Corsa, che si aggiudicò il Gran Premio di Napoli e la Cronoscalata Rocca di Papa nella categoria scooter. Non furono da meno la 125 Corsa e la 125 Sei Giorni, che prese parte alla Sei Giorni Internazionale, dove conquistò ben 9 medaglie d’oro. Ma una su tutte spiccò per le sue caratteristiche corsaiole, il prototipo Vespa Siluro. Che nel 1951 con il collaudatore Guido Mazzoncini raggiunse sulla Roma-Ostia una velocità di 171,2 km/h, stabilendo il nuovo record di categoria sul chilometro lanciato. Record che fu poi ritoccato negli anni successivi anche dalla concorrente Lambretta. Per non parlare della Parigi-Dakar del 1980, impresa compiuta da un equipaggio francese.
Molti sono stati i modelli di Vespa che si sono succeduti nella storia raccogliendo sempre un notevole successo. Tra questi vanno ricordati la GS 150, la GL 150, la 90 SS, la Rally 180/200, la 50 Special, la 125 Primavera/ET3 (probabilmente la più famosa e diffusa Vespa della storia), la PX 125/150/200 e la PK 50/125.

E se a Pontedera si erano dati da fare per motorizzare l’Italia del dopoguerra, a Lambrate (dove aveva sede lo stabilimento della Innocenti) non erano di certo stati a guardare e arrivò la Lambretta, la risposta “milanese” alla Vespa.
L’idea di realizzare uno scooter che facesse concorrenza alla Vespa era venuta a Ferdinando Innocenti quando, durante la guerra, vide sfrecciare dei piccoli scooter costruiti dalla Cushman per l’esercito americano. Piccoli mezzi a due ruote senza carenatura e dalla forma essenziale e longilinea. Pier Luigi Torre e Cesare Pallavicino, ai quali fu affidato il progetto, diedero quindi vita ad uno scooter con cambio a due marce meccanicamente molto robusto, in cui motore e trasmissione erano integrati alla ruota posteriore, e il cui telaio coniugava praticità e solidità. Era il 1947 quando la prima Lambretta, la 125 A, veniva presentata al Salone di Parigi.
Per fronteggiare la Vespa, che ormai spadroneggiava sulle strade da più di un anno, Ferdinando Innocenti si creò una rete di vendita molto efficace che portò la Lambretta, grazie anche ad una pubblicità molto curata, che passava attraverso calendari, cartoline e spot di grande successo, oltre i confini del Belpaese.
Com’era successo a Pontedera per la Vespa, anche a Lambrate diedero vita ad un reparto corse. Che schierava, tra gli altri, anche il giovane Umberto Masetti, futuro campione del mondo della classe 500 con la Gilera. La prima Lambretta da corsa fu la 125 B del 1949, con motore, telaio e serbatoio modificati per le competizioni. Fu poi la volta delle 125 C e 175 C che, oltre a conquistare una splendida doppietta nella Milano-Taranto (battendo Juan Manuel Fangio su Vespa), conquistarono anche il Rally des Alpes Francaises. E quando la Vespa Siluro, sulla Roma-Ostia, stabilì il record di velocità sul chilometro lanciato, a Terracina un prototipo Lambretta 125 rispose stabilendo un nuovo record: oltre 195 km/h. Anche se in Germania fecero di meglio. Sulla Monaco-Inglostad un prototipo ottimanente preparato bucò il muro dei 200 km/h. Mentre sull’Isola di Man, vero e prorio tempio del motociclismo, si organizzavano competizioni riservate ai soli lambrettisti. Purtroppo nel 1966 Ferdinando Innocenti morì, lasciando le redini dell’azienda nelle mani del figlio Luigi che, pur proseguendo nella produzione della Lambretta, si concentrò soprattutto sulle auto. Fu l’inizio di un lungo e sofferente declino che culminò nel 1971 con la chiusura degli stabilimenti di Lambrate.

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