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Mike Hailwood: un uomo, un campione, una leggenda

… per la serie, miti e storie del Motociclismo! 

Il 23 marzo 1981, a Birmingham, un’autovettura con a bordo tre persone si schiantava violentemente contro un autocarro che stava effettuando un’inversione ad U irregolare. Da quel groviglio di lamiere furono estratti i corpi senza vita di Stanley Micheal Bailey Hailwood e di sua figlia Michelle. Si salvò, invece, il figlio David. Una fine tragica, difficile da accettare. Troppo difficile.

Perché è assurdo pensare che una leggenda come Mike Hailwood  possa aver trovato la morte in un banalissimo incidente stradale. Proprio lui, che per ben 22 anni aveva rischiato la vita alla guida di moto e auto da corsa sui tracciati più pericolosi del mondo, come il Mountain e il vecchio Nurburgring.

Era infatti il 1957 quando ad Oulton Park, ancora diciassettenne, si presentò a bordo di un’auto, con tanto di autista, per schierarsi al via di una gara motociclistica in sella ad una MV 125 presa in prestito. E nessuno avrebbe mai scommesso che quel “figlio di papà”, che in gioventù aveva frequentato, pur non terminandolo, il Pangbourne College, sarebbe diventato uno dei più grandi campioni di motociclismo della storia, con 9 titoli iridati e 14 successi al Tourist Trophy. Terminò la gara all’undicesimo posto, ma due settimane più tardi, a Castle Combe, conquistò un quarto posto nella 125 e un quinto nella 250. Fu allora che anche i più scettici dovettero ricredersi. Mike Hailwood non era arrivato fin lì solo perché suo padre, Stan Hailwood, era uno dei più noti commercianti inglesi di motociclette… ci era arrivato perché nelle sue vene scorreva il sangue del campione. Il campione che doveva vincere per abbattere quella barriera “sociale” che si era creata tra lui, pilota ricco che si spostava con un meccanico e una dozzina di moto, e gli altri piloti, senz’altro meno agiati. Ma un campione è tale quando, oltre alla classe, è anche capace di gestire le proprie emozioni e guardare oltre. Così, dopo la prima vittoria ottenuta a Blandford Camp con la MV 125, ben presto Mike cominciò ad affermarsi anche in campo internazionale. E nel 1961, con tre vittorie al Tourist Trophy, dove si impose nella 500 con una Norton Manx, e nella 250 e 125 con l’allora quasi sconosciuta Honda, nacque la leggenda di Mike the Bike. Nello stesso anno, alternandosi alla guida di Honda e FB Mondial, conquistò anche il suo primo titolo iridato nella classe 250. Sarà il primo di una lunga serie. Per quattro anni Mike non ebbe praticamente  rivali fino a quando, nel 1965, si affacciò sulla scena mondiale un giovane di indiscusso talento il cui nome era Giacomo Agostini. Il campione di Lovere portò una ventata d’aria fresca,  ravvivando così  un mondiale un po’ “malato”. Le sfide tra Ago e Mike riempiranno pagine e pagine di storia del motociclismo che il tempo non potrà mai ingiallire.

Ma fu sul Mountain (dove come detto trionfò per ben 14 volte), che Mike ottenne le sue vittorie più belle.

Come nel 1965 quando, in testa alla corsa, scivolò con la sua MV su dell’olio. Era il terzo giro e Mike, approfittando della distrazione di alcuni commissari, riprese la sua moto, ridotta piuttosto male, e raggiunse il box, dove i meccanici gliela sistemarono quel tanto che bastò per riprendere la gara. E sotto un’acqua pungente, senza cupolino, riuscì a vincere la corsa.

Oppure nel 1978 quando, a 38 anni e a “digiuno” di moto da ormai un decennio (durante il quale si era dedicato alle quattro ruote) tornò sull’Isola di Man per correre il Tourist Trophy in sella ad una Ducati 900. Mike si “cucì addosso” la bicilindrica di Borgo Panigale e la portò al trionfo nella F1. Neppure un determinatissimo Phil Read, in sella ad una velocissima Honda, riuscì a fermarlo.

E l’immagine di Mike in azione sulla Ducati 900 resterà uno degli scatti più famosi della storia.

Hailwood ritornò sull’Isola anche l’anno successivo, questa volta in sella ad una Suzuki RGA 500, e sempre nella classe F1. Fu l’ultima grande impresa della sua straordinaria carriera. MV, Norton, Honda, FB Mondial, Ducati e Suzuki. Non importava quale moto fosse: Mike corse e vinse con tutte. Se non vuol dire essere una leggenda questo…


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