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Ritratto di Pilota: Freddie Spencer, leggenda e mistero del motociclismo

Il più forte pilota della storia o il più grande mistero del motociclismo? E’ l’interrogativo che ancora oggi gli appassionati (quelli veri) si pongono di fronte a Freddie Spencer.

Che la sua impresa del 1985, quando decise di correre sia con la 500 che con la 250 vincendo entrambi i titoli, fu la più straordinaria del motociclismo moderno, è fuori discussione. Mentre ai tempi di Ago e Paso, infatti, era normale correre in più classi (erano altri tempi e altre moto), le moderne 500 erano cavalli imbizzarriti, difficili da domare e, soprattutto, richiedevano un grande sforzo fisico. E solo un “superuomo” come Freddie Spencer avrebbe potuto farcela. Perché “Fast Freddie”, questo era il suo soprannome,  era dotato di poteri straordinari. Chi lo conosceva raccontava di non averlo mai visto sudare, e mai affaticato: serio, composto e concentrato prima di ogni gara… serio, composto e concentrato al termine di ogni gara. Inoltre, lo stesso Spencer sosteneva che, fermo ad un passaggio a livello, era in grado di descrivere i volti dei passeggeri affacciati al finestrino del treno in corsa. Ma l’improvviso crollo di Jarama, prima gara della stagione 1986, lasciò un alone di mistero al quale, ancora oggi, nessuno è in grado di dare una risposta. Freddie scattò come un razzo dalla pole position e iniziò la sua solita fuga solitaria. Gardner, il secondo, era lontanissimo. Ma al tredicesimo giro il campione della Louisiana alzò il braccio, e mestamente imboccò la via dei box. Si pensò ad un improvviso guasto alla sua Honda, ma la moto non aveva nulla, e dopo averla lasciata nelle mani dei suoi meccanici si ritirò nel suo motorhome. Erv Kanemoto, sbalordito, non riusciva a capire cosa fosse successo. Nessuno seppe mai cosa si dissero quel giorno Kanemoto e Spencer, ma da allora Freddie non fu più lo stesso. Fonti ufficiali parlarono di problemi fisici legati alla tendinite e alla vista, ma voci vicine al campione dichiararono che Spencer confidò loro di non essere più in grado di portare al limite una 500, e questo lo rendeva infelice.

Freddie Spencer era sbarcato nel Motomondiale nel 1982, dopo aver dominato nei campionati americani AMA. Fu Oguma-san a volerlo alla Honda al fianco del campione del mondo Marco Lucchinelli. Freddie divenne subito il nuovo punto di riferimento, l’uomo da battere. Comprese, infatti, prima degli altri che, per far andar forte una 500, in curva non si dovevano disegnare traiettorie tonde, come quelle delle classi minori, ma era necessario frenare tardi e rialzare la moto il prima possibile.

Che Freddie Spencer abbia dettato le regole del futuro, le uniche valide per portare al limite una moderna 500? Probabilmente sì!

 Nel 1983, alla sua seconda stagione, centrò l’obiettivo: con 6 vittorie e 4 podi salì sul trono della classe regina. Aveva solo 21 anni.

L’anno successivo la Honda pensionò la tre cilindri campione del mondo e la sostituì con la nuova quattro cilindri a V. Freddie non amava quella moto che, a causa degli scarichi che passavano sopra le testate, lo costringeva a correre con le braccia fasciate di amianto per non scottarsi. Quell’anno vinse 5 delle 7 gare a cui partecipò, ma 5 furono anche i suoi incidenti, e non andò oltre il quarto posto finale.

Arrivò poi quell’incredibile 1985. La Honda gli affidò la più piccola 250 e la rivisitata 500. Di fronte allo stupore dei suoi avversari Freddie raccolse 7 vittorie nella classe 250 e altrettante nella 500, confermandosi il padrone assoluto del motociclismo.

Poi, dopo la facile pole ottenuta nella gara inaugurale della stagione 1986 ad Jarama, mentre il mondo delle due ruote si preparava ad assistere al solito “teatrino” del campione – pole, giro veloce, fuga solitaria e vittoria – giunto a quel tredicesimo giro l’interruttore del “bionico” Spencer si spense e non si riattivò mai più.

Ma cosa successe quel maledetto 4 maggio ad Jarama? E’ possibile che un campione si azzeri totalmente nel giro di pochi istanti? E poi, perché non entrò mai nella clinica mobile del dottor Costa? Domande che non hanno mai avuto una risposta, e che non fanno altro che alimentare il mistero intorno a questo pilota. Un campione dalla psicologia certamente complessa e che forse, proprio grazie a questo, riuscì nella più incredibile impresa del motociclismo moderno.


2 Comments

  1. Sangue di Cornovaglia

    2012/02/23 at 12:32 AM

    grande, grandissimo Freddie!!!!!!!

  2. £

    2018/09/11 at 4:56 AM

    Il più grande altro che Rossi!!##

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