Connect
To Top

Max Biaggi: quel pony express che sognava la Roma…

Fino a 18 anni il sogno di giocare a calcio, poi l’amico Daniele, il primo giro in pista a Vallelunga. Da lì la carriera di Massimiliano Biaggi, il Corsaro delle due ruote, uno dei più forti interpreti del motociclismo di tutti i tempi.

E dal tracciato di Vallelunga, Max ha salutato tutti:Tutto è iniziato qua… e qua doveva finire“, le parole alla conferenza d’addio alle gare. Emozioni, ricordi, di una carriera fatta di successi, ma anche profonde delusioni. Carattere particolare, a volte spigoloso, amato e odiato, dai tifosi e dalle squadre per cui ha corso. Dominatore in 250, eterno secondo in 500/MotoGp, poi l’approdo in SuperBike, dove ritrova vittorie e sorriso. Ripercorriamo, in breve, l’esistenza tra i cordoli del fuoriclasse romano.

All’inizio era il calcio, poi ci fu l’amico Daniele

Max giocava a calcio, il suo grande amore sin da piccolo. Come molti ragazzi appassionati di questo sport, nutriva il sogno di poter un giorno giocare in serie A, nella Roma, la squadra di calcio della sua città. Aveva, però, una strana inclinazione che cozzava col desiderio di diventare calciatore, adorava sfrecciare con la sua Cagiva 125 per le strade di Roma, per divertimento, ma più che altro per lavoro. Era pony express per una azienda di consegne, e di chilometri in città ne macinava molti. Sempre a gas spalancato.

Decisivo fu l’amico Daniele che, vista l’esuberanza del giovane Massimiliano, lo convinse a cimentarsi in pista, nei turni di prove libere. Daniele andava discretamente forte tra i cordoli del Piero Taruffi e Max, che spesso lo accompagnava la Domenica, presto si convinse a seguire il suo consiglio: assaggiare il brivido della pista. Fu subito amore. Rimasero tutti sbalorditi nel vederlo girare. Velocissimo da subito.

La Sport Production

Da quel momento, in molti intuirono che quel ragazzo mingherlino forse non sarebbe mai diventato un grande nel calcio, ma con le moto avrebbe potuto dire qualcosa di più. Il passo successivo fu la Sport Production. Era il 1990, quando Biaggi si aggiudicò tutte le gare a cui partecipò meno una, vincendo a mani basse il titolo italiano under 21 in sella ad una Aprilia Futura. Meccanico, cuoco, team manager dell’epoca il papà Pietro, che seguiva il figlio come un ombra sulla piste.

Arrivano le GP

Fu Carlo Pernat, manager e scopritore di talenti, ad intuire che il ragazzo aveva la stoffa del fuoriclasse. Dopo la vittoria nella Sport Production, per Biaggi si spalancano le porte del Campionato Europeo e le moto da GP. Vince il titolo nel ’91 su Aprilia 250 e, nello stesso anno, partecipò come wild card nel mondiale in sella alla Af1 del Team Italia.

Lo chiamavano Corsaro

Nel ’92, in sella alla AF1 250 del team Valesi, si aggiudica la prima vittoria mondiale nel GP del Sud Africa, a Kyalami. Nel ’93 Erv Kanemoto lo volle fortemente sulla NSR 250, orfana di Luca Cadalora passato in 500 con Kenny Roberts. Un anno difficile, con problemi di adattamento in un team straniero… arrivò una sola vittoria, e poche volte si mise in luce con la 250 di casa Honda. A fine anno il divorzio e ritorno in Aprilia.

Era il ’94, sulla RSV 250 dipinta di nero Max divenne per tutti il Corsaro. Un soprannome guadagnato sul campo, con sorpassi ed affondi sugli avversari spesso al limite, come quello al “Motodrome” di Hockeneim: “Le corse in moto non sono concerti per violinisti” disse in risposta alle polemiche per quel sorpasso su Doriano Romboni, forte pilota Honda.

Il titolo arrivò all’ultima gara: dopo un testa a testa con Capirossi, durato tutto il campionato, il pilota romano piegò anche la consistenza di Okada, pilota che aveva preso il suo posto sulla Honda del team Kanemoto e che, grazie ai piazzamenti, era riuscito a tenere aperta la partita per il titolo anche dopo la resa di Capirossi, infortunato e fuori dai giochi.

First Class

Al mondiale del ’94, seguirono i trionfi dal ’95 al ’97, anno in cui vinse con la meno competitiva Honda NSR. In molti mettevano in dubbio le sue reali doti, attribuendo alla moto di Noale gran parte dei meriti per le sue vittorie. “Meno male che ci sono i rettilinei“, qualcuno disse ironicamente riferendosi al gran motore della sua Aprilia. Max decise il salto in Honda, di nuovo tra le braccia di Kanemoto, e trionfò su Waldmannm all’ultimo GP.

