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Leggende del Motociclismo: Otto Walker, il “signore” delle board tracks

All’inizio del secolo scorso Francesco Baracca, l’aviatore del cavallino rampante, volava nei cieli per dare la caccia agli aerei nemici. Perché quello era il suo compito. E se l’aviatore romagnolo era considerato il “signore” dei cieli, sulla terra, il “signore” della velocità si chiamava Otto Walker. Un pilota ardimentoso, sprezzante del pericolo, capace di sfrecciare ad oltre 100 miglia orariesulle insidiosissime board tracks, gli ovali di legno. E come lui, molti altri piloti temerari rischiavano la vita ad ogni istante su quei pericolosissimi tracciati. Ma era quello che amavano fare.

Trent’anni dopo la prima motocicletta assemblata nei dintorni di Stoccarda da Daimler e Maybach (nel 1885), Indian, Excelsior, Cyclone e Harley-Davidson cominciarono a  darsi battaglia sulle piste in assi di legno, con moto prive di cambio e freni,  dove l’unico comando era la manopola del gas. E nel 1914 l’Harley-Davidson scelse proprio Otto Walker come pilota di punta per queste spettacolari sfide. Nell’aprile dell’anno successivo il giovane pilota californiano ripagò la fiducia della casa di Milwaukee con la vittoria nella “300 Miglia della California”. Ma fu tre mesi più tardi, con la vittoria nella “Dodge City”, la corsa più prestigiosa d’America, che Otto Walker venne consacrato mito della velocità. Una vittoria strepitosa, giunta al termine di una gara difficilissima a causa di problemi ad un pneumatico e ad una lente degli occhiali rotta.

Ma la maledetta guerra non guarda in faccia nessuno. A lei non interessa che tu sia un campione o un vagabondo, a lei non interessa che tu sia uomo, donna o bambino, a lei interessa solamente nutrirsi del sangue nemico e portargli via tutto.  Perché alla malvagia sete di potere dell’uomo non c’è mai fine”.  E fu così che Otto Walker si trovò a fare l’elettricista per l’aviazione americana.

L’11 novembre 1918 la Germania firmò l’armistizio con i Paesi della Triplice Intesa e depose le armi, mettendo così fine a quell’inutile spargimento di sangue. Nei cuori della gente rispuntarono le speranze di un futuro migliore. Le stesse speranze che riaffiorarono nel cuore di Otto Walker quando, nel 1919, Bill Ottoway, direttore dell’Harley-Davidson, gli chiese di partecipare alla corsa su strada che si teneva nell’Indiana. Walker partecipò e arrivò terzo nonostante gli ormai quattro anni di digiuno dalle corse. Ma nono solo.Otto Walker si presentò alla corsa con un robusto elmetto di un aviatore tedesco: aveva inconsapevolmente introdotto il primo vero casco della storia del motociclismo.

Negli anni successivi Otto Walker continuò a correre e vincere, stabilendo anche nuovi primati. Come nel 1921 quando, sull’ovale di Fresno in California, fu il primo pilota a “bucare” il muro delle 100 miglia orarie, raggiungendo qualche mese dopo, sempre sullo stesso ovale, le 107 miglia orarie.

 Quella del 1922 fu la sua ultima stagione da pilota professionista, e alcuni anni dopo il suo ritiro se ne andarono in pensione anche le “board tracks”. E intanto, all’orizzonte, cominciavano a spuntare nomi nuovi: Tazio NuvolariAchille VarziOmobono Tenni


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