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Ritratto di pilota: Giacomo Agostini, il “Campionissimo”

Si è confrontato con i piloti più forti della sua epoca, a volte le ha prese ma… molto più spesso le ha date: Giacomo Agostini

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Ha battuto gente come Pasolini, Bergamonti, Hailwood, Saarinen, Read e Sheene. Gente con gli “attributi”, che non si tirava mai indietro e che non si accontentava mai. Gente che lottava con il coltello tra i denti. Certo, la sua MV era veloce e affidabile, ma è anche vero che neppure la  migliore delle moto diventa vincente se non c’è un campione a guidarla. Ha vinto più di tutti: 15 titoli mondiali, 122 Gran Premi (più uno nella Formula 750) e 18 titoli italiani. Oltre alle 10 vittorie ottenute sul “Mountain”, quando ancora il Tourist Trophy faceva parte del calendario del Motomondiale. Un campione capace di imprese straordinarie.

L’ultima il 29 agosto del 1976 al Nurburgring, il vecchio Nurburgring. Sotto una pioggia battente, e tra una schiera di giovani promesse come Virginio Ferrari (che aveva fatto registrare la pole) in sella alle sibilanti e più performanti Suzuki RG 500 a due tempi, Agostini condusse alla vittoria l’ormai attempata MV. Quella del Nurburgring sarà anche l’ultima vittoria ottenuta dalla casa di Cascina Costa nel Motomondiale. Per il “Campionissimo”, invece, l’ultima vittoria arriverà l’anno successivo in sella alla Yamaha TZ 750.

Con Mike Hailwood e Renzo Pasolini, i suoi più grandi avversari, diede vita a duelli leggendari, entrati a far parte della storia del motociclismo.

Protagonista in pista e fuori, oltre a piacere tantissimo alle donne, ha interpretato film e fatto fotoromanzi. E se Umberto Masetti era stato il primo divo del motociclismo, Giacomo Agostini è stato senz’altro il divo più grande.

Nato a Lovere, incantevole cittadina posta sulla riviera bergamasca del lago d’Iseo dove, fin da bambino, amava gironzolare con un Bianchi Aquilotto, nel 1961 in sella alla sua privatissima Morini Settebello 175 prese parte alla sua prima gara: la mitica salita Trento-Bondone. Dove concluse con un brillante secondo posto. Gli ottimi risultati, ottenuti anche sui circuti tradizionali, convinsero il commendator Alfonso Morini ad affidargli, per il Gran Premio di Cesenatico, un mezzo ufficiale.

E il nome di Ago cominciò a farsi ingombrante.

Ma per puntare in alto, la Morini non era più sufficiente, ci voleva una moto più competitiva, e fu così che passò alla MV Agusta. Nacque così il binomio più vincente della storia del motociclismo.

Nel 1974, tentato dal nuovo performante motore a due tempi della Yamaha, Agostini lasciò la casa di Cascina Costa per quella dei “tre diapason” con cui, nel 1975, conquisterà il suo quindicesimo ed ultimo titolo mondiale. Anche come team-manager, prima di Yamaha con Luca Cadalora  e poi di Cagiva  con Eddie Lawson, ottenne risultati importanti. Come dimenticare la prima vittoria della Cagiva al Gran Premio d’Ungheria del 1992?


1 Comment

  1. Salvatore Bertuca

    2014/04/09 at 9:23 AM

    Un capo!

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