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Gilera Supersport 600 e Laverda SFC 1000: quando i sogni restano nel cassetto

Come spesso capita, due modelli annunciati e destinati a far battere forte il cuore degli appassionati… ma che non sono mai entrati in produzione.

Avrebbe dovuto rilanciare la Gilera nel settore delle moto sportive, ma la Supersport 600, il cui debutto sul mercato era previsto per il 2002, non entrò mai in produzione.

E questo fu un vero peccato! Perché, ad osservarla bene, la Supersport era (e lo sarebbe ancora oggi) molto bella. La scrupolosa cura dei particolari, l’impiego di materiali pregiati e di componentistica di primo livello rivelavano un’attenta ricerca delle prestazioni abbinate ad un’ottima ciclistica. Ma sfidare con un progetto ex-novo le “quattro sorelle” del Sol Levante, in un segmento combattutissimo come quello delle medie supersportive, poteva rivelarsi un azzardo, e il rischio che potessero essere più dolori che gioie era plausibile. Così la casa dei due anelli decise di andare sul sicuro, affidandosi ad un propulsore robusto e potente come quello della Suzuki GSX-R 600, in quel periodo il più “giovane” e performante della categoria.

Il telaio, invece, era stato progettato dai tecnici Gilera. Si trattava di un classico doppio trave in estruso di alluminio rinforzato, nella zona di fulcro del forcellone, con piastre di titanio saldate con colla strutturale. Insomma, un bel colpo d’occhio! E che dire di quella sospensione anteriore a steli rovesciati? Unica seicento, fino a quel momento (escludendo la lontana ed “esoterica” Bimota Bellaria del 1990), ad adottare una tale raffinatezza.

Con 162 kg a secco (i dati relativi alla potenza non trapelarono mai) la Supersport si apprestava così a divenire la nuova regina della categoria. Purtroppo il sogno di vederla sfrecciare sulle piste e sulle strade di tutti i giorni svanì… e di lei non si parlò mai più.

Stessa sorte della Gilera Supersport 600 toccò, due anni più tardi, nel 2004, ad un altro ambizioso progetto di casa nostra: la Laverda SFC 1000.

Nata dalla collaborazione con Aprilia (dal 2002 proprietaria di Laverda e Moto Guzzi), alla SFC 1000 spettava il difficile compito di riportare alla luce il prestigioso marchio di Breganze. Ma, per farlo, serviva un progetto del tutto nuovo, non una reinterpretazione in chiave moderna delle gloriose settemmezzo, bicilindriche che negli anni settanta dominavano le gare di endurance. Un progetto che doveva convincere e stupire, piuttosto che commuovere i nostalgici. La SFC 1000 era, infatti, una moto ricca di contenuti tecnologici e soluzioni esclusive.

Il propulsore era il bicilindrico a V di 60° alimentato ad iniezione elettronica che equipaggiava l’Aprilia RSV Mille e che, in questa configurazione, raggiungeva la ragguardevole potenza di oltre 140 cv.

E se il propulsore aveva tutte le carte in regola per farsi valere, la ciclistica andava anche oltre.

Il telaio era un traliccio in tubi d’acciaio al CrMo rinforzato con piastre laterali di alluminio fresate. Anche per le sospensioni e i freni non si era badato a spese. All’anteriore spiccava una professionale forcella upside-down pluriregolabile Ohlins con gli steli trattati al Tin, che lavorava abbinata ad un impianto frenante Brembo con pompa e pinze radiali. Come Ohlins era anche il monoammortizzatore posteriore disposto lateralmente, e che lavorava congiuntamente ad un vistoso forcellone in alluminio ricavato dal pieno. Altra “chicca” erano i cerchi Marchesini in lega d’alluminio forgiato.

Non era certamente dotata di quella personalità che aveva reso celebre la SFC 750, ma gli “ingredienti” per fare bene c’erano proprio tutti. Purtroppo le tristi vicissitudini finanziarie di Aprilia, (che la porteranno, in seguito, ad essere rilevata dal Gruppo Piaggio) ebbero il sopravvento. E così anche la SFC 1000 restò un sogno destinato a rimanere chiuso in un cassetto.


4 Comments

  1. Alberto Bicilindrico via Facebook

    2012/09/27 at 12:41 PM

    la gilera era davvero un gioiellino di moto….
    che peccato!

  2. Giovanni Dal Ponte via Facebook

    2012/09/27 at 12:50 PM

    è stato un peccato non aver prodotto 10anni fà la laverda, era una gran moto che avrebbe rilanciato il marchio.

  3. Capaccialessandro

    2012/09/27 at 3:00 PM

    Sono belle tutt’ ora !

  4. rosario

    2016/01/16 at 10:01 AM

    Emozionante vedere i due anelli sulla carena ancora oggi.

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