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MV Agusta e FB Mondial: motociclette dal sangue blu

Quando si parla di motociclette dal sangue blu, subito si pensa a costosissimi modelli realizzati in serie limitata e dotati di una componentistica di pregio, la stessa utilizzata sulle moto da competizione. E se invece fossero di sangue blu perché appartenute ad antiche e blasonate casate nobiliari? Fu questo il caso di MV Agusta e FB Mondial.

Nell’immediato dopoguerra il Conte Domenico Agusta, salito ai vertici dell’azienda di famiglia produttrice di aerei militari, dopo la morte dei genitori fondò a Verghera, piccola frazione del comune di Samarate, la Meccanica Verghera Agusta, più nota come MV Agusta.
Il primo motociclo marchiato MV Agusta, il “98”, venne presentato nell’autunno del 1945. Quattro anni più tardi la nascita del Motomondiale fu, per la MV (che nel frattempo si era trasferita nella vicina Cascina Costa), la grande occasione di dimostrare a tutti il proprio valore.

Nel 1952 il pilota inglese Cecil Sanford regalò al Conte Domenico Agusta il primo titolo mondiale, quello della 125. Iniziò così la straordinaria leggenda del Marchio, capace di conquistare – in poco più di 25 anni – ben 75 titoli mondiali (37 costruttori e 38 piloti), diventando così la casa motociclistica europea più titolata al mondo.

Tutte le moto destinate alle competizioni passavano sotto lo sguardo severo di quel Conte che amava andare in giro con la sua Cadillac De Ville e che accolse nella sua squadra, quasi come se fossero i suoi figli, i più grandi piloti di quel periodo. Tutte tranne una, la quattro cilindri 500, venuta alla luce nel 1972, un anno dopo la scomparsa del Conte Domenico, e che il 29 agosto del 1976, al Nurburgring, sotto una pioggia battente, accompagnò per l’ultima volta sul gradino più alto del podio il “Campionissimo” tra una folta schiera di sibilanti Suzuki RG 500 a due tempi. Quando Agostini raggiunse i box e consegnò la moto nelle mani del direttore sportivo Arturo Magni, il ruggito della quattro cilindri italiana si dissolse nell’aria, chiudendo per sempre quella che gli inglesi definirono la “Golden Era”.

Ancarano è una piccola frazione del comune di Rivergaro, nel piacentino. Qui viveva il Conte Giuseppe Boselli, buon corridore e grandissimo appassionato di motociclette. Fu lui, infatti, che nel 1929 (coinvolgendo i fratelli) decise di fondare a Bologna la FB Mondial, azienda produttrice di motocarri per trasporto merci. Subito i motocarri della FB Mondial si imposero sul mercato grazie alla loro grande affidabilità. Ma il secondo conflitto mondiale era in agguato. Bologna venne bombardata, i capannoni rasi al suolo, e i macchinari furono sequestrati dalle autorità militari. Della FB Mondial non restò nulla.
Il Conte Giuseppe, però, non si diede per vinto e nel giro di pochi anni rimise in piedi l’azienda di famiglia. Nel 1948 Alfonso Drusiani, tecnico di fiducia del Conte, progettò un innovativo motore a doppio albero destinato ad una piccola motocicletta. A quel punto il Conte Boselli decise di affiancare alla produzione dei motocarri quella delle motoleggere destinate esclusivamente alle competizioni.
La 125 bialbero conquistò subito il record di velocità sul chilometro lanciato. E galeotto fu il record. Così il Conte Giuseppe decise di schierare nel Motomondiale le sue moto e sfidare, soprattutto, il commendator Alfonso Morini, suo storico rivale ai tempi delle corse. Bruno Ruffo, Carlo Ubbiali, Tarquinio Provini, furono solo alcuni dei grandi nomi che portarono al successo le nobili motociclette del Conte Boselli. 10 titoli mondiali, equamente distribuiti tra costruttori e piloti, furono il bottino di 9 anni di Motomondiale. Nel 1957 il Conte Giuseppe, unendosi alle scelte di Moto Guzzi e Gilera, decise di abbandonare le competizioni. Ma fu un grosso errore, l’inesorabile declino era ormai avviato.


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