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Il motociclismo degli anni 80

Essere motociclista negli anni ’80, gli anni d’oro… con un occhio alla realtà e uno su due ruote. Sempre!

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Ho visto una bomba esplodere in una stazione, quella di Bologna, e uccidere 85 persone. Ho visto un attore americano, Ronald Reagan, entrare alla Casa Bianca e diventare l’uomo più potente del mondo.  Ho visto un uomo, Ali Agca, sparare a Papa Wojtyla in Piazza San Pietro ferendolo gravemente. Ho visto un esercito, quello cinese, massacrare la folla dei manifestanti in Piazza Tienanmen. E alcuni mesi più tardi ho visto un muro, quello di Berlino, cadere, mettendo così fine a quella guerra fredda che, per anni, aveva diviso l’Europa filosovietica da quella Occidentale.

auriolTutto questo accadeva nello stesso decennio in cui  Marco Lucchinelli e Franco Uncini vincevano il Mondiale della 500. Guido Paci e Lorenzo Ghiselli lasciavano i loro sogni sull’asfalto di Imola. Freddie Spencer riusciva nell’impresa più straordinaria del motociclismo moderno. Hubert Auriol cadeva nel deserto africano spezzandosi entrambe le caviglie, e nonostante tutto raggiungeva il traguardo. Intanto, un uomo con un casco giallo sfrecciava tra muretti, case e marciapiedi per il solo gusto di farlo, perché quella era l’unica cosa che sapeva fare. Il suo nome era Joey Dunlop.

Ma gli anni ottanta sono stati anche un “ragazzino” di nome Valentino, che seguiva il padre Graziano sui tracciati del Motomondiale. Sono stati un ragazzino di nome Loris, che muoveva i primi passi verso il motociclismo professionistico… mentre un altro ragazzino, poco più grande, che si chiamava Massimiliano, in sella alla sua moto, correva veloce sui sampietrini romani e sognava di diventare il capitano della Roma… anche se poi diventerà uno dei più grandi campioni del motociclismo.

Negli anni ottanta le fumose e sibilanti 500 a due tempi erano le regine del Motomondiale, le Superbike erano veramente delle derivate di serie, la Dakar era la Parigi-Dakar, quella vera, e l’enduro era, probabilmente, la disciplina più diffusa.

Negli anni ottanta, erano il polso e la sensibilità del pilota a fare la differenza, altro che “traction control”. E portare al limite una 500 GP da 140 cavalli era molto più difficile e faticoso che spremere un’odierna MotoGp, che di cavalli ne ha un centinaio di più. E nei grandi raid africani non c’era il navigatore, ma solo una semplice bussola.

Negli anni ottanta i ciclomotori avevano quasi tutti i pedali, e le Vespe, truccate a più non posso, avevano quasi tutte il cupolino, la sella Yankee e l’impianto stereo nel bauletto.

miscelaNelle stazioni di servizio, oltre al gasolio, c’erano la benzina normale, la super e la miscela. E quando si faceva il pieno al motorino il benzinaio chiedeva sempre se la si voleva al 2% o al 3%. Anche se c’era qualcuno super prudente che ci metteva quella al 4%. Dovevate vedere che fumo!

Perché noi motociclisti abbiamo sempre guardato con un occhio a ciò che accadeva nel mondo e con l’altro a ciò che accadeva su due ruote. E di questo non potete farcene una colpa!


1 Comment

  1. Mauro Bellucci

    2013/10/28 at 7:37 AM

    E ringrazio Dio di aver fatto parte di questa epoca

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