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Leggende del Motociclismo: Ancillotti, il tassello e l’artigianato d’Oltrarno

“Le ragazze di San Frediano” è un famoso romanzo del 1949 di Vasco Pratolini, da cui, alcuni anni più tardi, il regista Valerio Zurlini trasse un altrettanto famoso film. E fu proprio in questo rione del popolare quartiere fiorentino di “Oltrarno” che, nel 1938, tra le numerosissime botteghe artigiane, Gualtiero Ancillotti aprì la sua officina meccanica. Dalle sue esperte mani uscirono le prime Harley-Davidson modificate nel telaio, elastico anziché rigido e, soprattutto, le Lambrette più veloci dell’epoca. Come la 175 TV portata a 202 cc e capace di erogare ben 28 cavalli, che nel 1966, a Elvington, in Gran Bretagna, stabilì il record di velocità sul quarto di miglio con partenza da fermo e quello sul chilometro lanciato, sempre con partenza da fermo.

Fu nel 1967, però, mentre lavorava alla preparazione di un motociclo Beta Camoscio Cross di 50 cc (portato a 60 cc), che Gualtiero Ancillotti decise di intraprendere la nuova avventura con le ruote “artigliate”. Da lì alla produzione di serie il passo fu breve. E nel 1970, con l’arrivo in Italia dei motori Sachs (e in azienda dei figli Alberto e Piero), fu avviata la produzione dei primi modelli Ancillotti-Scarab. Pochi pezzi, ma raffinatissimi.

In quegli anni il fuoristrada viveva un periodo straordinario e la piccola officina di via S.Monaca non era più sufficiente a soddisfare le esigenze della clientela. Per questo motivo, nel 1973, Gualtiero e i figli si trasferirono nei dintorni di Firenze, a Sambuca Val di Pesa, dove inaugurarono la prima catena di montaggio. Sospensioni Ceriani e freni Grimeca erano solo alcune delle raffinatezze tecniche di cui erano equipaggiate le “artigianali” Ancillotti. L’anno successivo, purtroppo, Gualtiero Ancillotti morì, lasciando l’azienda nelle mani dei figli. Nel 1975 i motori Sachs furono sostituiti con i più moderni e performanti Hiro. Furono anni di successi, sia dal punto di vista commerciale che sportivo. Da ricordare, oltre a diversi titoli nazionali, il titolo mondiale nella “Sei giorni a squadre” del 1976 nella classe 50 cc. Anche Franco Picco e Fabrizio Meoni gareggiarono e, soprattutto, trionfarono in sella alle Ancillotti.

All’inizio degli anni ottanta arrivarono i nuovi motori TAU raffreddati a liquido, ma l’azienda era ormai sulla via del tramonto e nel 1985 chiuse i battenti. Un “boccone” molto amaro, soprattutto per quei giovani fuoristradisti che consideravano le motociclette fiorentine un vero e proprio status symbol.

“Era l’estate del 1991, l’estate dei miei sedici anni. Fresco di patente, in sella alla mia Vespa 125 (opportunamente preparata), avevo raggiunto un mio carissimo amico, che mi aveva invitato a trascorrere qualche giorno di vacanza nella sua casa sull’Appennino parmense. Qualche giorno tra boschi, fiumi e mulattiere. Tutte da  gustare in sella ad una divertente moto da cross. Come la sua, una Ancillotti 250 raffreddata ad aria e con il doppio ammortizzatore posteriore. Un ferro vecchio di undici anni (era infatti del 1980) che aveva acquistato alcune settimane prima.

Raggiungemmo una vecchia cava, o almeno sembrava esserlo. Io seduto dietro e lui che guidava. Furono i dieci minuti da passeggero più terribili che io ricordi. Con quel fastidioso saltellare senza sosta sulla sella.

Era ora di provarla, finalmente! Ora non ricordo se fu per l’emozione, o perchè con quella frizione proprio non ci andavo d’accordo, ma di fatto sta che per partire dovetti provare tre o quattro volte. Ma quando finalmente partii…

Mai  prima di allora avevo provato un simile mostro. Non so quanti cavalli avesse, ma certamente molti di più delle moto che avevo sempre guidato. Ad ogni colpo d’acceleratore la vecchia Ancillotti mi catapultava in avanti con una spinta tremenda, anche nelle marce più alte. Di saltare non se ne parlava neppure lontanamente, ma qualche traverso, quello sì! Accennai addirittura anche a qualche timida impennata. Fu una delle esperienze più divertenti che ancora oggi ricordi in sella ad una vera moto da cross.

Oggi quel mio amico l’ho perso di vista, ma se dovessi reincontrarlo sicuramente gli chiederei del vecchio Ancillotti…”


2 Comments

  1. Joe Belvotto

    2013/09/30 at 9:06 AM

    Mitica questa moto …!! All´epoca un sogno proibito …

  2. Alvaro Sguanci

    2013/09/30 at 10:34 AM

    OTTIMA MOTO DEI MIEI TEMPI COME IL FANTIC O HUSQUARNA… MA ALLORA NON TI ROMPEVONO LE PALLE SE ANDAVI X BOSCHI COME OGGI..

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