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TEST Yamaha TMAX 2015: mettiamo le cose in chiaro!

Alla sua quinta generazione, il maxi-scooter più famoso non cambia rotta: ancora più tecnologia ed altri dettagli da moto per il TMAX 2015






Un’antica questione: moto o scooter?

Da che è uscito sul mercato, ormai nel lontanissimo 2001, lo Yamaha TMAX ha subito diviso il pubblico degli appassionati in due categorie diametralmente opposte: chi lo ama e chi lo detesta. Perché mai? Be’, il fatto che la Yamaha abbia “osato” utilizzare il concetto, oltre alla parola, di “moto” per definire uno scooter, è suonato come un’imprecazione in chiesa, per tutti gli amanti delle due ruote con frizione e cambio.

A dire il vero, dopo quasi tre lustri, la querelle si potrebbe pure dir chiusa, affermando senza timore di smentita, che il TMAX è un maxi scooter e non una moto, adottando come parametro, oltre alla presenza/mancanza di frizione e cambio, quella adottata anche da siti come (uno tra tutti) wikipedia, che così sentenziano: “lo scooter, è un motoveicolo caratterizzato dal telaio centralmente aperto nella parte superiore e da una pedana inferiore che consentono al conduttore una posizione di guida dal busto eretto e con le gambe parallele. Proprio l’esistenza della pedana che richiama il monopattino, originò il termine scooter, derivato dal verbo inglese “to scoot” che significa “pattinare”. Solitamente dotati di ruote di diametro ridotto, presentano tutti il motore in posizione arretrata, sotto la seduta e solitamente nascosto da cofani laterali o da una carenatura integrata nella scocca, spesso solidale con il braccio oscillante della sospensione posteriore”.
Ebbene, nonostante ciò, in tantissimi continuano ancora a discutere su questa definizione, al punto che esistono siti di T-Maxisti e di anti-T-maxisti, pronti a scannarsi e deridersi reciprocamente, senza sosta e senza remore.
La colpa sembra essere tutta di Yamaha.

TMAX: nelle puntate precedenti.

La casa giapponese decise di creare uno scooter che potesse essere adatto agli spostamenti quotidiani, che fosse pratico e comodo, ma che, allo stesso tempo, attingesse a piene mani dalle elevate competenze in campo motociclistico che la casa di Iwata ha conseguito sui circuiti di tutto il mondo, in ogni tipo di competizione.
Le tre linee guida che hanno contribuito alla sua nascita sono quindi state: un design unico, un DNA da motocicletta e la facilità e piacevolezza di guida.
Abbiamo contato quattro generazioni di questo scooter che, sebbene abbia scandalizzato i motociclisti duri e puri, si è indubbiamente scavato una propria nicchia, nemmeno troppo ristretta, se andiamo a vedere i dati di vendita.
L’Italia, come spesso accade, è stata uno dei primi Paesi a “scegliere” questo mezzo, forse per la naturale propensione alla sportività che ci contraddistingue. Così, nel 2015, la Yamaha, anche grazie a noi, è arrivata a vendere oltre 220.000 esemplari di TMAX in Europa, di cui oltre 130.000 solo in Italia.
Come dicevamo, il motivo di tanto successo risiede nel fatto che non s’era mai visto prima alcun mezzo che disponesse di tante caratteristiche tipiche del mondo delle moto. Inizialmente, colpì il fatto che ci fosse una trasmissione a catena ed una forcella ben in vista, nella seconda generazione arrivò il doppio disco anteriore e la forcella passò a 41 mm, mentre la ruota posteriore era da 160mm, “tutto” proprio come nelle moto. Nella terza, poi, arrivò il telaio in alluminio e la forcella passò a steli da 43 mm.

Nel 2012, con la quarta generazione, il motore superò i consueti 499 cc e si attestò sui 530 cc, inoltre sparì la catena per lasciare posto alla cinghia, soluzione di trasmissione meno comune nel mondo motociclistico, ma comunque segno di una raffinata capacità progettuale da parte dei giapponesi.
Dal punto di vista dei clienti, poi, fin da subito, in Italia (ma anche all’estero), il maxi-scooter della Yamaha è stato preferito da un pubblico di smaliziati amanti delle prestazioni e della velocità, anarchici parvenue,  che sfidavano le convenzioni motociclistiche.
Era il 2006 quando intervistai Biaggi e Lanzi ed altri campioni del motociclismo i quali, con mio grande stupore, mi dissero che al di fuori dei circuiti non guidavano mai una moto, che gli faceva venire troppa voglia di correre e cercare il limite, ma che affrontavano le scampagnate domenicali a bordo di un T-Max.
A parte loro, c’è da dire che il grande pubblico del T-Max s’è subito fatto la nomea di essere un po’ tamarro, per dirla alla milanese. Sarà per l’abbigliamento, per la postura in sella, per il fatto che chiamano “moto” il proprio scooter e che si fanno talvolta riconoscere per abitudini deprecabili come il telefonino infilato tra guancia e casco, ciò nonostante non hanno fatto che acuire la distanza tra motociclisti e scooteristi, proprio laddove Yamaha l’aveva ridotta nella tecnica.

