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Leggende del Motociclismo: Wayne Rainey

Talento e spirito di sacrificio, le sue doti migliori. La Vita, la carriera e il triste epilogo di uno dei più grandi interpreti del motociclismo mondiale degli anni ’90. 

Si spostava da una pista all’altra in compagnia della moglie Shae, guidando personalmente il suo motorhome di 12 metri. E quando gli domandavano perché non avesse un autista rispondeva:

[quote]“E’ casa mia, non mi va che sia qualcun altro ad abitarci in mia assenza, e tra una gara e l’altra abbiamo tutto il tempo di portarlo a destinazione. Però viaggiare a 100 km/h è una bella rottura”.[/quote]

Perché a quel ragazzo della California, biondo ed atletico, non piaceva troppo stare sotto i riflettori. Amava fare jogging, andare in palestra e, soprattutto, giocare a golf con il suo grande amico e maestro Kenny Roberts. E come “King Kenny”, anche Wayne Rainey dominò ininterrottamente per tre anni la classe regina, dal 1990 al 1992.

Meticoloso come pochi, non lasciava mai nulla al caso. Ogni sua scelta, anche quella apparentemente più insignificante, arrivava sempre dopo attente considerazioni. Passava, infatti, ore e ore a provare la moto per testare nuove soluzioni senza mai stancarsi. Forte di un talento straordinario e di un grande spirito di sacrificio (le sue doti migliori), sconfisse campioni del calibro di Eddie Lawson,  Wayne Gardner, Kevin Schwantz e  Mick Doohan. Gente tosta, che non mollava mai, e che neppure le più dure “bastonate”  erano riuscite a piegare.

Forse non era idolatrato dalle folle come Kevin Schwantz, ma il suo stile pulito e preciso, l’opposto di quello del texano, era senz’altro più redditizio. Veloce e costante, in sei anni di Motomondiale nella classe regina raccolse 24 vittorie e 64 podi. Non era un “ragioniere” come  Lawson, e neppure uno “spericolato” come Schwantz, ma se c’era da osare non si tirava di certo indietro. Cadeva pochissimo Wayne Rainey, e sembrava fosse destinato ad un lungo dominio. Fino a quel maledetto giorno di fine estate a Misano quando, in pochi attimi, un destino beffardo interruppe la sua corsa verso il quarto titolo mondiale consecutivo. Era il 5 settembre del 1993 e Wayne, alla curva Misano1, perse il controllo della sua Yamaha rovinando sull’asfalto. E l’impatto, tremendo, con il cordolo, non gli lasciò scampo, costringendolo per sempre alla sedia a rotelle. Proprio nel giorno in cui il suo compagno di squadra, Luca Cadalora, conquistava la sua prima vittoria in 500. La corona di campione finì così sulla testa del suo grande rivale Kevin Schwantz.

Nato a Los Angeles nel 1960, invece di innamorarsi di Hollywood, si innamorò di Laguna Seca. E, dopo un positivo esordio sugli ovali da dirt-track (nella seconda metà degli anni settanta), nel 1984 fu chiamato da Kenny Roberts per partecipare al mondiale della 250. Amareggiato dagli scarsi risultati, Wayne tornò negli Stati Uniti per partecipare al campionato riservato alle derivate di serie, dove ottenne ottimi risultati. Nel 1988 ritornò nelle file del team Roberts in sella alla Yamaha 500. E si dimostrò fin da subito uno dei piloti più forti del mondo. La sua “escalation” fu impressionante. Terzo nel 1988, secondo nel 1989 e primo, come detto, dal 1990 al 1992.

Penso non ci sia altro da aggiungere…


1 Comment

  1. La moto la mia libertà via Facebook

    2012/12/29 at 10:49 AM

    Piloti veri

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