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MZ, Simson e il mitico Sachsenring: Il motociclismo oltre il “Muro”

Il 9 novembre 1989 crolla il Muro di Berlino. Il simbolo di quella Cortina di Ferro che per quasi trent’anni divise la Germania. Il simbolo della Guerra Fredda.

Affrontare l’argomento motociclismo e, soprattutto, che cosa esso abbia significato nella ex Germania Est, meglio nota come DDR (Deutsche Demokratische Republik), non è esattamente facile. Perché in un Paese in regime di economia pianificata, dove lo Stato, oltre a controllare radio e televisioni, aveva il controllo praticamente su tutto, l’unica aspirazione possibile, per gran parte della popolazione, era quella di poter vivere una vita quantomeno normale. E vedere circolare motociclette che non fossero solo quelle della Volkspolizei, la polizia nazionale della DDR, rappresentava già un piccolo passo verso questa normalità. Perché, seppur chiusa nel suo isolamento politico ed economico, la Germania Est godeva di un’industria piuttosto solida, la più fiorente dei Paesi situati oltre la cosiddetta Cortina di Ferro. MZ e SIMSON, che fino alla caduta del Muro rimasero accorpate, erano i marchi motociclistici più diffusi nel Paese.

La MZ, che aveva la sede a Zschopau, in Sassonia, e che affondava le sue radici nella ex DKW (assunse la denominazione MZ solo a partire dal 1956), realizzò numerosi modelli che, con alterne fortune, arrivarono fino ai giorni nostri. La MZ, inoltre, partecipò a numerose competizioni, e fece il suo debutto nel Motomondiale nel 1957 con il pilota della DDR Ernst Degner, e già l’anno successivo conquistò le prime vittorie nelle classi 125 e 250. La superiorità tecnica e prestazionale delle moto di Zschopau, spinte dai propulsori a due tempi con distribuzione a disco rotante realizzati dall’ingegner Walter Kadeen (che negli anni del secondo conflitto mondiale sviluppò importanti progetti per il Terzo Reich) portò gradualmente alla scomparsa dei propulsori a quattro tempi nelle due classi minori. Ma il fascino delle MZ conquistò anche il grande Mike Hailwood che, nel 1963, in occasione del Gran Premio della Germania Est al Sachsenring, per correre preferì la MZ  alla fidata MV Agusta e vinse la gara.

E se alla MZ spettava, principalmente, il compito di correre e vincere, alla più pacifica SIMSON spettava un compito forse ancora più impegnativo: quello di “muovere” i tedeschi dell’est. Fondata nella seconda metà dell’800 in Turingia, la SIMSON cominciò con la produzione di armi e, soltanto dopo la fine del secondo conflitto mondiale, iniziò a produrre le motociclette. Durante il periodo del nazismo, i proprietari della SIMSON, che erano di origine ebrea, furono costretti a fuggire lasciando vacante il comando dell’azienda. Al termine della seconda guerra mondiale l’Armata Rossa requisì diversi stabilimenti, tra cui quelli della DKW. Fu così che videro la luce le prime motociclette SIMSON. Che altro non erano che i modelli DKW antecedenti la guerra. Oltre alle motociclette per tutti i giorni, la SIMSON realizzò anche alcuni modelli da competizione, che però non ebbero grande successo come le MZ. Anche perché i sovietici imposero il blocco dello sviluppo ritenendo i costi troppo elevati. Questa brusca frenata imposta dai sovietici logorò lentamente l’azienda che, anche dopo la caduta del Muro nel 1989, non si riprese mai del tutto e nel 2002 chiuse definitivamente i battenti.

Anche EMW (costola della BMW con sede nella cittadina di Eisenach, in Turingia, fondata nel 1952 quando i vertici BMW decisero di cedere la proprietà ai dirigenti sovietici dell’est), e l’IWL di Berlino Est realizzarono discrete motociclette, che però non riscossero notevoli successi.

Ma la parola “motociclismo“, in quell’est europeo, non voleva dire solamente MZ, SIMSON, EMW e IWL, ma anche Sachsenring. Perché fin dal 1949, anno della proclamazione della DDR, lungo un tracciato di oltre 8 km si disputava la gara internazionale Sachsenring-Rennen. Gara che, nel 1958, assunse il nome di Gran Premio della Germania Est. E tre anni più tardi, nel 1961, il Gran Premio della Germania Est venne ufficialmente introdotto nel calendario del Motomondiale.

