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Quando la motocicletta incontra l’arte: il Futurismo e il rilancio “sociale” delle due ruote negli anni venti


(articolo di Andrea Adorni)

Che per noi appassionati, o meglio, malati delle due ruote, la moto sia un’opera d’arte è noto, ma che in passato fosse stata fonte di ispirazione per alcune opere di grandi artisti forse lo è meno. Il 20 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti fonda a Parigi il futurismo. Questo movimento artistico, legato ad una mentalità turbolenta, scuote lo spazio ed accosta per accelerazione gli oggetti tra loro senza però farli deragliare. Figure appena segnate e non rifinite creano leggerezza ed allegrezza e vengono viste come un gioco. Così il mito della velocità entra prepotentemente nell’immaginario futurista, e la motocicletta ne diventa protagonista.

 Il “Motociclista” di Fortunato Depero del 1923 (in alto) è sicuramente l’opera più rappresentativa di questo piccolo “filone motociclistico”. Qui l’uomo-macchina scuro, possente e metallico è lanciato a gran velocità in uno spazio sconosciuto ed infinito. Diversamente, quello di Mario Sironi, del 1920, sembra un motociclista a passeggio per le vie della città. La figura, schizzata e sfumata, non trasmette la stessa sensazione di velocità e di potenza che caratterizza quello di Depero, ci ricorda di più un semplice spaccato di vita quotidiana degli anni venti.

(Mario Sironi)

 Anche il motociclista di Mario Guido Dal Monte del 1927 è lanciato a gran velocità in uno spazio sconosciuto. Qui la figura è ancora meno definita e soltanto l’utilizzo del colore permette di distinguere maggiormente l’uomo dalla macchina.

(Mario Guido Dal Monte)

 Tre artisti, tre diversi modi di interpretare il motociclista in un’epoca, quella immediatamente successiva al primo conflitto mondiale, in cui la situazione generale non è certo favorevole al mondo delle due ruote, ignorate, quasi denigrate e guardate con diffidenza perché ricordano i comandi di artiglieria del Regio Esercito. Sono gli anni della Frera, che produce e consegna all’esercito le sue motociclette per le operazioni belliche. Non un mezzo di trasporto, quindi, ma un mezzo militare, una delle tante componenti dell’industria bellica: così viene percepita dalla società la motocicletta negli anni venti.

Queste tre interpretazioni dei futuristi, invece, le riconsegnano il ruolo originario, inscindibile dal concetto di velocità. La motocicletta diventa così espressione di un’arte, non più di una guerra, e questo le permette di essere rivalutata agli occhi della società. Restano comunque anni difficili, di ricostruzione e riorganizzazione e la motocicletta ancora non ottiene il successo che meriterebbe. Sono poche, pochissime, quelle che circolano su strade, più simili a sentieri di guerra, che sollevano polvere al loro passaggio. Ma questa volta non le si guarda con diffidenza, ci si lascia rapire dalla loro magnificenza.


5 Comments

  1. Alesanto

    2011/04/05 at 12:38 PM

    Hai capito… complimenti, davvero molto interessante questo articolo 😀

  2. Moreno

    2011/04/05 at 12:56 PM

    cominciassero a fare quadri di Valentino sulla Ducati, vedessi mai… :mrgreen: :mrgreen:

  3. Nic ola

    2014/02/03 at 5:27 PM

    buongiorno, volevo chiedere cortesemente se posso utilizzare questo articolo per pubblicarlo sul nuovo sito che sto realizzando e che si chiama MotoPassioneMoto.

    mille grazie.
    NIcola Salina
    Milano

  4. Mr D

    2014/02/03 at 6:53 PM

    Salve Nicola,
    nessun problema, basta citare la fonte con link al sito.
    Buona serata,

    D

  5. Nicola Versini

    2016/11/16 at 1:44 PM

    Buongiorno, sono il Presidente del Moto Club Pippo Zanini di Rovereto (città dove è nato Depero), noi abbiamo riprodotto il quadro di Fortunato in una Statua posta nell’aiuola del Moto Club. Ecco qui le foto: http://www.mcpippozanini.it/posa-della-statua-depero-zanini/
    Cordiali saluti.

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