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Leggende del Motociclismo: Dario Ambrosini, l’allievo di Omobono Tenni

Si diceva fosse stato l’allievo prediletto del grande Tommaso Omobono Tenni. E tredici anni dopo il suo maestro, nel 1950, anche Dario Ambrosini appose la sua firma sul famigerato tracciato dell’Isola di Man.

Una vittoria giunta negli ultimi metri quando, in prossimità del traguardo, il campione della Benelli superò l’avversario, Maurice Cann, che al giro precedente aveva un vantaggio di ben 15 secondi. Così, ancora una volta, un pilota italiano ed una moto italiana riuscirono ad espugnare la roccaforte di Douglas.

Sempre con la moto pesarese, quello stesso anno, aggiudicandosi tre prove su quattro, si laureò campione del mondo della quarto di litro. Un titolo che avrebbe potuto essere suo già l’anno precedente, ma l’inferiorità tecnica della sua Benelli, rispetto alla Moto Guzzi del grande rivale Bruno Ruffo, lo relegò allo scomodo ruolo di vice campione.

Romagnolo di Cesena, Dario Ambrosini (come tutti i piloti nati in quella striscia di terra considerata la patria dei motori) mostrò sempre un grande ardore e un grande coraggio. E se il “pilota” Ambrosini era il prototipo del campione romagnolo, “l’uomo” Ambrosini, timido ed introverso, sembrava, invece, l’opposto. Amava starsene in disparte confortato dalla solitudine, la sua unica compagna. Forse perché, nonostante i numerosi successi, non riusciva a dimenticare  le sue umili origini. Forse perché, pur  presagendo il proprio tragico destino, sapeva di non poter far nulla per poterlo evitare.

E l’appuntamento con il destino arrivò il 14 luglio del 1951. Sull’asfalto di Albi, in Francia, erano in corso le prove valide per il terzo appuntamento della stagione mondiale. Ambrosini, che arrivava in Francia dopo una vittoria in Svizzera ed un secondo posto al Tourist Trophy (in quel periodo prova del Campionato del Mondo), aveva tutte le intenzioni di confermarsi nuovamente il numero uno. Per l’occasione, la Benelli gli aveva affidato la nuova monocilindrica bialbero, rinnovata nel telaio e dotata di forcella telescopica.

[quote]Mentre sfrecciava veloce sul rettilineo, uno scarto improvviso di quel “cavallo d’acciaio” imbizzarrito lo scaraventò oltre il  fossato, in mezzo al prato, dove, ironia della sorte, un piccolo paletto era lì ad attenderlo. E proprio contro quel paletto, Dario Ambrosini, terminò per sempre la sua corsa.[/quote]

Perché solo la beffa avrebbe potuto fermare quell’uomo, dallo sguardo accigliato e dalle robuste braccia, che dalle più grandi insidie della vita (come il secondo conflitto mondiale, che ne aveva bruscamente interrotto la carriera) era sempre sfuggito. Dario Ambrosini era nato a Cesena il 7 marzo del 1918. Dal 1949 al 1951 disputò 8 Gran Premi, vincendone 5 e salendo sul podio in tutte le altre occasioni. Per ritrovare una Benelli sul tetto del mondo bisognerà attendere fino al 1969, quando Kel Carruthers, chiamato a sostituire l’infortunato Pasolini, riuscirà a conquistare l’iride della 250.


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