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Umberto Masetti: il primo “divo” del motociclismo

Quando correva non si risparmiava mai, Umberto Masetti. Anche quando le circostanze suggerivano cautela.

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Come quella volta ad Imola, quando, dopo essere caduto ed aver strisciato per oltre duecento metri, sfondò un cartellone e finì nelle acque del Santerno. O ancora, a Recanati, quando si schiantò contro un paracarro (rompendosi 14 denti) mentre correva lungo l’“ermo colle” reso celebre da Giacomo Leopardi. E lui, alzandosi, col sorriso sdentato disse di aver investito un cane pezzato che gli aveva attraversato la strada, mentre la folla sorrideva ed applaudiva. E se solo fosse stato meno irrequieto, quel diavolo nero con l’effige di Topolino sul casco (uno dei suoi personaggi preferiti), avrebbe raccolto molto di  più. Anche se due titoli mondiali nella classe 500 non sono certo poca cosa. Primo italiano a vincere il titolo mondiale della classe 500, Umberto Masetti sapeva far volare la sua Gilera come nessun altro. Proprio come faceva Zorro con Tornado. E le oltre 200 gare vinte in carriera ne erano la dimostrazione. Il suo dualismo con l’inglese Geoff Duke, il “Duca di ferro” fu anche il primo grande duello della storia del Motomondiale. Uno di quei duelli in bianco e nero che hanno fatto la storia del motociclismo.

Dopo la conquista del primo titolo mondiale “Scarciole” (così lo chiamavano i suoi fans perchè era secco come un chiodo) diventò il “Duca di Parma”. Ma diventò anche il primo “divo” del motociclismo. I giornali parlavano di lui, delle sue imprese sportive e della sua amicizia con Gino Bartali e Fausto Coppi. Ma, soprattutto, parlavano delle sue avventure amorose. Come quella con Moira Orfei. Perchè, anche con le donne Umberto Masetti non si risparmiava mai. Si narra, infatti, che una sera, alla vigilia di una gara molto importante, il suo staff lo “chiuse” nella sua camera d’albergo requisendogli giacca e pantaloni. E “Scarciole”, che nella vita come nelle corse non si dava mai per vinto, si fece prestare gli abiti da un cameriere ed uscì senza farsi vedere. Tornò all’alba, partecipò alla gara e se l’aggiudicò  senza la minima esitazione. Un campione è sempre un campione!

Cresciuto tra le bielle e i pistoni dell’officina  del padre Nello (proprietario della concessionaria Gilera di Parma), il giovane Umberto, dopo una parentesi ciclistica che durò qualche anno, passò alle moto. Nonostante l’opinione contraria del padre. Che solamente quando lo vide in azione a Reggio Emilia, dove si era iscritto di nascosto ad una gara con il suo Guzzino 65, cambiò idea. E anziché rimproverarlo per la marachella, gli corse incontro abbracciandolo.

Umberto_Masetti

Dopo gli “anni d’oro” con la Gilera, (ed una breve esperienza con la NSU 250), nel 1956 passò alla MV Agusta, dove ottenne solamente buoni piazzamenti. Nel 1958 si ritirò dalle competizioni, per poi ritornarvi nel 1962 con la Moto Morini, senza però raccogliere risultati di rilievo. Decise così di trasferirsi in Cile, dove vi restò per una decina di anni continuando a gareggiare.

All’epoca gli ingaggi non erano alti come oggi, e quando tornò in Italia fu costretto a trovarsi un lavoro. E dopo alcune collaborazioni con Aprilia e con l’amico Nello Pagani, lo trovò presso la stazione di servizio Agip di Modena sull’Autosole. Così, tra un rifornimento e l’altro, un rabbocco d’olio e l’altro, “Scarciole” era tornato a respirare quel “profumo” di benzina che amava e con cui era cresciuto. Anche se non era più la vecchia officina del padre Nello!


1 Comment

  1. Gennaro

    2013/07/11 at 9:40 PM

    Ci vorrebbero quei tempi e certe persone, per risollevare il motociclismo

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