TMAX 2015: cosa cambia fuori…

Arrivati al 2015, la Yamaha ha lanciato la sua quinta generazione del famoso scooter, andando a lavorare, a questo punto, sull’aumento del comfort, piuttosto che all’avvicinamento al concetto di moto, infischiandosene della non sempre buona nomea guadagnata dai tmaxisti, anzi, intelligentemente, giocandoci su.

La nuova versione, quindi, pur mantenendo inalterata la triplice idea costruttiva (Design, DNA da moto e piacere di guida) appare più rifinita e raffinata.
Si aggiunge, alle classiche colorazioni bianca e grigio scuro, anche un grigio più chiaro, denominato Moon Silver, mentre il prezzo si attesta sui 10.790 € f.c. per la versione normale e 11.290 € f.c. per quella con ABS.
Esteticamente, la prima cosa che spicca è la parte anteriore. Il musetto è ora ancora più verticale e “minaccioso”, con un nuovo deflettore subito al di sotto del cupolino ed altrettanto nuovi fari. Questi, più grandi, si avvalgono adesso della tecnologia a LED, non solo per le luci di posizione, ma anche per gli anabbaglianti, conferendo al mezzo un aspetto più moderno e sportivo, con tagli di luce fredda molto simili ai proiettori delle auto più prestigiose.
Nuovi anche gli specchietti, con steli più sottili e verticali, appositamente studiati per consentire passaggi senza problemi anche in mezzo al traffico, senza che vadano ad essere ostacolati dalla sempre maggior presenza di SUV nelle città.
Forse meno evidente il nuovo parafango anteriore, mentre salta subito alla vista, quando si sale in sella, la nuova conformazione del cruscotto.
Il display è stato ridisegnato, con una migliore disposizione di tutte le informazioni e due grossi quadranti circolari analogici che non sappiamo bene se siano di derivazione motociclistica o automobilistica.
Colpisce anche la sparizione del cassettino anteriore sinistro, eliminato per far posto ad una presa di corrente da 12 V, per poter alimentare il navigatore o lo smartphone.
Ma la vera novità, sedendosi in sella, è la mancanza del blocchetto d’accensione che ha lasciato il posto ad un multicomando circolare attraverso il quale è possibile spegnere il motore ed azionare l’apertura del vano sottosella.

Ma se non c’è più il blocchetto, come si accende il TMAX, come si mette il bloccosterzo?
Analogamente a molti autoveicoli di prestigio, ora il TMAX adotta una chiave elettronica Smartkey che funziona da transponder: in altre parole, la grossa chiave si tiene in tasca e, una volta nelle vicinanze del proprio scooter, trasmette dei segnali alla centralina che consentono quindi di accenderlo, spegnerlo ed inserire/disenserire il bloccasterzo semplicemente azionando dei pulsanti, eliminando, di fatto, l’azione di infilare la chiave nel quadro. Ovviamente, qualora si scaricassero le batterie del T-Max o della chiave, è possibile anche sbloccarlo e metterlo in modo in modo tradizionale, attraverso una speciale serratura nascosta alla vista.

… e cosa cambia “dentro”…

Per quanto riguarda la tecnica, invece, rimangono pressoché confermate le specifiche della quarta generazione, con un propulsore bicilindrico frontemarcia da 530 cc, capace di erogare 45,8 cavalli a 6.750 giri ed una coppia di 52,3 Nm a 5.250 giri.
Troviamo sempre la trasmissione finale a cinghia, il doppio disco anteriore da 267 mm, coadiuvato dall’ABS sull’omonima specifica versione, l’altezza della sella a 800 mm, la ruota posteriore da 160 e, insomma, tutte quelle caratteristiche che hanno definito tecnicamente il maxi scooter di Iwata. Due soli i cambiamenti tecnici, sempre in ottica di ispirazione motociclistica.
Il primo è l’adozione di una forcella più rigida che ha consentito di abbassarne il diametro, tornando dai 43 ai 41 mm, con un notevole miglioramento per quanto riguarda la riduzione dei pesi non sospesi.
L’altra grande novità risiede nelle pinze freno che, per la prima volta nel segmento degli scooter, sono di tipo ad attacco radiale a quattro pistoncini, proprio come le migliori moto sportive sul mercato.

