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Sfida tra Special: Triumph Tiger del ’71 Vs Kawasaki Z400 del ’79 – Il ritorno di Sartana

Dopo aver recensito special provenienti da tutto il mondo, mi sono ritrovato ad affrontare una terribile disavventura con protagoniste due moto rielaborate con stile e senza fronzoli.

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Era da una settimana che facevo lo stesso terribile incubo: la mia moto era riversa su un letto d’ospedale, con le forcelle ingessate e numerose flebo che iniettavano olio per i freni, carburante e olio motore. Mentre la guardavo al di là di un vetro, mi si avvicinava un medico con le mani sporche di grasso:

«Abbiamo fatto il possibile,» mi diceva, «ma non c’è stato nulla da fare: dobbiamo staccare la batteria.»

«Noooooooooooo!» avevo urlato ogni volta, svegliando mia moglie. Ma quella sera il mio subconscio taceva, così potei distintamente riconoscere il suono di un motore bicilindrico, quattro tempi, che rombava in lontananza. Accesi la luce, e vidi che lei non era a letto; al suo posto, trovai un biglietto firmato da Sartana, il mio acerrimo rivale. A quel punto tutto fu chiaro: c’era mia moglie, sulla moto che avevo sentito allontanarsi.

«Vuoi sfidarmi sui due cilindri, Sartana?» Pensai, «allora avrai pane per i tuoi denti.»

Scesi in garage e mi diressi verso il telo che copriva la mia special derivata da una Triumph Tiger del ’71. L’avevo vinta a poker la sera prima: il vecchio proprietario mi aveva anche spiegato che era stata costruita nel laboratorio Vintage Steele, in Vermont. Non appena la scoprii, mi saltarono subito all’occhio la sella in pelle, dall’aspetto spartano, e le lamine fustellate che coprivano lo spazio sotto di esso. Un altro spesso foglio di metallo proteggeva la parte inferiore del motore mentre il faro, protetto da un griglia d’acciaio, presentava due “orecchie” a fare da indicatori di direzione.

Triumph_Tiger_1

«Sartana, vengo a prenderti!», gridai al cielo e in un attimo mi ritrovai a sfrecciare per le strade deserte nella notte. Notai che il motore 650cc aveva un’accelerazione piuttosto fluida per essere un bicilindrico, mentre la robusta scatola del cambio, contenente ingranaggi presi da una più recente Trident 750, rendeva sicuro il mio incedere. Anche il carburatore Amal era stato restaurato e dotato di un nuovo filtro. Grazie alle gomme tassellate riuscii a cavarmela bene, anche su un tratto tutto sterrato e polvere, e con il freno a tamburo rimesso a nuovo, unito alla voglia di vendetta, affrontai le staccate al limite senza paura.

Sapevo già dove Sartana avrebbe portato mia moglie, così uscii dalla città e mi diressi alla vecchia miniera, dove io e lui ci eravamo sfidati la prima volta. Al mio arrivo, trovai mia moglie legata ai binari che si addentravano nelle oscure gallerie, circondata da decine e decine di candelotti di dinamite. Seguii la miccia con gli occhi, per tutta la sua lunghezza, fino a quando non vidi il mio nemico che mi guardava soddisfatto con un sigaro in bocca: un battito di palpebre e diede fuoco alla miccia, che lentamente iniziò ad accorciarsi.

«Maledetto,» urlai, «hai osato venire fino a casa mia con la tua… a proposito, che moto è quella?»

Guardando la special di Sartana mi resi conto di non essere in grado di riconoscerla. Era sicuramente una moto giapponese, ma quale?

Lui rise di gusto: «Questo è un vero gioiellino, un pezzo unico, l’ho rubata ad un officina tedesca che si chiama Klassik Kustoms. Era una Kawasaki Z400 del 1979, ma del mezzo originale è rimasto solo il telaio e il triplo albero.»

Kawa_1

«E il resto dei pezzi?», chiesi gettando un’occhiata alla scintilla ancora lontana dalla dinamite, che avrebbe fatto saltare presto in aria mia moglie.

«Il motore è quello di una Kawa Z440: con un paio di carburatori Mikuni VM30 e le altre modifiche fatte, pare che adesso eroghi 40 cavalli.»

«Notevole,» dissi, mentre la mia dolce metà iniziava a lamentarsi. «E il serbatoio è quello di una Yamaha DT175, non è vero?»

«Proprio così. Con l’indicatore del livello di carburante saldato all’esterno.»

«Hanry, ti prego, aiutami!», gridò mia moglie che iniziava a preoccuparsi della miccia sempre più corta.

«Ma ti prego di notare la parte anteriore di questa splendida moto», continuò lui. «Il freno a tamburo è stato preso da una Honda CB450K, mentre la forcella apparteneva a una CB360G. È stata accorciata di quattro centimetri, così come le sospensioni posteriori. E guarda che meraviglia la sella: smontata da una Yamaha SR500 e ricoperta in pelle.»

«Brutto idiota, vuoi salvarmi o no?», mi esortò nuovamente mia moglie. Come biasimarla. Guardai la scintilla ormai vicina e capii che dovevo sbrigarmi: con alcune mosse di kung fu, talmente rapide che sarebbe impossibile descriverle a parole, riuscii a sconfiggere Sartana e a salvare mia moglie, un attimo prima che la miccia si esaurisse. Stranamente, lei non mi ringraziò, ma fu contenta di guidare la Kawasaki Z400 per riportarla al legittimo proprietario.
Partimmo insieme per la Germania, lasciando dietro di noi una nuvola di polvere e il malvagio Sartana, steso a terra, privo di sensi.


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