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Ritratto di Pilota: Virginio Ferrari… tenacia, talento e mistero

Tutto ebbe inizio un giorno di primavera del 1977 a Vallelunga. La Bimota cercava un pilota da affiancare al pupillo di casa Davide Tardozzi, e Virginio Ferrari era alla ricerca di una moto competitiva con cui disputare l’imminente stagione agonistica, la quindicesima della sua lunga carriera. Pochi giri in sella alla neonata Bimota YB4 750 motorizzata Yamaha e il binomio che avrebbe posto la firma sul titolo iridato del mondiale si era formato.
Al termine di una stagione ricca di emozioni Virginio Ferrari, finalmente, coronò quel sogno inseguito fin da ragazzino e sfuggitogli otto anni prima, nel 1979.

L’avversario di allora si chiamava Kenny Roberts e il mondiale era quello della 500. A Le Mans, ultimo appuntamento della stagione, Virginio Ferrari si lanciò all’inseguimento di Roberts, leader della classifica, ma al dodicesimo giro, per non tamponare Johnny Cecotto, rovinò a terra urtando le barriere. Ma non fu tutto. La sua moto impazzita lo investì procurandogli diverse lesioni e la perforazione di un polmone. Al termine della convalescenza ruppe con Gallina e la Suzuki, che lo sostituirono con Lucchinelli.

[pullquote_right]Ma Virginio era uno tenace, uno che non si dava mai per vinto, e a piccoli passi rimise insieme tutti i pezzi del suo puzzle, uno alla volta[/pullquote_right]Ma Virginio era uno tenace, uno che non si dava mai per vinto, e a piccoli passi rimise insieme tutti i pezzi del suo puzzle, uno alla volta. Arrivò così nel 1985 il titolo di campione italiano in sella alla Ducati 750 F1, titolo agguantato all’ultima gara disputata sul tracciato di Vallelunga. E proprio da Vallelunga, nel 1987, ripartì la sua caccia al titolo mondiale.

Dopo un avvio scoppiettante e la vittoria ad Assen, arrivarono le due rinunce a partecipare al Tourist Trophy e alla prova irlandese sul tracciato stradale di Dundrod, da sempre terreno di conquista dei piloti britannici, e ritenuti da Virginio Ferrari troppo pericolosi. Subito le malelingue cominciarono a parlare di un ritorno del “fantasma” che nel 1979 lo intimidì facendogli perdere il titolo.

Ma questa volta il pilota italiano, senza curarsi di quelle voci infondate e spregevoli, rimase concentrato e tirò dritto per la sua strada, senza mai voltarsi indietro, e proprio in Inghilterra, la patria di quelle malelingue, legittimò il suo titolo, scalzando dal trono quel Joey Dunlop da sempre indiscusso re della categoria.

Ma il tempo delle alterne gioie e degli alterni dolori ancora non era finito. Il 28 maggio 1989, ad Hockenheim, al secondo giro del Gp di Germania della classe 250, Fabio Barchitta, Bruno Bonhuil e Ivan Palazzese rimasero coinvolti in un terrificante incidente. Le immagini di Virginio Ferrari che abbandona moto e  gara per tentare di rianimare Ivan Palazzese fecero il giro del mondo, e ancora oggi sono ben scolpite nella mente di chi ha vissuto quel dramma.

Se per noi appassionati rimarrà per sempre il talentuoso e misterioso pilota che, dagli esordi nelle gare di endurance in sella alla Laverda fino ai successi ottenuti con Suzuki e Bimota, passando attraverso gli anni della Paton e della Cagiva, ci regalò gioie e dolori, per gli abitanti di Castellaro, piccola frazione del comune di Pellegrino Parmense, resterà per sempre Virginio, quel precoce bambinetto di cinque anni che rubò il Mosquito della maestra per andarsene in giro  nelle strade del paese.


2 Comments

  1. Dory

    2011/10/21 at 9:22 PM

    Che bello ritrovare foto di un grande motociclista e che nel lontano 1975 è stato una piccola fiamma

  2. Pingback: Special: MV Brutale 800 Virginio Ferrari by Alka Design (video)

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