Trionfo e approdo in 500, con la NSR 500 clienti. Davanti a lui sua maestà Mick Doohan, pluricampione del mondo e re indiscusso della categoria. Max stupì il mondo: prima gara a Suzuka, con pole position, giro record e vittoria per distacco. Solo il compianto Jarno Saarinen prima di lui, nel ’73, riusci a vincere al debutto nella classe regina. Lottò per il titolo fino a poche gare dal termine, quando discutibilmente decise di non rispettare una bandiera nera per sorpasso su Barros in regime di bandiere gialle; venne squalificato per la gara successiva. Ad onor del vero, il titolo vedeva Doohan largamente favorito, ma Max ha avuto il merito di lottare per l’alloro della 500 alla sua prima stagione in quella categoria. Un lusso per pochi eletti.

Arriva Rossi

Furono anni difficili quelli in 500. A fine ’98 decise di lasciare la Honda, legata a doppio filo con Doohan, e sposò la causa Yamaha per riportare in alto un’ azienda che non vinceva un mondiale dai tempi di Wayne Rainey, nel ’92. Impresa che si dimostrò più dura del previsto. La YZR pagava dazio rispetto alla strapotente NSR, e Max non riuscì a farle fare quel balzo in avanti che consentisse di lottare ad armi pari con la Honda.

L’anno seguente fu l’inizio di un dualismo che ha segnato la storia del motociclismo. In 500 arriva Valentino Rossi, lo fa da campione del mondo in 250 con l’Aprilia, e la Honda crea intorno a lui un team di primissimo livello, con la NSR e gli uomini di J.Burgess, ex capotecnico di Doohan ritiratosi l’anno prima, a fare da supporto. Forse, Max accusa un po’ troppo la forte personalità di Valentino, incappando in errori in momenti chiave della stagione. Il titolo lo vincerà Rossi con un duello di fuoco in Australia, sul tracciato di Phillip Island.

MotoGP

Nel 2002 è il rombo delle 4 tempi a squarciare il cielo del Motomondiale. Arrivano le MotoGp, ma la Yamaha si fa trovare impreparata. Max le prova tutte, ma la M1 non regge il confronto con la RCV e Rossi, che si aggiudicherà vittorie e mondiali.

Nel 2004  il ritorno in Honda, con Sito Pons e la Honda clienti. A Welkom, in Sud Africa, è leggenda: Max su Honda e Rossi su Yamaha danno vita ad una delle più belle gare della storia. La spunterà il Dottore per un’incollatura… a Max l’onore delle armi con il giro record all’ultimo passaggio.

Anni difficili con Honda. Nel 2005 arriva la moto ufficiale del team interno, ma i risultati mancano. Il rapporto con la casa di Tokyo si incrina, e a fine stagione sarà rottura. Max perde il treno buono e rimane un anno a casa.

Nuova vita in Superbike

Nuovo capitolo per Biaggi. Archiviate le amarezza della MotoGp, il Romano si tuffa nelle derivate di serie. Un po’ costretto dalle circostanze, a dire il vero, poichè il motomondiale ormai era terra bruciata. Tesi i rapporti, sia con Honda che con Yamaha. Non trovando moto competitive, Max accetta l’offerta di Batta e la Suzuki in SBK. Come in 500 anni prima, anche questa volta arriva la vittoria alla prima manche in Qatar. Da quel momento in poi, Max ritrova la verve dei giorni migliori, ma anche qui alcuni dissapori non mancano e, a fine stagione, Batta e Biaggi si ritrovano separati.

Passa in Ducati, con la 1198 Sterilgarda ma, dopo un anno, e la promessa di una moto ufficiale non mantenuta, con i vertici di Borgo Panigale è rottura, anche qui non mancarono le polemiche.

Ci pensa l’Aprilia, la casa che gli ha regalato le stagioni più belle della sua carriera, a ripescarlo. Per lui il difficile compito di portare alla vittoria una moto tutta nuova. La RSV4, la nuova arma di Noale per il mondiale delle derivate di serie. È titolo al primo tentativo. Titolo che arriverà a sfiorare di nuovo nel 2011, per poi riprenderselo, per 0,5 punti su Sykes, nel 2012.

Trionfi, cocenti sconfitte, a volte ingenuità.

Un uomo, un pilota dalla personalità forte che a volte, però, è parsa danneggiarlo. Un campione vero, come pochi nella storia del motociclismo. Ciao Rider, è stato davvero bello… vederti correre!

//
//

1 Comment

  1. Antonio Recchia via Facebook

    2012/11/07 at 11:04 PM

    il suo destino era al magazzino della frutta .

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in racconti