La meraviglia, la pioggia ed il TMAX

Ma lasciamo da parte i tecnicismi ed i numeri, e affrontiamo piuttosto una cara, vecchia, prova su strada come si conviene ad un nuovo mezzo così atteso.
La Yamaha ha scelto Palermo come città di partenza per provare il maxi-scooter, un po’ perché sperava nella clemenza del meteo, un po’ perché forse il capoluogo siciliano rappresenta meglio di altri il terreno ideale per un mezzo così: traffico caotico ed entropico in città, strade tortuose e panorami mozzafiato appena si lascia il territorio metropolitano.
Purtroppo, la mattina del test, una grigia coperta di nubi si stende sulla testa di Santa Rosalia che domina la città e si preannuncia quindi un test bagnato.
Poco male!
Scelgo di provare la versione Sport, equipaggiata con scarico Akrapovic: se il TMAX è uno scooter da coatti, così dicono, ebbene mi adatterò e tirerò fuori il meglio di me in questo senso.
L’ampia seduta mi accoglie senza problemi e noto subito tanto spazio per le gambe, visto che io supero il metro e novanta e, a differenza di alcuni concorrenti, c’è almeno un palmo tra le mie rotule e la parte frontale dello scooter. Comunque, questo spazio rimarrà inutilizzato, dato che, da bravo tamarro, ho aperto le pedaline del passeggero ed adotto una postura da vero “maranza”.
Il suono è basso e grintoso, delicato con un filo di gas, diventa subito sboccato se si ruota pesantemente la manopola dell’acceleratore.

Colpisce lo scatto, la coppia erogata dal TMAX, e in pochi istanti si raggiungono velocità ragguardevoli… con l’unico neo dell’escursione tra zero e 2.000 giri, segmento in cui il motore sale meno velocemente di quanto m’aspettassi, per esplodere letteralmente raggiunta quota 2.000.
Al di sopra di questo regime, la risposta è sempre immediata, con riprese degne di nota, anche quando, ad alta velocità, si frena riducendo l’andatura, per poi tornare a spalancare il gas.
Nell’inerpicarmi verso il santuario di Santa Rosalia, a cui è impossibile non tributare un saluto per ammirare la città intera ai suoi piedi, lo trovo abbastanza reattivo nei cambi di direzione ed il baricentro basso consente di affrontare i tornanti con una certa facilità, nonostante la mole complessiva di 222 chili in ordine di marcia (che sarebbero stati 219 se non avessi avuto la versione con ABS).
Lasciata Palermo, il gruppo si dirige verso il trapanese, percorrendo la superstrada che passa anche per Capaci: qui posso verificare i miglioramenti nel comportamento delle sospensioni. Ricordo che nella versione del 2012 avevo riscontrato qualche oscillazione alle alte velocità, con sbacchettii al di sopra dei 140 km/h, mentre nella versione 2015, anche arrivando a fondo scala sul tachimetro, il comportamento aerodinamico e del comparto sospensioni è ottimo e mi ha consentito un assetto stabile e sicuro non solo ad altissima velocità, ma anche con le fastidiosissime raffiche di vento trasversale che, inizialmente, mi facevano un po‘ temere sbandate improvvise.
Una cosa che non ho gradito molto, invece, sono proprio i nuovi specchietti. Certo, la linea minimale e leggera è accattivante e nello stretto del traffico aiutano a svicolare tra le colonne di SUV, però la regolazione in movimento, costringe a protendersi eccessivamente in avanti e le persone meno alte potrebbero avere qualche problema a compiere quest’operazione mentre si è in marcia.
Tra una sosta e l’altra, quando sono dovuto correre ad indossare la tuta antipioggia o a rifocillarmi con una fetta di cassata al forno capace di spedirmi per direttissima nel terzo girone dell’inferno dantesco, ho avuto modo di verificare la praticità del vano sottosella che, seppure limitato dal serbatoio benzina nella parte frontale, consente anche a chi possiede un casco integrale XXL come me, di alloggiarlo nel vano assieme anche ad altri oggetti, cosa non del tutto scontata, come verificato tempo addietro sui principali avversari del TMAX.

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Conclusioni: pro & contro

Lo si può idolatrare o denigrare, amare od odiare, ma se andiamo a fare un’analisi obbiettiva del mezzo, che per giunta ha segnato la nascita di un sottosegmento, quello dei maxi-scooter sportivi, non si può non riconoscere che il TMAX stia seguendo una crescita coerente e premiata da numeri significativi. Questa quinta generazione, dopo aver sbaragliato nelle vendite, si concentra sulla crescita in termini di comfort, essendo le prestazioni già al livello massimo della categoria (come dimostrato dal fatto che nelle categorie sportive per maxi-scooter non monomarca, quasi monopolizza la griglia di partenza). Ora, indipendentemente se si scelga il pacchetto Sport (schermo protetivo, schienalino passeggero, pedane in alluminio, portatarga dedicato per 396 € in più al prezzo di vendita) o quello Touring (portapacchi, bauletto da 50 Lt in tinta,cuscino bauletto e borsa tunnel per 412 €), si ha una maggiore stabilità ed un comfort tale da ampliarne le occasioni d’utilizzo.
Il perfezionamento degli specchietti (che spesso vengono sostituiti con after market da manubrio), non troppo facili da azionare in movimento, e l’erogazione nei primissimi giri, saranno eventualmente occasione di perfezionamento al prossimo restyling, dal momento che il TMAX sembra godere di ferrea salute e la sua saga è ancora ben lungi dal terminarsi.
Quindi, se siete fra quelli che odiano i T-Maxisti, un ultimo consiglio spassionato: fateci pace, perché sono una famiglia in costante aumento e, che vi piaccia o meno, hanno un certo peso sul mercato.

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