Ernst Degner nella 125, Mike Hailwood nella 250 e Gary Hocking nella 350 e nella 500 furono i vincitori di quella prima prova iridata. Il Motomondiale fece regolarmente tappa oltre la Cortina di Ferro fino al 1972. Questo perché, un  anno prima, la vittoria del tedesco occidentale Dieter Braun, nella classe 250, scatenò una polemica infinita. La bellissima vittoria raccolse gli applausi della folla che, tra l’altro, cantò l’inno nazionale della Germania Ovest. Questo comportamento provocò il risentimento dei dirigenti sovietici che imposero, a partire dal 1972, norme troppo restrittive che fecero decadere la validità iridata della prova. Ma nonostante l’esclusione dal calendario iridato, che fino al 1990 vedrà inserito il Gran Premio della Germania Ovest, quello della Germania Est continuò a disputarsi e a valere come prova nazionale. Nel 1991, Ralf Waldmann, Helmut Bradl e Kevin Schwantz vinsero rispettivamente le classi 125, 250 e 500 del primo Gran Premio della Germania unita e libera, che si disputò però ad Hockenheim. Per rivedere il Sachsenring nuovamente in calendario nel Motomondiale si dovrà attendere il 1998.

Pochi furono i piloti della DDR che parteciparono al Motomondiale, e solo due di loro ci riuscirono da protagonisti: Horst Fugner e Ernst Degner. Horst Fugner partecipò al Motomondiale dal 1954 al 1959 in sella alle MZ. Vinse il Gran Premio di Svezia della classe 250 nel 1958 e salì sul podio in altre tre occasioni. Sempre nel 1958 chiuse la classifica iridata della 250 al secondo posto alle spalle dell’italiano Tarquinio Provini. Rispetto alla carriera di Horst Fugner, quella di Ernst Degner fu più gloriosa e più ricca di successi. Degner esordì nel Motomondiale tre anni dopo Fugner, nel 1957, e sempre in sella alle MZ. Il talentuoso pilota tedesco comprese fin da subito che, pur disponendo di una moto competitiva, l’isolamento politico ed economico della Germania Est, non avrebbe comunque permesso alla MZ di “coltivare” sogni iridati. Ecco perché cercò di stringere accordi con Suzuki, accordi che si concretizzarono nel 1962. In quello stesso anno venne introdotta nel Motomondiale la classe 50 e Ernst Degner, al quale fu affidata la piccola Suzuki ufficiale, conquistò il titolo iridato. In carriera disputò 57 Gran Premi, vincendone 15 e salendo sul podio per 38 volte. Chiuse la carriera nel 1966 in seguito al brutto incidente in cui incappò a Suzuka. Ma la vita di Ernst Degner fu segnata anche da un curioso episodio di cui, probabilmente, molti anni dopo ne pagò, in modo tragico, le conseguenze. Nell’agosto del 1961 cominciò la costruzione del Muro di Berlino e, durante il Gran Premio di Svezia, disputatosi a settembre, fuggì insieme alla sua famiglia dalla Germania Est passando attraverso la Danimarca. Prese a pretesto la rottura del motore della sua moto.
Le autorità sovietiche lo accusarono di aver portato via i nuovi progetti inerenti le camere di combustione e la distribuzione a disco rotante. Nel 1983 il corpo senza vita di Ernst Degner fu ritrovato nel suo appartamento delle Isole Canarie, dove si era trasferito e dove aveva aperto un servizio di autonoleggio. L’inchiesta ufficiale parlò di suicidio dovuto ad una quantità eccessiva di calmanti e antidepressivi. Ma fonti molto autorevoli sostengono ancora oggi che in realtà si trattò di un omicidio commesso da alcuni agenti segreti della Germania Est.

Ma fu nel motocross e nell’enduro che i piloti della DDR raccolsero le maggiori soddisfazioni. Paul Friedrichs, in sella alle motociclette cecoslovacche CZ, conquistò il titolo iridato della 500 dal 1966 al 1968 e fu vice campione del mondo, sempre della 500, nel 1965 e nel 1972, anno in cui conquistò, insieme alla squadra della DDR, anche la medaglia d’argento alla Sei Giorni Internazionale di Enduro a squadre. E fu proprio in quest’ ultima specialità che la Germania Est conquistò più successi: 13 (7 nella categoria Senior e 6 in quella Junior). Nell’edizione del 1964, disputatasi proprio nella Germania Est, della squadra degli “odiati nemici” USA, faceva parte anche il grande attore Steve McQeen.

Oggi nei pressi di Alexanderplatz, nell’ex Berlino Est, è possibile visitare il Motorrad-Museum, il museo dedicato alle moto dell’est degli anni della Guerra Fredda.


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