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Ritratto di pilota: John Kocinski, questione di talento…

A lui riusciva tutto incredibilmente facile. Anche quello che all’apparenza poteva sembrare impossibile. Come portare al limite una 500 a due tempi senza esserci mai salito prima. Ma andò proprio così, quella volta in Belgio, a Spa. Era il 1989 e John Kocinski era al debutto su di una mezzo litro. In un’intervista rilasciata ad un importante mensile di settore commentò così la sua grandiosa prestazione, che lo vide quinto al traguardo:

“Scoprire la 500 è stato come debuttare con la 250 nella prima gara sotto la pioggia. Ero venticinquesimo quando mi sono detto: anche il bagnato deve piacermi, anche qui posso essere veloce. E alla fine ero terzo. Qui in Belgio ero alle spalle di Lawson nella terza manche sotto la pioggia e mi dicevo: questo è uno come tutti gli altri, perchè dovrebbe essere più veloce di me? Sono stato molto attento a non sbagliare, perchè quello era Lawson e se l’avessi fatto cadere non me lo avrebbe perdonato; ma quando poi l’ho passato non ho provato alcuna gioia particolare”.

L’ottimo debutto sulla 500, nell’unica gara a cui aveva preso parte, e le due vittorie nella 250, anche qui ottenute nelle due sole gare a cui aveva partecipato, non furono altro che il preludio al titolo mondiale della 250 ottenuto l’anno successivo, alla sua prima stagione completa in sella alla Yamaha del team di Kenny Roberts.

Talento cristallino, dotato di un grande spirito di sacrificio, John Kocinski mi ricordava molto il Freddie Spencer degli esordi, per la sua presunzione, e Max Biaggi, per la sua pignoleria. Maniaco della pulizia, quasi paranoico, amava starsene in disparte, e anche il rapporto con gli uomini del suo team non era certamente dei più esemplari. Un carattere difficile, molto difficile, che spesso gli sbarrò la strada. Come nel 1993 quando, al termine del Gran Premio d’Olanda, danneggiò intenzionalmente la sua Suzuki 250 ufficiale e fu licenziato immediatamente.  Oppure come nel 1996 quando, giunto in Superbike nel team ufficiale Ducati, nonostante il terzo posto finale, a fine campionato abbandonò la casa di Borgo Panigale per incomprensioni con il team-manager Virginio Ferrari. Proprio non si capivano.

kocinski honda

Approdato in Honda al posto di Carl Fogarty, condusse la sofisticata RC45 alla conquista del titolo mondiale. E il più sbalordito di questo risultato fu prorio “King Carl” che, da quel concentrato di tecnologia nipponica, era solamente riuscito a tirarci fuori qualche bella gara, ma niente di più, terminando il campionato lontano dalle posizioni che contavano. John Kocinski divenne così il primo pilota capace di vincere il titolo nel Motomondiale e nella Superbike.

Bisognerà attendere Max Biaggi e l’Aprilia nel 2010 per rivedere un’impresa simile. Ma John Kocinski, noi italiani, ce lo ricordiamo soprattutto per i suoi due anni alla Cagiva dove, nel 1994, ha chiuso il mondiale in terza posizione, facendoci sognare quel titolo iridato per buona parte della stagione.

Ritiratosi dall’attività agonistica si è occupato dello sviluppo della Yamaha M1, per poi chiudere con le due ruote e dedicarsi agli affari. Oggi, infatti, è un agente immobiliare di grande successo, un businness-man. Solo di tanto in tanto si concede il rientro, con qualche garetta di dirt-track.


3 Comments

  1. Daniele Carnevali

    2014/02/24 at 4:56 PM

    il mio preferito di tutti i tempi

  2. Luigi Pasi

    2014/02/24 at 5:58 PM

    John JET Kocinski ! Grande !

  3. Ezio Balsamo

    2014/02/24 at 7:17 PM

    UNA VERA LEGGENDA

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