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Storia del motociclismo: la prima vittoria dell’altra “rossa”

Era piovuto forte quel giorno, il 12 luglio 1992, sul tracciato dell’Hungaroring, in Ungheria.

Al momento del via della 500, la pista era ancora molto bagnata e in cielo, le nuvole non promettevano niente di buono. La tensione all’interno del box Cagiva, diretto da Giacomo Agostini, era altissima. Serviva una strategia capace di spiazzare gli avversari, una di quelle che solamente il fantasioso genio italico è in grado di ideare. Era necessario rischiare, e in questo Giacomo Agostini è sempre stato maestro… ma l’ultima parola spettava al pilota, il californiano Eddie Lawson. Perché Ago, che in passato tanto aveva gareggiato e molto aveva vinto, sapeva perfettamente quant’è importante per un pilota avere feeling con la propria moto quando si corre al limite. Bastarono pochi istanti, giusto il tempo di un breve incrocio di sguardi tra il campione del passato e quello del presente, e la strategia vincente, quella che avrebbe permesso alla casa varesina di aggiudicarsi la prima vittoria nella classe regina, prense forma.

Sulla griglia di partenza tutti i piloti erano schierati con gomme da pioggia o intermedie. Tutti tranne uno, Eddie Lawson, che sulla sua Cagiva montava delle slick lavorate a mano, intagliate in modo tale da ottenere una lieve scolpitura. Un grosso rischio, e di questo sia Ago che Eddie ne erano consapevoli. Ma era importante provarci, troppo importante.

 Al via, Lawson, che scattava dalla settima casella, con un balzo felino conquista la prima posizione e alla prima curva gira davanti a tutti. Ma la pista era ancora bagnata, troppo bagnata, e curva dopo curva Eddie scivola in sesta posizione a 52 secondi dalla testa della corsa. Tutto questo mentre là davanti un ritrovato Randy Mamola, con la Yamaha, ingaggiava una bella lotta con la Suzuki di Doug Chandler. All’interno del box italiano scese un raggelante silenzio e sulle facce degli uomini del team si poteva leggere la grande delusione. Forse avevano osato troppo!

Ma a metà gara successe qualcosa. Eddie fa improvvisamente registrare il giro più veloce, segno che la pista si andava asciugando. I primi a farne le spese furono Kocinski, Schwantz e Rainey, che nulla potettero di fronte all’arrembante corsa dell’uragano Lawson: 5-6 secondi più veloce di tutti. Più tardi, anche il grande Mamola, nonostante una buona Yamaha, deve arrendersi alla supremazia del binomio Lawson-Cagiva.

Eddie sembrava danzare tra i cordoli, avanza inarrestabile con la Suzuki di Doug Chandler nel mirino. A quattro giri dal termine, Lawson raggiunge Chandler: il presente e il futuro della Cagiva sono lì, uno dietro l’altro. Ma non per molto. Eddie infila il pilota della Suzuki in staccata e se ne va, dandogli appuntamento sul podio.

Eddie vinse la gara con 14 secondi di vantaggio su Chandler e 37 su Mamola, e colse la sua trentunesima vittoria, l’ultima della sua brillante carriera, che conta ben 4 titoli mondiali, tutti in 500.

 … e sul podio fu festa grande!

“Loro hanno gli sponsor, noi voliamo con l’entusiasmo” dichiarerà Giacomo Agostini, il giorno dopo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
A fine stagione Eddie Lawson si ritirerà, lasciando però nelle mani della Cagiva una moto competitiva in grado di lottare per il titolo mondiale, come dimostrerà John Kocinski due anni più tardi.


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